Sea Watch, respinto il ricorso dei migranti alla Corte europea dei diritti umani

Respinto il ricorso per far sbarcare in Italia i 43 migranti a bordo della nave da 13 giorni. Salvini su twitter: "#portichiusi ai trafficanti di esseri umani". Ma il caso non è chiuso: il Garante dei detenuti ha presentato oggi un esposto alla Procura della Repubblica di Roma: "Le persone e loro vite non possono mai divenire strumento di pressione"

È stato respinto il ricorso presentato da alcuni migranti a bordo della Sea Watch alla Corte europea dei diritti umani, per chiedere un intervento e ottenere l'autorizzazione allo sbarco in Italia. 

I giudici non hanno riscontrato "né motivi di gravità né di urgenza eccezionali che giustifichino l'applicazione di misure provvisorie" come richiesto dai ricorrenti per lo sbarco immediato dei migranti a bordo della nave della ong da più di due settimane.

La Corte ha chiesto al Governo di continuare a fornire l'assistenza necessaria alle persone a bordo di Sea Watch 3. Come spiega la risoluzione dei giudici di Strasburgo "provvedimenti provvisori sarebbero adottati in via eccezionale solo se i richiedenti fossero esposti a reale rischio di danni irreparabili". Pertanto la Corte ha deciso di "non applicare la misura provvisoria dello sbarco in Italia di persone sulla nave Sea Watch 3".

Decisione corte europea diritti umani sea watch (Pdf)

"La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha respinto il ricorso della #SeaWatch. Anche da Strasburgo si conferma la scelta di ordine, buon senso, legalità e giustizia dell’Italia: #portichiusi ai trafficanti di esseri umani e ai loro complici" scrive il ministro dell'interno Matteo Salvini su twitter.

Migranti, esposto del Garante dei detenuti

Tuttavia il caso Sea Watch potrebbe non essere finito qua: il Garante nazionale dei detenuti ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per richiedere "una verifica su eventuali aspetti penalmente rilevanti nell'attuale blocco della Sea Watch 3". L'autorità garante giustifica il proprio intervento perché "è suo dovere agire per fare cessare eventuali violazioni della libertà personale, incompatibili con i diritti garantiti dalla nostra Costituzione e che potrebbero fare incorrere l'Italia in sanzioni in sede internazionale".

"le persone e loro vite non possono mai divenire strumento di pressione in trattative e confronti tra Stati. La situazione in essere richiede la necessità di verificare se lo Stato italiano, attraverso le sue autorità competenti, stia integrando una violazione dei diritti delle persone trattenute a bordo della nave".

Onu salva 400 migranti nel Sahara

La decisione della CEDU arriva nel giorni in cui l'Organizzazione internazionale per le migrazioni ha dichiarato di aver salvato oltre 400 migranti abbandonati alla loro sorte nel deserto del Sahara. Secondo un comunicato dell'agenzia dell'Onu, tra le persone soccorse, in tutto 406 provenienti in maggioranza da Guinea, Costa d'Avorio e Mali, vi sono sette donne e quattro bambini. "Camminavano da ore sotto il sole nel mezzo del deserto senza acqua e senza avere alcuna idea di dove dirigersi".

In media dal 2016 ad oggi sono stati soccorsi 1200 migranti al mese nella regione del Sahara.

Libia, il Pd vuole sospendere gli accordi stipulati dal Pd

Intanto approda in Parlamento una risoluzione presentata alla Camera da esponenti di Sinistra italiana, Pd, Leu e +Europa che chiede la sospensione di "tutti gli accordi firmati con la Libia in materia di controllo dei flussi migratori". La risoluzione dopo che il governo ha deciso di prorogare la Missione di supporto alla Guardia costiera libica incrementando il finanziamento.

"L'Italia non può quindi contribuire a contrastare la cosiddetta immigrazione illegale di migranti in transito contribuendo a respingerli verso Paesi in stato di guerra come la Libia, che non ha mai neanche ratificato la Convenzione di Ginevra del 1951 sulla protezione dei rifugiati" si legge nell'atto parlamentare firmato dai deputati Erasmo Palazzotto, Nicola Fratoianni, Laura Boldrini, Matteo Orfini, Gennaro Migliore, Vincenza Bruno Bossio, Roberto Speranza e Riccardo Magi.

"Il nostro governo, supportando e finanziando il sistema d'intercettazione e di controllo della Guardia costiera libica - sottolineano tra l'altro gli autori del documento - si renderebbe corresponsabile delle violenze, delle torture e delle sistematiche violazioni dei diritti che i migranti subiscono durante la loro permanenza nei centri di detenzione, in cui vengono rimandati una volta intercettati e ricondotti in Libia. Come emerso nel rapporto del Consiglio di Sicurezza dell'Onu vi è inoltre un alto rischio di infiltrazione e di legami tra il personale della Guardia costiera libica e le milizie che spesso gestiscono anche il traffico di esseri umani".

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