Perché dovremmo guardare con più attenzione i timbri sulle uova: novità in vista

La timbratura oggi avviene nei centri di imballaggio dove giungono uova da siti produttivi differenti e con diverse tipologie di allevamento. Ma le cose stanno per cambiare. Ogni anno in Italia si producono più di dieci miliardi di uova: il tema non è quindi marginale

Foto: Ansa (repertorio)

L'obiettivo è sacrosanto: garantire più trasparenza e più tutela ai consumatori e alle stesse aziende produttrici. Ogni anno in Italia si producono più di dieci miliardi di uova. Secondo i calcoli fatti da Unaitalia (l’unione dei produttori di carne e uova) ciò significa che mangiamo all’incirca 142 uova all’anno, in tegame o sotto forma di frittate e di altri piatti preparati in casa, più altre 76 nascoste nei dolci o in altri prodotti pronti ( i dati sono del 2017). Mezzo secolo fa i consumi erano un terzo di quelli attuali, ed è anche per questo che il tema non è così marginale come potrebbe apparire. Unaitalia è stata "audita" ieri alla Camera dei deputati, in XIII Commissione Agricoltura. A parlare è stato Ruggero Moretti, presidente del Comitato Uova di Unaitalia, nonché neoeletto presidente di EEPA, European Egg Processors Association, insieme a Lara Sanfrancesco, Direttore generale di Unaitalia. Presto i consumatori potranno avere più informazioni, al momento dell'acquisto, per fare scelte consapevoli. 

Timbratura obbligatoria delle uova in allevamento

“Unaitalia accoglie con favore le risoluzioni della Commissione Agricoltura ed in particolare quelle a firma degli onorevoli Cassese e Gastaldi, in quanto la timbratura obbligatoria delle uova in allevamento rappresenta un elemento fondamentale per tutelare le produzioni nazionali, ma soprattutto per garantire che i consumatori possano avere informazioni chiare circa l’origine delle uova e le modalità di allevamento”, ha spiegato Moretti in Commissione Agricoltura. L’introduzione di questa misura, come evidenziato dallo stesso Ministro Centinaio, "garantirà un ulteriore miglioramento della tracciabilità e della trasparenza del prodotto e più attente garanzie al mercato e ai consumatori. La timbratura all’origine tutela infatti gli allevatori italiani dal rischio di commistioni con prodotti analoghi che potrebbero non avere tutte le necessarie garanzie in materia di sicurezza alimentare e sull’origine e veridicità delle informazioni stampigliate sul guscio”.

Qual è il problema? Oggi come oggi la timbratura delle uova da consumo avviene sempre nei centri di imballaggio dove possono confluire uova provenienti da siti produttivi differenti con diverse tipologie di allevamento. All’interno della Comunità europea non vi è poi l’obbligo di indicare sull’imballaggio l’origine delle uova, ed è attualmente ammessa una deroga alla marchiatura delle uova destinate alla lavorazione industriale, quando queste vengano consegnate direttamente dal sito di produzione all’industria alimentare. “Abbiamo ribadito la necessità di abolire questa deroga alla timbratura, per evitare che dai centri imballaggio possano essere erroneamente marchiate e messe in circolazione uova destinate invece alla catena industriale” ha spiegato Ruggero Moretti.

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Timbri sulle uova: la Regione Lombardia dice sì

La Regione Lombardia sostiene convintamente le risoluzioni della Commissione parlamentare Agricoltura mirate a garantire la timbratura d'origine obbligatoria delle uova. Lo sottolinea l'assessore regionale all'agricoltura, Fabio Rolfi, che spiega: "Avevo chiesto personalmente questo intervento già il 14 giugno a Roma con il sostegno unanime di tutte le Regioni e la sensibilità del governo e della commissione competente rappresenta una notizia positiva".

Una misura necessaria, garantisce l'assessore lombardo: "Attualmente la timbratura delle uova avviene nei siti di imballaggio, dove possono arrivare uova provenienti da stabilimenti produttivi diversi e con molteplici tipologie di allevamento. La timbratura obbligatoria in allevamento invece tutelerà sia i produttori che i consumatori, che potranno essere certi della provenienza del prodotto e scegliere consapevolmente quale consumare". Secondo Rolfi, il settore avicolo lombardo - 2.139 allevamenti con circa 31 milioni di capi che producono il 106% del fabbisogno nazionale con una forte vocazione all'export - rappresenta "un'eccellenza anche sotto il profilo della sicurezza alimentare", dato che "in Lombardia l'utilizzo di antibiotici è inferiore dell'80% rispetto alla media europea".

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