Spop, in Sardegna il campus contro lo spopolamento: "È un tema che riguarda tutti"

Migliaia di comuni dell'Italia "interna" rischiano di scomparire nei prossimi decenni. Dal 5 al 9 Settembre 2017 appuntamento importante in Sardegna. Today.it ha intervistato il collettivo Sardarch: "Vogliamo uscire dalle realtà accademiche e istituzionali, per creare una consapevolezza diffusa del fenomeno e coinvolgere la società civile"

Uno dei lavori dell'artista e fotografo Gianluca Vassallo sullo spopolamento in Sardegna

Nuove energie, nuove idee, nuove pratiche. Dal 5 al 9 Settembre 2017 in Sardegna, presso il Novenario di San Basilio nel Comune di Nughedu Santa Vittoria, si svolgerà “Spop - Campus Lago Omodeo” un workshop di discussione e progettualità sul tema dello spopolamento.

Sardegna e spopolamento

La Sardegna ha il record nazionale di culle vuote, il tasso di fertilità è il più basso in Italia: appena 1,07 figli per donna. Numeri alla mano nei 24mila kmq di Sardegna c'è la più bassa densità abitativa in Europa: secondo uno studio del "Sardinia socio-economic obervatory" entro il 2080 sull'isola ci sarà solo un milione di residenti, un calo demografico molto marcato, del 34 per cento. 

Il collettivo di architettura Sardarch (Francesco Cocco, Nicolò Fenu e Matteo Lecis Cocco-Ortu) è nato nel 2008 con l’obiettivo di essere un polo di discussione intorno all’urbanistica e alle trasformazioni sociali della Sardegna. Promuove una discussione concreta sul tema a partire dai contributi di architetti, sociologi, antropologi, storici e artisti: un’istantanea della Sardegna contemporanea a partire dall’analisi di 31 comuni con meno di 1000 abitanti "a tempo determinato", che si prevede scompariranno entro 60 anni. 

Abbiamo intervistato il collettivo Sardarch.

Quali sono le aspettative che avete per questo evento?

Il campus vuole essere il proseguo naturale del percorso iniziato con la ricerca “SPOP. Istantanea dello spopolamento in Sardegna” ed è rivolto a 20 studenti universitari, neo-laureati, ricercatori e giovani professionisti. La risposta che abbiamo avuto in termini di iscrizioni è stata molto positiva anche da parte dei giovani del territorio, segno che c’è una grande volontà e necessità da parte di molte persone sul territori di attivarsi e confrontarsi su questo tema in maniera innovativa.  La filosofia di base dei laboratori sarà quella della co-produzione e e co-design dei servizi attraverso gruppi multidisciplinari composti provenienti da formazioni diverse (architettura, scienze politiche, economia, geografia, design, sociologia, ingegneria, progettazione europea).  

Il campus si apre ai territori, nel caso specifico a quelli attorno al lago Omodeo, e cerca attraverso le peculiarità e  potenzialità di questi luoghi di indagare 4 scenari di intervento: Cooperative di comunità e servizi per l’invecchiamento attivo; Riuso dei materiali e del patrimonio architettonico; Economia locale, agricoltura e slow food; Turismo morbido e accoglienza diffusa. I lavori saranno organizzati attraverso gruppi di lavoro la cui finalità sarà la creazione di proposte in grado di riattivare il tessuto economico e sociale del territorio intorno al lago Omodeo nelle due unioni dei comuni del Barigadu e del Guilcer, tracciando dei possibili scenari di intervento e creando dei modelli replicabili in altri territori con simile problematiche. Il campus sarà inoltre accompagnato da una serie di attività culturali che si avvalgono di collaborazioni con altre interessanti e consolidate realtà della Sardegna come i festival “Sulla terra leggeri” e  “Here I stay”.  Il 9 settembre, ultimo giorno del campus, sarà una giornata aperta a tutti dove ci saranno le presentazioni dei lavori, con tavoli tematici, reading e esibizioni musicali. 

Lo spopolamento sta diventando negli ultimi tempi sempre più un tema di discussione, tanto sul web quanto in incontri e conferenze in più località. Rispetto a pochi anni fa si assiste a un maggior interesse. Ma resta un argomenti di nicchia. Cosa deve accadere perché avvenga quel "cambio di passo" che faccia sì che il tema diventi davvero di primo piano nel dibattito pubblico?

La finalità del libro è sempre stata quella di  tracciare un nuovo percorso di confronto e dibattito, capace di uscire dalle realtà accademiche e istituzionali, per creare una consapevolezza diffusa del fenomeno e coinvolgere la società civile. Il titolo del libro SPOP viene proprio da una volontà forte di rendere POP un tema che interessava e coinvolgeva soltanto una cerchia ristretta di persone. Riteniamo che sia appunto questa la chiave di volta per far si che il tema diventi davvero il primo punto di discussione del dibattito pubblico e politico:  fare in modo che sia il tema di tutti e non solo dei comuni che sono in spopolamento.

Solo nel momento in cui il fenomeno verrà percepito come LA questione della Sardegna si avrà questo auspicato “cambio di passo”. Per arrivarci occorrono ovviamente sempre più dibattiti, attori che si coinvolgono e valorizzare tutti le attività, soggetti e storie che stanno facendo qualcosa a proposito. Si tratta di innescare una rivoluzione culturale che partendo dal basso coinvolga quelle parti politiche che ancora non hanno percepito la portata del fenomeno e agevoli chi a livello di programmazione territoriale, sta già facendo tanto per cercare di dare delle risposte adeguate. 

State partecipando e promuovendo anche altre iniziative che stimolano il processo di coinvolgimento della cittadinanza, come nella bassa Marmilla per il progetto sull'invecchiamento attivo a Villanovaforru. Quale può essere il ruolo attivo degli anziani nella lotta allo spopolamento?

L’invecchiamento della popolazione e il movimento della popolazione verso i centri urbani sono fenomeni che caratterizzano tutta il continente europeo. L’Italia e la Sardegna in particolare sono particolarmente interessati da questo grande cambio, con importanti percentuali in relazione allo scarso ricambio di popolazione in età attiva. Proprio per fronte a questo fenomeno l’Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce un cambio di paradigma attraverso il concetto di invecchiamento attivo che, per la parte che ci riguarda, significa l’inclusione e la partecipazione delle persone anziane in progetti che gli consentano di recuperare quel ruolo sociale che via via si è andato perdendo nella nostra società. 

Per noi l’invecchiamento attivo, sulla scia degli esempi più significativi che si stanno muovendo in Europa, è partecipazione, animazione sociale, servizi personalizzati e ragionare in termini di “silver economy” (economia d’argento). Il progetto che stiamo portando avanti a Villanovaforru è basato proprio su questo concetto. Il nostro obiettivo è fare in modo che l'incremento della popolazione anziana possa passare dall’essere considerato un problema ad una vera e propria risorsa per il territorio. 

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