Sterilizzazione forzata: così le donne muoiono in India

Otto donne sono morte nell'India centrale e oltre 60 sono state ricoverate in ospedale, nell'ambito di un programma pubblico di sterilizzazione di massa che vuole tenere sotto controllo le nascite e l'aumento della popolazione

Morire di 'sterilizzazione forzata', nel 2014, si può: è ancora drammaticamente possibile. È accaduto in India, dove otto donne sono morte e decine di loro si trovano in ospedale dopo aver subito un intervento chirurgico che si inserisce nel programma di privazione della capacità di concepire messo in atto dalla politica di governo dello stato di Chhattisgarh - un villaggio a un centinaio di chilometri dalla capitale Raipur - per impedire il moltiplicarsi della popolazione.

"Da lunedì sono morte otto donne e 64 si trovano in vari ospedali" ha detto Sonmani Borah, funzionario di governo del villaggio dell'India centrale che è stato il lugubre teatro dell'operazione di circa 80 donne: "Le segnalazioni di cali di pressione, vomito e altri sintomi si sono moltiplicate lunedì tra le donne operate nell'ambito di una campagna di pianificazione familiare" ha precisato il portavoce e le immagini televisive hanno documetato quanto reso noto: un orrore di donne caricate in barella e trasportate in ospedale sotto gli occhi preoccupati dei parenti.

Secondo il quotidiano Indian Express, le donne sono state tutte operate in cinque ore da un chirurgo e e dal suo assistente e "non c'è stata negligenza, è un medico esperto, ma indagheremo" ha chiarito il responsabile sanitario del distretto di Bilaspur, R.K. Change, per giustificare l'accaduto che risuona come un'assurdità alle orecchie dell'opinione pubblica mondiale per la quale il controllo delle nascite avviene nell'ambito di un'autonomia che lascia le donne libere di decidere senza mettere a rischio la vita.

L'India conta circa 1,25 miliardi di abitanti e nel giro di una ventina d'anni potrebbe diventare il Paese più popoloso del mondo: è per questo che le operazioni di sterilizzazione vengono organizzate regolarmente nei vari stati, per interrompere l'aumento delle nascite, delle bocche da sfamare che accettano si subire la pratica in cambio di automobili, elettrodomestici e altri beni di consumo.

Mentre incentivi in denaro sono offerti alle coppie che rimangono senza figli, la necessità di raggiungere determinati obiettivi numerici ha reso necessario porre in essere simili "programmi coercitivi per diversi decenni", si legge in un rapporto sui Diritti Umani del 2012, e anche un 'indagine sulla salute promossa in India nel 2005 e 2006 ha calcolato che circa il 37 per cento delle donne sposate è stato sterilizzato, al contrario degli uomini, di cui solo l'1 per cento ha subito una vasectomia, cioè un'operazione di contraccezione che blocca la produzione degli spermatozoi.

Nonostante la pratica sia stata riconosciuta come un crimine contro l'umanità dalla relazione dallo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, molti - troppi - sono i paesi in cui viene ancora posta in atto e quest'ultimo tragico episodio è la riprova di come siano sempre le donne ad essere considerate l'anello debole di una catena che lega la civiltà ai difetti anacronistici di una cultura illogica e pure pericolosa.

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