"Da cimitero a ecatombe": ecco cosa è diventato il Mediterraneo

Dopo la morte di oltre 800 migranti a largo delle coste libiche, vanno avanti le operazioni di soccorso. Ma la domanda, dopo l'ennesima tragedia in mare, rimane la stessa: che fare? Ne parliamo con Sami dell'Unhcr e Noury di Amnesty International

"Siamo di fronte a un'ecatombe", ci dice al telefono Carlotta Sami, portavoce dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr). Questa volta si parla di più di 800 persone morte in mare, appena avevano cominciato la traversata. La Guardia Costiera, da quando il barcone si è ribaltato, non ha smesso un attimo di portare avanti le operazioni di salvataggio e di recupero di chi, si spera, sia ancora vivo. 

Ciò che indigna è che "la più grande tragedia in mare" è stata annunciata: "In qualche modo non si può dire che non si poteva immaginare quello che è accaduto. Avevamo messo tutti in allerta: terminata Mare Nostrum avremmo pianto molti più morti di prima. Non c'è oggi un'operazione equivalente. A quattro mesi dall'inizio dell'anno i morti sono oltre mille e seicento, più della metà dei morti dello scorso anno" continua Sami. Lei, insieme a coloro che costituiscono i presidi dell'Unhcr, si trova in Sicilia, in attesa dei superstiti di quel barcone.

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"Il mare più mortale: quest'anno mille e seicento rifugiati e migranti hanno perso le loro vite provando ad attraversare il Mediterraneo"
Fonte: Unhcr

Nonostante le polemiche, sembra proprio che né la chiusura di Mare Nostrum né l'avvio di Triton abbiano scoraggiare le partenze: "Sin dall'inizio Triton non aveva come obiettivo quello di salvare i naufraghi. Non c'è in questo momento un'operazione che abbia questo compito, come Mare Nostrum aveva fatto in passato" spiega Sami. "Mare Nostrum aveva creato un modello: navi grandi con presidi sanitari a bordo in grado di salvare vite umane e lotta alla criminalità di chi sfrutta la tratta. Ma durante il semestre di presidenza europeo l'Italia non ha avuto la forza di diffondere e rafforzare quest'operazione" dice Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International.

Mare Nostrum era nata dopo la tragedia del 3 ottobre 2013 ma la tragedia di domenica 19 aprile contra più del doppio delle vittime: "Ci vogliono delle azioni concrete e senza nascondere il fatto che far morire le persone non impedirà che altre ne partano - continua Sami - Bisogna fare di tutto per fare arrivare legalmente i rifugiati in Europa e mantenere un'operazione di soccorso in mare".

VIDEO: LE RICERCHE DEI CORPI IN MARE

Il 3 ottobre 2014 Matteo Renzi aveva assicurato che Mare Nostrum non avrebbe chiuso senza un'operazione che la sostituisse con lo stesso obiettivo. L'operazione però è stata chiusa poco meno di un mese dopo: "Triton avrebbe scoraggiato le partenze dalle coste e Mare Nostrum costava troppo: non solo le partenze sono aumentate, ma aumenteranno con l'estate. Non si può inoltre applicare il principio di 'spending review' ai diritti umani, altrimenti continueremo ad andare incontro a queste tragedie" conclude Noury.

D'accordo anche il terzo settore, che ha lanciato un grido unanime, dopo l'ennesima tragedia nel Mediterraneo, la più grande: Caritas, Acli, Arci, Migrantes, Croce Rossa. Tutti convinti della stessa cosa: l'Europa di fronte a tutto questo non può state a guardare. "Ci indigna che si alzi la voce solo quando il numero di chi non sopravvive raggiunge livelli ‘eclatanti’ - afferma Pietro Barbieri, portavoce del Forum terzo settore - Quasi ogni giorno c’è qualche migrante che perde la vita in mare. Vite umane che devono essere tutelate. Non si può più gridare solamente la propria rabbia. Non si devono voltare le spalle. Servono fatti concreti. L’Europa, anche se non da sola, deve puntare i riflettori sul tema dell’immigrazione, sulle sue cause, sul fenomeno della tratta degli esseri umani". 

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