Sea Watch, "porti aperti" ma solo per le famiglie: aperta un'inchiesta

Il ministero dell'interno ha autorizzato il trasbordo su una motovedetta della guardia costiera di sette bambini con i relativi genitori e di un uomo con gravi problemi di salute

Autorizzato lo sbarco dalla nave Sea Watch 3 di sette bambini con i relativi genitori presenti a bordo (sette madri e tre padri) e di un uomo con gravi problemi di salute. Lo fanno sapere fonti del Viminale mentre la Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo sulla nave Sea watch. Attualmente l'inchiesta è contro ignoti per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina..

Sea Watch Italy aveva comunicato che "le autorità italiane ci hanno dato la disponibilità a fare sbarcare le famiglie presenti a bordo: bambini, madri, padri e una donna ferita. Il trasbordo sulla motovedetta della guardia costiera è in corso". 

"Hanno il diritto ad un rifugio sicuro: se l'Italia non è disposta a farlo, l'UE deve trovare una soluzione"

I migranti sono stati sbarcati al porto di Agrigento.

Proprio oggi Save the Children aveva chiesto alle autorità italiane ed europee di garantire lo sbarco immediato in un porto sicuro dei 65 migranti a bordo della nave Sea Watch 3. "Come già dichiarato in passato, la priorità deve essere la sicurezza delle persone a bordo già fortemente provate dal viaggio lungo e pericoloso sostenuto, e in particolare quella dei minori, i più vulnerabili in queste situazioni".

In Sicilia anche don Luigi Ciotti, presidente di Libera, che ha già incontrato l'equipaggio "Mare Jonio" di Mediterranea Saving Humans.

"Il male - ha detto secondo quanto riporta l'Agrigento Notizie - ha tre grandi complici: il silenzio, l'indifferenza, l'inerzia e bisogna aggiungere anche la viltà e la mancanza di coraggio. Tante tragedie della storia, ad esempio l'olocausto, sono avvenute anche grazie al concorso di queste forme di complicità morale e materiale".

La posizione della Sea Watch

Diecimila dollari per raggiungere l'Europa

Intanto oggi sono stati arrestati in Bangladesh alcuni sospetti membri di un gruppo di trafficanti di esseri umani: sono accusati di un naufragio avvenuto nel Mar Mediterraneo avvenuto il 10 maggio scorso a circa 40 miglia dalla città di Sfax, in Tunisia e costato la vita a circa 70 persone, di cui almeno 39 di origine bengalesi. Quasi 150 migranti, tra cui i bengalesi e egiziani, avevano riferito di essere salpati dalla Libia per l'Italia su due barconi il giorno prima in direzione dell'Europa.

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Il gruppo proponeva il viaggio promettendo una vita migliore in Europa in cambio di un enorme quantità di denaro: ognuna delle persone in cerca di lavoro all'estero doveva pagare una cifra che andava da 800.000 a un milione di taka (quasi 9.500 a 11.800 dollari) per organizzare il viaggio dalla Libia.

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