Giornalista picchiato dagli agenti: "Necessari codici identificativi per forze di polizia"

Brutale e inspiegabile il pestaggio di Stefano Origone: "Ho pensato di morire, non mi vergogno di dirlo. Mai vista tanta rabbia in trent'anni di professione, sempre sulla strada"

Dopo il pestaggio di un giornalista a Genova, Amnesty International Italia torna a chiederlo con forza: "Necessari più che mai codici identificativi per le forze di polizia”.

I fatti. "Ieri a Genova, durante ore di tensione e violenza seguite alla decisione di autorizzare una manifestazione elettorale di Casa Pound, abbiamo assistito al brutale e inspiegabile pestaggio di un giornalista, Stefano Origone de "la Repubblica”, colpevole solo di fare il suo lavoro. Quel pestaggio è proseguito nonostante Origone si fosse dichiarato operatore dell’informazione ed è cessato solo quando un ispettore di polizia, grazie a un rapporto personale, lo ha riconosciuto", ha dichiarato Gianni Rufini, direttore di Amnesty International Italia.

"Apprezziamo la decisione del Questore di Genova che si è recato repentinamente a visitare Origone in ospedale per sincerarsi delle ferite riportate e porgere le scuse", ha proseguito Rufini.

E' un problema l'assenza di codici identificativi per agenti in servizio di ordine pubblico

"Tuttavia, di scuse ne occorrerebbero altre: verso quei manifestanti che, nelle ultime settimane, hanno subito le conseguenze della forza eccessiva e non necessaria impiegata dagli agenti di polizia in occasione di proteste nei confronti di altri comizi elettorali. Resta il problema, evidenziato ancora una volta ieri a Genova, dell’assenza di codici identificativi per gli operatori delle forze di polizia in servizio di ordine pubblico, che Amnesty International Italia continua a sollecitare alle istituzioni del nostro paese".

Casapound a Genova, giornalista picchiato dalla polizia durante scontri con antagonisti 

Stefano Origone: "Ho pensato di morire"

Il racconto di quanto avvenuto ieri in piazza Corvetto a Genova è francamente inquietante: "Ho pensato di morire, non mi vergogno di dirlo. Non smettavano più di picchiarmi - dice Origone su Repubblica - vedo ancora quegli anfibi neri, che mi passavano davanti al volto e, nella testa, mi rimbomba ancora il rumore sordo delle manganellate. Su tutto il mio corpo, che cercavo di proteggere, rannicchiato in posizione fetale, scaricavano una rabbia che non ho mai incontrato prima, che non avevo mai sentito così efferata in trent'anni di professione, sempre sulla strada".

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 A un certo punto è arrivato un poliziotto, Giampiero Bove, che conosco da molto tempo: si è buttato sul mio corpo, con il casco: "Fermatevi, fermatevi, cosa state facendo, è un giornalista, fermatevi", ha gridato. Mi ha salvato. Gli sarò per sempre grato.

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