In Italia 5 milioni di stranieri regolari: non c'è nessuna invasione islamica

Gli stranieri sono in prevalenza cristiani e i dati non giustificano l'atteggiamento contro l'Islam. Secondo l'Istat, tra 50 anni un terzo dei cittadini italiani sarà di origine straniera

Il numero dei migranti regolari in Italia è aumentato di appena 20.875 unità rispetto all'anno precedente. Eppure tra sbarchi, altri flussi in arrivo e cancellazioni anagrafiche, i movimenti migratori hanno interessato quasi 1 milione di persone. E' quanto rivela il Dossier Statistico Immigrazione 2017 elaborato Centro Studi Idos e Confronti. L’esiguo aumento netto di questa popolazione è stato anche determinato dal gran numero di acquisizioni della cittadinanza italiana. Tra il 2007 e il 2016 la popolazione straniera residente in Italia è aumentata di 2.023.317 persone. Secondo le previsioni demografiche dell'Istat, nel 2065 potrebbero essere 14,1 milioni i residenti stranieri e 7,6 milioni i cittadini italiani di origine straniera. Complessivamente più di un terzo della popolazione.

Nessuna invasione islamica

Colpisce la crescente consistenza del pluralismo religioso: la Moschea di Roma Monte Antenne è la più grande d’Europa, così come lo sono il Centro Culturale Ikeda per la Pace di Milano della comunità buddhista, inaugurato nel 2016, e il Tempio di Settebagni, alle porte di Roma, della comunità mormone (Chiesa di Gesù e dei Santi degli ultimi giorni). 

Dai primi anni del 2000 persiste la netta prevalenza dei cristiani (53,0%), tra i quali gli ortodossi sono i più numerosi, seguiti dai cattolici e dai protestanti (rispettivamente circa 1,5 milioni, quasi 1 milione e più di 250.000 tra protestanti e altre comunità cristiane). La rilevante incidenza dei musulmani, pari a un terzo dell’intera presenza straniera (1,6 milioni di persone), non giustifica il timore di un’invasione e l’atteggiamento contro l’islam. Discreta la presenza di fedeli di religioni orientali (tra gli altri, induisti 150.800 e 3,0% del totale, buddhisti 113.900 e 2,3%), senza contare i gruppi religiosi minori e gli atei. Nel 2016 si sono trasferiti all’estero, cancellandosi dalle anagrafi comunali, 42.553 cittadini stranieri e 114.512 italiani. In entrambi i casi si tratta di una sottostima dei movimenti reali.

Il lavoro degli stranieri vale l'8,8% del Pil

L’Istat ha cancellato d’ufficio (in quanto irreperibili) altri 122.719 stranieri, mentre, sulla base degli archivi dei paesi nei quali si sono indirizzati in prevalenza gli emigrati italiani (Germania e Regno Unito), il Dossier stima che, complessivamente, nel 2016 siano espatriati almeno 285.000 italiani.

Nel 2015 gli occupati stranieri hanno prodotto una ricchezza di 127 miliardi di euro, vale a dire l'8,8% del Pil, ed hanno dichiarato in media redditi di 11.752 euro annui a testa, pari a un totale di 27,3 miliardi di euro. Hanno inoltre versato Irpef per 3,2 miliardi, in media 2.265 euro a testa (gli italiani 5.178). Presentando il bilancio 2016, il presidente dell'Inps Tito Boeri ha sottolineato che senza immigrati il Paese nei prossimi 22 anni potrebbe risparmiare 35 miliardi di euro di prestazioni a loro destinate, ma così facendo rinuncerebbe a 73 miliardi di entrate contributive, con una perdita netta di 38 miliardi di euro. Anche perché i pensionati non comunitari nel 2016 sono stati 43.830 su un totale di 14.114.464. L'incidenza degli stranieri sul totale degli assegni di pensione in Italia è quindi di appena lo 0,3%.

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