Ema Stockholma, abusi e violenze da parte di sua madre: "Per me è sempre stata un mostro"

Nel libro 'Per il mio bene' il racconto di quei terribili anni pieni di botte in casa

Ema Stockholma

Un libro per spazzare via il tabù della violenza sui minori e aprire gli occhi della gente. Per questo motivo Ema Stockholma ha deciso di scrivere 'Per il mio bene', dove ha raccontato anni di abusi e violenze subiti in casa da parte di sua madre.

La speaker ne ha parlato ai microfoni di Rai Radio2, ospite dei Lunatici - format condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio - dopo anni di silenzio: "Non ne ho parlato per 36 anni. Poi ho sentito un caso di cronaca, di un bambino a Napoli morto in casa, ucciso dalle botte. Tutti si sono indignati, giustamente, però sono cose che succedono più spesso di quanto si pensi. E siamo tutti complici di certe cose. Perché quando un bambino muore in casa, non è la prima volta che le prende. Bisogna sbirciare tra le tende dei nostri vicini. Bisogna capire di più cosa succede ai nostri bambini. Io avevo bisogno di essere aiutata. Mia madre, a sua volta, aveva bisogno di aiuto".

Il suo libro sta aiutando tantissime persone che hanno vissuto o stanno vivendo lo stesso dramma: "Mi hanno scritto centinaia di persone, sono moltissime le situazioni simili. E' spaventosa questa cosa. Spesso ci si vergogna di parlarne. Se vedi una che lavora in Radio, che hai visto a Sanremo, che ne parla, forse capisci che non c'è niente di cui doversi vergognare. Mi hanno scritto anche molti genitori che leggendo il mio libro hanno capito che devono affrontare il loro lato oscuro".

Ema Stockholma: "A 15 anni sono scappata per istinto di sopravvivenza"

Una casa come una prigione piena di violenza, ha raccontato ancora la speaker: "Quando ho iniziato a pensare che mia madre fosse un mostro? Non lo ricordo. L'ho pensato da sempre. E' come se fossi nata con questa consapevolezza. Ricordo benissimo quando invece a quindici anni ho promesso a me stessa che quella sarebbe stata l'ultima volta in cui avrei preso le botte. Ho preso e son partita. Avevo 15 anni. Sono scappata. Me ne sono andata. Istinto di sopravvivenza". L'unico rimpianto, quello di aver lasciato solo suo fratello, a cui oggi è molto legata: "Mia madre mi diceva delle cose talmente assurda che io anche se ero piccola e avevo quattro o cinque anni sapevo che non avevo fatto niente. Sapevo che il problema ce l'aveva lei. Verso mia madre non ho mai avuto sensi di colpa. Verso mio fratello sì. Quando sono andata via di casa l'ho lasciato lì. Mi sono sentita in colpa per averlo abbandonato. Ci ho dovuto lavorare molto. Oggi siamo legatissimi".

Nessun perdono per sua madre, ma empatia: "Io non sono cattolica, quindi per me il perdono non è una cosa obbligatoria. La comprensione e l'empatia per me sono obbligatorie. Provo empatia verso questa persona che mi ha fatto del male che però a sua volta ha sofferto. Io non ho ricevuto nessun aiuto ma neanche lei. Non la perdono perché alcune cose me le ricorderò per sempre. Non dobbiamo per forza fare i finti buonisti. I sentimenti negativi sono comunque sentimenti importanti. Però bisogna provare empatia. Sempre mettersi nei panni dell'altra persona". 

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Ema Stockholma e l'amicizia con Andrea Delogu

Ema Stockholma e Andrea Delogu sono inseparabili, anche se molto diverse. Per Ema, Andrea è fondamentale e insostituibile: "Siamo amiche davvero. Non abbiamo mai litigato anche se siamo diverse su tutto. Gusti, musica, modi di vivere. Lei è il giorno, io sono la notte. Lei alle 23 anche se è a cena si spegne, si addormenta sul tavolo. Siamo l'opposto su tutto, ma Andrea è una delle poche persone che questa storia che ho raccontato nel libro l'ha veramente ascoltata e capita. E' una donna coraggiosa e poi è divertente. Fa ridere tanto, credo sia unica. Non conosco qualcuno come lei".

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