Stupri di Rimini, le parole del pm: "Turpi e brutali atti di violenza"

E' quanto si legge nel decreto firmato dal procuratore per i minorenni Silvia Marzocchi. Due arrestati negano di aver partecipato alla violenza sessuale. Intanto la Regione Emilia Romagna ha deciso di costituirsi come parte civile

L'arresto di Guerlin Butungu (FOTO ANSA)

"Turpi, brutali e ripetuti atti di violenza": sono queste le parole utilizzate dal pm Silvia Marzocchi, procuratore per i minorenni di Bologna, nel decreto di fermo per i tre giovani stranieri accusati dei due stupri avvenuto sul litorale di Rimini. Gli interrogatori dei due fratelli marocchini e del 16enne nigeriano sono andati avanti fino alle due della scorsa notte. 

Intando due dei tre minori arrestati a Rimini hanno negato durante gli interrogatori di aver avuto rapporti sessuali con le vittime, ammettendo però di aver aiutato il resto del 'branco' tenendo ferma una delle vittime e durante il pestaggio del compagno.

L'arresto del capo branco

All'alba gli agenti della squadra Mobile di Rimini hanno arrestato Guerlin Butungu, il congolese di 20 anni considerato il capo banda del gruppo, ritenuto responsabile del doppio stupro avvenuto sulla riviera romagnola nella notte del 26 agosto scorso. Il congolese è stato bloccato alla stazione ferroviaria di Rimini, mentre tentava di scappare.

Il video dell'arresto

Stupro di Rimini, il video degli arresti

Con tutta probabilità la sua prima meta sarebbe stata Torino, poi aveva manifestato l'intenzione di andare in Francia, dove avrebbe avuto un rifugio sicuro.

Due marocchini convinti dal padre

Come racconta il Resto del Carlino, sarebbe stato i padre dei due fratelli marocchini a convicere i due minorenni a consegnarsi alle autorità: "Gli ho detto di andare subito dai carabinieri. Può capitare che uno rubi un telefonino, ma non che uno violenta una donna. Se hanno fatto una cosa del genere devono pagare". Nel tardo pomeriggio di ieri, i due marocchini di 15 e 17 anni, residenti a Vallefoglia, nel Pesarese, si sono presentati in caserma e hanno confessato: "Siamo stati noi".