Coronavirus e fecondazione assistita, la raccomandazione: "Stop alle cure non urgenti"

L'indicazione che non vale come dispositivo vincolante è spiegata nel documento congiunto del Centro nazionale trapianti e del Registro Pma (Procrazione medicalmente assistita) dell'Istituto superiore di sanità

foto archivio

Anche l'attività di fecondazione assistita va ristretta per contenere la trasmissione del Covid19 in Italia: a raccomandarlo è un documento congiunto del Centro nazionale trapianti e del Registro Pma (Procrazione medicalmente assistita) dell'Istituto superiore di sanità con cui si chiede di sospendere tutti i trattamenti non urgenti, pur sottolineando che tali misure sono da intendersi come raccomandazioni tecniche e non come disposizioni vincolanti, che spettano alle Regioni.

La sospensione delle attività - riporta una nota - riguarda sia la donazione di gameti che i trattamenti di Pma in generale (con o senza donazione di cellule riproduttive): l'interruzione, in via precauzionale, è da applicarsi alle coppie che non abbiano già iniziato il protocollo di stimolazione farmacologica o che non sono considerate casi urgenti, per via dell’età o di particolari condizioni cliniche.

Il Cnt e il Registro Pma invitano i centri a mantenere invece attive le procedure di crioconservazione dei gameti volte a preservare la fertilità dei pazienti oncologici e di tutti quelli che sono sottoposti ad altre terapie considerate tossiche per l’apparato riproduttivo. Le raccomandazioni raccolgono quanto espresso anche dalle società scientifiche di settore.

Coronavirus e fecondazione assistita: le raccomandazioni

Le raccomandazioni della Sifes-Mr e della Fondazione Pma Italia, ad esempio, evidenziano che "l'aumento esponenziale dei casi di positività al Covid-19, nonostante le cautele derivate dalla applicazione dei recenti decreti del presidente del Consiglio, accresce il rischio di contaminazione dei pazienti infertili e del personale dei centri di medicina della riproduzione nelle prossime settimane. Mentre vi sono dati preliminari sui rischi in donne Covid-19 positive in gravidanze avanzate (terzo trimestre) non si conosce nulla sull’effetto del virus in questione sulle gravidanze iniziali sia per la madre che per il nascituro né si conoscono gli eventuali effetti delle cure relative sul prodotto del concepimento".

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"Per questi motivi - affermano le società scientifiche - attendere l’avvento del picco delle infezioni (e la successiva possibile immunizzazione) prima di intraprendere cicli di Procreazione medicalmente assistita non differibili o perché urgenti e portare a rapida conclusione i cicli in corso, pare un approccio corretto e appropriato. Ridurre inoltre i rischi della necessità di utilizzare posti letto ospedalieri, sale chirurgiche o terapie intensive legati a eventuali complicanze derivate dall’esecuzione di programmi di concepimenti assistiti risulta oggi un atto dovuto nei confronti della popolazione e dei colleghi che stanno combattendo una lotta al limite delle risorse umane ed economiche. L’impatto psicologico e morale sulla popolazione e sugli operatori di un letto di terapia intensiva occupato da una giovane paziente in cui la gravidanza è stata indotta grazie a programmi di concepimento assistito è negativo al punto di consigliare di eseguire solo i trattamenti urgenti e indifferibili, rimandando la ricerca della gravidanza anche utilizzando in maniera estensiva le tecniche di crioconservazione di gameti ed embrioni".

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