Strage di Ustica, c'è la prima verità: "L'aereo colpito da un missile"

La Cassazione ha condannato lo Stato italiano a risarcire i familiari delle vittime del Dc9 Itavia a bordo del quale viaggiavano 81 persone. La motivazione: "Non aver garantito la sicurezza dei cieli".

Trentadue anni dopo, c'è la prima verità sulla strage di Ustica. L'esplosione del Dc9 Itavia che trasportava 81 persone da Bologna a Palermo avvenne a causa di un missile e non per una esplosione interna.

Per questo lo Stato deve risarcire i familiari delle vittime "per non aver garantito, con sufficienti controlli dei radar civili e militari, la sicurezza dei cieli". Lo sottolinea la Cassazione in sede civile nella prima sentenza definitiva di condanna al risarcimento.

Come detto, è questa la prima verità su Ustica dopo il niente di fatto dei processi penali.

LA STRAGE. Erano le ore 20:08 del 27 giugno 1980 quando il volo IH870 decollato da Bologna e diretto a Palermo parte con due ore di ritardo sull'orario previsto. Una volta partito, il volo si svolge regolarmente nei tempi e sulla rotta assegnata (lungo l'aerovia "Ambra 13") fino all'ultimo contatto radio tra velivolo e controllore procedurale di Roma Controllo, che avviene alle 20:59.

Ore 21:04. Contatto per l'autorizzazione di inizio discesa su Palermo, dove era previsto arrivasse alle 21:13, il volo IH870 non risponde. L'operatore di Roma reitera invano le chiamate; lo fa chiamare, sempre senza ottenere risposta, anche da due voli dell'Air Malta, KM153, che segue sulla stessa rotta, e KM758, oltre che dal radar militare di Marsala e dalla torre di controllo di Palermo. Passa senza notizie anche l'orario di arrivo a destinazione, previsto per le 21:13.

Ore 21:25. Il Comando del soccorso aereo di Martina Franca assume la direzione delle operazioni di ricerca, allerta il 15º Stormo a Ciampino, sede degli elicotteri Sikorsky HH-3F del soccorso aereo.

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Ore 21:55. Decolla il primo HH-3F e inizia a perlustrare l'area presunta dell'eventuale incidente. L'aereo è ormai disperso.
    
Nella notte numerosi elicotteri, aerei e navi partecipano alle ricerche nella zona. Solo alle prime luci dell'alba viene individuata da un elicottero del soccorso aereo, alcune decine di miglia a nord di Ustica, una chiazza oleosa. Poco dopo raggiunge la zona un Breguet Atlantic dell'aeronautica e vengono avvistati i primi detriti ed i primi cadaveri. È la conferma che il velivolo è precipitato; in quella zona del mar Tirreno la profondità supera i tremila metri.

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