Utero in affitto, 'consegne sospese' per covid: il dramma dei neonati senza mamma e papà

In un hotel di Kiev, in Ucraina, 46 neonati in attesa dei genitori committenti che non possono andare a prenderli a causa delle frontiere chiuse. Ma è solo la punta dell'iceberg

La nursery allestita nell'Hotel Venezia di Kiev

39.900 Euro il 'pacchetto standard', 64.900 quello 'Vip'. E' il listino prezzi di Biotexcom, agenzia ucraina di maternità surrogata, in questi giorni al centro di una vicenda intricata, quanto sconcertante, che scoperchia un vaso colmo di contraddizioni e diritti umani calpestati. La pratica dell'utero in affitto, considerata reato in Italia, è legale in 18 Paesi, tra cui appunto l'Ucraina che con le frontiere chiuse per l'emergenza coronavirus si trova tra le mani una patata bollente che scotta l'osceno mercato di neonati. 

Le immagini che arrivano da Kiev, pubblicate sul sito della Biotexcom, mostrano una nursery allestita nell'Hotel Venezia che ospita 46 bambini nati da madre surrogata, in attesa dei genitori committenti (con il parto scade il contratto della mamma biologica) che non possono raggiungerli a causa dell'emergenza sanitaria. Un 'parcheggio' di neonati che da settimane - alcuni da mesi - sono nel limbo dell'anonimato, in stallo, non ancora registrati. Giuridicamente figli di nessuno, anche se nel video l'amministratrice dell'albergo si rivolge ai genitori, a cui ogni giorno vengono mostrati i neonati con foto e video: "I vostri bambini sono monitorati giorno e notte dalle nostre babysitter nella stanza materna. Ogni giorno le tate passeggiano con loro all'aria aperta e li lavano. Ci spezza il cuore questa situazione, ma speriamo che a breve i genitori possano arrivare dai loro figli. C'è anche un pediatra che si prende cura ogni giorno dei bambini, quindi non preoccupatevi. La salute dei vostri bambini è in buone mani". Infine l'appello del legale della clinica, Denis Herman, affinché i clienti si rivolgano al Ministero degli Esteri del proprio Paese, per chiedere un permesso speciale al Governo ucraino in deroga al lockdown e andare a ritirare i neonati, probabilmente anche alla luce della perdita economica che stanno subendo, visto che il costo di mantenimento di questi bambini non era calcolato.  

Tra i genitori committenti anche italiani

Tra i genitori committenti ci sono anche coppie italiane, come ha confermato l'ambasciatore italiano in Ucraina Davide La Cecilia rispondendo a una lettera di Rete Italiana contro l'Utero in Affitto, network di diverse associazioni femministe rappresentato da Marina Terragni, che ha commentato su Today: "Siamo tra i maggiori clienti di quel Paese. L'ambasciatore La Cecilia ha confermato anche che attraverso i loro legali, questi clienti italiani hanno cercato di ottenere il permesso di andare a ritirare i bambini in deroga al lockdown ma che questo permesso non è stato dato. Il Governo italiano quindi ha detto 'non se ne parla'. Gli spagnoli pare si siano comportati diversamente, nonostante anche in Spagna sia vietato. Ci risulta che abbiano mandato un aereo di Stato a prendere questi bambini. Non ho verificato, ma ho letto degli articoli spagnoli e suppongo sia vero". 

'Bambini sospesi', se ne stimano un migliaio in tutto il mondo

Se solo nell'Hotel Venezia di Kiev ci sono 46 figli dell'utero in affitto, il numero cresce esponenzialmente restando nella stessa Ucraina, che sembra contare quasi una ventina di agenzie di surrogacy, e ancora di più guardando agli altri Paesi in cui è legale. Per Marina Terragni è semplice provare a fare una stima: "Ora noi conosciamo quelli di Biotexcom perché hanno fatto questo filmato e solo lì sono 46, un numero che va moltiplicato per tutte le agenzie ucraine che saranno una ventina, quindi saranno circa 500 bambini che aspettano lì, più quelli che aspettano in California, quelli che aspettano in Canada e in qualunque fogna del mondo dove fanno questa pratica. Saremmo su un migliaio di bambini". E' urgente una soluzione, che per la portavoce delle Rete femminista è solamente una: "L'adozione. Non ci sono altre soluzioni - spiega -. Questi bambini sono nelle mani di gente che non ha titoli. Chi sono queste persone rispetto a questi bambini? Ora sono loro ad averne la tutela, ma chi gliel'ha data? Sono giuridicamente e tecnicamente dei bambini in stato di abbandono, appoggiati lì. Il diritto internazionale e le convenzioni sui diritti dei bambini dicono che i bambini in stato di abbandono vanno il più rapidamente possibile messi in pre-affido. La prima proposta si fa alle madri che li hanno partoriti, se non possono o non vogliono c'è il pre-affido in famiglie che vogliono accoglierle e poi vengono posti in stato di adottabilità".

La strada dell'adozione e la legge in Italia

In questo caso, dunque, l'adozione non solo sarebbe possibile ma "è l'unica soluzione praticabile" sostiene Marina Terragni, decisa ad andare fino in fondo non solamente per il futuro dei bambini - e per la tutela dei loro diritti - ma anche per il rispetto della legge in Italia, dove la maternità surrogata è reato, punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con una multa da 600.000 a un milione di euro (Legge 19 febbraio 2004, n. 40 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, art. 12 comma 6). "Ci rivolgeremo al Ministro della Giustizia per insistere sull'adozione, perché non c'è altra strada - continua l'attivista -. Vogliono temporeggiare finché non possono andare a prendere i bambini. Nel momento in cui si apriranno le frontiere, noi chiederemo alla ministra Lamorgese (Ministero dell'Interno, ndr) di applicare alla lettera la sentenza della Cassazione dell'anno scorso, che dice che questi atti di nascita non possono venire trascritti così come sono ma deve essere trascritto solo il genitore biologico, in questo caso quasi sempre il padre, mentre la compagna può accedere all'adozione in casi particolari. In Italia se racconti una balla sulla nascita di un bambino sei perseguibile, questi invece raccontano una balla e va tutto bene. Non può funzionare così, l'articolo 3 della Costituzione ci vuole uguali davanti alla legge. Un percorso preferenziale a chi viola la legge? Non si può fare. Se riusciranno ad andare a prenderli in qualche modo, deve essere trascritta la verità all'anagrafe. Se arriva un bambino registrato con un atto di nascita in Ucraina, basta quello per fare una verifica".

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Un'emergenza nell'emergenza, molto più vicina di quanto si pensi. "Fatta la legge, trovato l'inganno"?

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