Sesso, il punto G esiste o no? Pareri a confronto sul mistero più “intimo”

La zona indicata come responsabile del piacere sessuale femminile è sempre stata oggetto di studio da parte degli esperti che si interrogano sull'effettiva esistenza

Sono quasi 50 gli anni in cui gli studiosi discutono sull’effettiva esistenza del cosiddetto punto G quale “pulsante” del piacere sessuale femminile. Mezzo secolo di storia e ancora la questione appare ferma nella zona grigia di dubbi e incertezze che rendono un mistero l’anatomia delle donne, alcune più inclini alla sensibilità scatenata durante il rapporto sessuale, altre meno predisposte per ragioni sempre al vaglio degli esperti.

Ma, alla fine, il punto G - che in tanti attribuiscono alla scoperta del ginecologo Ernest Gräfenberg nel 1950 - esiste o non esiste? Di seguito le differenti opinioni degli esperti che avvalorano l’assenza dell’unità di vedute sul tema più ‘intimo’ che c’è.

“Il punto G non esiste”

Secondo il parere di Emmanuele A. Jannini, docente di Endocrinologia e Sessuologia medica all’Università Tor Vergata di Roma e autore dei vari studi pubblicati sul Journal of Sexual Medicine, riportato dal sito Focus, “il punto G esiste, ma non è un punto e non si chiama G”. “In ogni donna esiste un’estesa e variabile area anatomica detta Cuv  - l'acronimo sta per complesso “clitoro-uretro-vaginale”  - che comprende il clitoride, l’uretra e la parete anteriore della vagina", speiga il medico. "Sono proprio queste zone, in comunicazione tra loro, che durante il rapporto sessuale reagiscono in modo più o meno intenso alla stimolazione - anche in relazione dello stato ormonale - , provocando quindi l’orgasmo femminile”.  La conclusione è l’occorrenza di sfatare uno dei tanti falsi miti sul sesso, ovvero sostenere che le donne che non raggiungono l'orgasmo non abbiano il punto G. 

“Il punto G esiste”

In un articolo pubblicato dal sito della Fondazione Veronesi, Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia dell’Ospedale San Raffaele Resnati di Milano, fornisce un’altra spiegazione: “Sì, il punto G esiste, ma solo nel 50% per cento delle donne. Perché non ce l’hanno tutte? Perché è il residuo embrionale della prostata maschile, posto sulla parete vaginale anteriore, circa 2-3 cm all’interno dell’entrata vaginale”.

“Come tutti i residui può essere minimo e non dare segno di sé o essere ben sviluppato tanto da procurare orgasmi molto intensi, accompagnati dall’emissione di una o due gocce di liquido”, prosegue la dottoressa: “Se analizzato chimicamente, si rivela identico al secreto prostatico, perché contiene tra l’altro il PSA (antigene prostatico specifico) e può essere visualizzato, anche con l’ecografia trans vaginale”.

“L’idea di punto G è soggettiva”

Sul sito Medicinaonline un’ulteriore spiegazione sul punto G, oggetto del più grande studio sul tema, pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, su 1800 donne gemelle che “dimostra abbastanza definitivamente che l’idea di un punto G è soggettiva”. La conclusione è stata poi obiettata da un gruppo di medici francesi che, smentendo lo studio inglese, ha fatto riferimento a tre idee false sul punto G.

Pensare che stia nello stesso posto in tutte le donne, che abbia la dimensione fissa di una moneta da 50 centesimi di euro, che la sua stimolazione provochi sempre un orgasmo è sbagliato, secondo il dottor Sylvain Mimoun, convinto che il punto G sia “una zona erogena particolare che esiste in alcune donne”.

La disputa sull’esistenza del punto G, dunque, continua, tra teorie e ricerche che, per quanto bene argomentate, continuano a lasciare irrisolta la tanto studiata ambiguità.

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