Stupro Circumvesuviana, la straziante lettera della vittima e le ragioni della giustizia

Due dei tre presunti responsabili già liberi a poche settimane dai fatti: lo stupro di San Giorgio a Cremano diventa sempre più un caso. La 24enne scrive a chi non le crede: "Il mio corpo era diventato uno scarto"

La violenza sessuale a San Giorgio a Cremano (foto Ansa)

Diventa sempre più un caso la presunta violenza sessuale avvenuta all’interno del vano dell'ascensore della stazione Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, la sera del 6 marzo scorso. Nei giorni scorsi due dei tre presunti responsabili, un 18enne e un 19enne, sono stati scarcerati dal Tribunale del Riesame e rimessi in libertà. Inevitabili le polemiche con Di Maio che ha parlato di "vergogna" e l’Associazione Nazionale Magistrati che ha definito quelle del vicepremier "parole inaccettabili".

Ieri sera è stata la stessa vittima a tornare sulla vicenda. Una lettera straziante la sua per rispondere anche a chi dubita della sua versione dei fatti. "Bastano pochi minuti e ritorno col pensiero" a quei momenti, scrive la ragazza. "Erano attimi di incapacità a reagire di fronte alla brutalità e alla supremazia di tre corpi. Erano attimi in cui la mente sembrava come incapace di comprendere, erano attimi di totale perdizione dell'essere. E dopo che il corpo era diventato scarto e oggetto ho provato una sorta di distacco da esso. Il mio corpo, sede della mia anima, così sporco".

La lettera della 24enne violentata: "Fatico a riconoscere il mio corpo"

La ragazza racconta che in quei momenti le sembrava "di essere avvolta dalla nebbia mentre mi trascinavo su quella panchina dopo quelli che saranno stati 7 o 8 minuti. Mi sono seduta e non l'ho avvertito più. Ho cominciato ad odiarlo e poi a provare una profonda compassione per il mio essere. Compassione che ancora oggi mi accompagna, unita ad una sensazione di rabbia impotente, unita al rammarico, allo sdegno, allo sporco, al rifiuto e poi all'accettazione di un corpo che fatico a riconoscere perché calpestato nella sua purezza".

Il futuro, prosegue la 24enne nella sua lettera, "diviene una sorta di clessidra. Consumato il corpo e la mente dal tempo odierno ricerca una vita semplice. Mi piacerebbe - conclude - essere a capo di un'associazione che si occupa della prevenzione, della tutela e della salvaguardia delle donne, ragazze, bambine a rischio, perché donare se stessi e il proprio vissuto per gli altri è l'unico modo per accettarlo".

Lo stupro di San Giorgio a Cremano, la vicenda dall'inizio

I fatti sarebbero avvenuti intorno alle 18 in pieno orario di punta, in un'ascensore della stazione Circumvesuviana di Piazza Trento e Trieste. La ragazza era stata notata su una panchina da alcuni viaggiatori, che avevano allertato il personale della Ferrovia. "Piangeva e diceva al cellulare alla madre - hanno riferito testimoni oculari - che era stata violentata".

A quanto sembra la ragazza conosceva uno dei tre violentatori, inquadrati anche dalle telecamere di sorveglianza. La vittima avrebbe subito le violenze in preda al cosiddetto effetto "freezing", un fenomeno di difesa innescato dal cervello che rende incapace la vittima di reagire.

Come funziona la custodia cautelare

Il quadro probatorio è dunque molto pesante. Ma bastano i gravi indizi a carico dei tre a giustificare la custodia cautelare? Secondo il nostro ordinamento, gli indizi di colpevolezza rientrano fra gli elementi che dimostrano l’esistenza concreta delle condizioni necessarie per l’applicazione della misura cautelare, ma è necessario anche che sussistano specifiche esigenze cautelari, come ad esempio il pericolo di reiterazione del reato, il pericolo di fuga o il pericolo d’inquinamento delle prove. In sostanza la gravità dei reati non c'entra con la custodia cautelare dal momento che nel nostro ordinamento la pena detentiva va scontata solo dopo il processo. Ad ogni modo, per quanto riguarda lo stupro della Circumvesuviana le motivazioni del Riesame non sono ancora state depositate.

Lo scontro tra di Di Maio e l'Anm

Ciò non ha impedito a Luigi Di Maio di intervenire sulla vicenda con un post durissimo. "Non sta a me entrare nel merito della decisione presa - ha scritto il vicepremier, ma permettetemi di dire che è una vergogna che, a poche settimane dalla violenza, due di quei tre delinquenti siano già liberi di andarsene in giro a farsi i cavoli propri".

"L'impatto psicologico - ha aggiunto - deve essere stato devastante e chi dovrebbe pagare viene rimesso in libertà? Io una cosa del genere non posso accettarla. È evidente che c'è qualcosa che non va in questo Paese. Chi compie uno stupro, per quanto mi riguarda, deve passare il resto dei suoi giorni in carcere! Ognuno ha diritto di difendersi, lo prevede il nostro ordinamento giuridico, ma chi è accusato di violenza sessuale contro una donna deve poterlo fare dal carcere".

Parole a cui ha replicato duramente l'Anm: "Il post apparso alle ore 12.31 sul  profilo Facebook dell'onorevole Luigi Di Maio è inaccettabile oltre che intrinsecamente contraddittorio. Il ministro  usa la parola "vergogna" a fronte di una decisione la cui motivazione non è a lui nota, perchè non ancora depositata. Parla  di “presunti violentatori", implicitamente ammettendo che i fermati per lo stupro della Circumvesuviana possano essere non colpevoli; poi però esprime dei giudizi incomprensibilmente perentori e definitivi, come se quanto narrato dagli organi di stampa fosse l’unica e sola verità possibile e il processo fosse un inutile dispendio di energie".

L'avvocato della vittima: "Se i giudici non le credono allora la denuncino per calunnia"

Intervistato da NapoliToday, il legale della ragazza nell'esprimere tutto il suo rammarico ha lanciato una sorta di provocazione ai magistrati: "Devo leggere le motivazioni alla sentenza e in questo momento posso pensare tutto e il contrario di tutto - ha affermato Maurizio Capuozzo - ma onestamente non mi era mai capitato. "L'unica cosa che mi viene da pensare a questo punto è che i giudici non abbiano creduto alla ragazza. Allora va denunciata per calunnia. Siamo veramente amareggiati".

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