Uccise la moglie malata: condannato a sette anni di carcere

Aveva strangolato la compagna di 88 anni malata di Alzheimer. La vegliò per un'ora e poi decise di costituirsi. Il giudice ha deciso la condanna per Giancarlo Vergelli

Dovrà passare in carcere sette anni e otto mesi. Ha deciso così il giudice per le udienze preliminari di Firenze sul caso che riguarda Giancarlo Vergelli che a marzo del 2014 si era presentato al commissariato per costituirsi: "Ho ucciso mia moglie". Lui ha 83 anni e lei ne aveva 88: avevano passato tutta la vita, l'uno accanto all'altra. Poi lei si è ammalata e il morbo di Alzheimer iniziò a consumarla.

Vedere spegnere così lentamente la compagna di una vita ha fatto sì che Giancarlo avesse una reazione estrema: il 22 marzo ha strangolato la donna con una sciarpa, l'ha veglia per un'ora dopo la morte e poi è andato in commissariato per costituirsi. Si è consegnato alle forze dell'ordine ammettendo il gesto, spiegando che non era riuscito a sostenere l'improvviso peggioramento, fisico e mentale, della moglie.

Il processo è stato veloce anche perché è stato Vergelli stesso a chiedere il rito abbreviato. In carcere non ci andrà, è troppo anziano. Sconterà la sua pena agli arresti domiciliari, probabilmente a casa della figlia, a cui ha donato un appartamento come "risarcimento" per la perdita della madre.

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