“Onorevole, meglio un figlio o la carriera?”: lettera di una donna che non sa scegliere

Una lettera pubblicata su Facebook riaccende il dibattito sulla questione più difficile per una donna che voglia essere insieme mamma e lavoratrice

foto Ansa

Patrizia non esiste. O forse sì. 
Magari con altri dieci, venti, cento nomi celati dietro al suo, c’è. Eccome se esiste.

Una lettera indirizzata all’onorevole Giorgia Meloni e pubblicata su una pagina Facebook, reca la sua firma in calce, quella di Patrizia appunto, una fantomatica mittente che si ritrova nel 2017 davanti alla più drammatica delle scelte che una donna possa affrontare: diventare madri e mollare ogni velleità professionale, oppure conservare la conquistata posizione lavorativa, rimandando il lieto evento al più classico dei “momenti migliori”? 

“Che mortificazione, On. Meloni, mi creda, dover scegliere fra un figlio e la carriera. Così ho pensato a lei che è riuscita a conciliare le due cose, come se l’Italia fosse un Paese in cui questo problema non esiste. Come ci è riuscita?” chiede Patrizia rivolgendosi a lei sia perché esponente di un partito politico - e, come tale, donna fagocitata da impegni e problemi professionali non da poco - sia in quanto mamma di Ginevra, la figlia nata lo scorso settembre 2016.

In poche ore, i commenti che hanno corredato il post sono stati numerosissimi. Riflessioni del tipo: "Perché voler per forza entrambe?! Una persona in carriera in primis deve essere estremamente disponibile a livello di tempo e questo anche per la persona più organizzata nn sarà facile” oppure “Non credo che una donna così sarà mai una buona madre” si sono susseguiti per creare una discussione social che non ha prestato attenzione al dettaglio, pur chiaramente scritto nel testo, che l’autrice della lettera sia solo il personaggio inventato dalla fantasia di un autore teatrale, una delle protagoniste dello spettacolo ‘Scusate l’attesa’ prodotto dalla Compagnia dei Ciarlatani che andrà in scena dal 3 all’8 ottobre, al teatro Petrolini di Roma.

‘Scusate l’attesa’, lo spettacolo teatrale che racconta le storie di quattro donne 

Patrizia e Valentina, insieme con Giovanna e Francesca, rappresentano un “universo personalissimo” legato alla maternità. Sono quattro donne che si incontrano nella sala d’attesa di uno studio ginecologico e si confrontano su tematiche legate alla gravidanza, alla condizione sociale a quella lavorativa e lo fanno attraverso un dialogo che mette in luce aspetti sociologici e culturali con cui oggi è necessario fare i conti prima di assumersi la responsabilità di scelte importanti come quella di diventare mamma. 

C’è quella che vive solo per il lavoro e che vuole abortire perché suo figlio è una minaccia per la sua carriera; Francesca sta per partorire e vive la maternità con tutte le ansie e le ipocondrie del caso; Giovanna, remissiva dal triste passato che non può avere figli; Patrizia, giovane omosessuale che lotta per il suo diritto alla maternità.

Autore della e regista dello spettacolo è Gianni Quinto che ha raccontato a Today.it come sia nata l’idea di uno spettacolo dedicato alla maternità tout court e per quale motivo abbia voluto indirizzare l’invito delle sue ‘donne’ a personaggi come Giorgia Meloni e Mario Adinolfi (perché una lettera è stata indirizzata anche al leader del Popolo della Famiglia).

“Ho voluto rivolgermi a loro perché in passato si sono sbilanciati su temi legati alla maternità e all’omosessualità” ha detto Quinto, particolarmente attento alle tematiche femminili perché “la maternità si ripercuote inevitabilmente sull’uomo e io mi sono trovato sempre più spesso a confrontarmi con amici e coppie che affrontavano lo stesso tipo di situazioni vissute dalle protagoniste della mia storia. Per scrivere di loro mi sono ispirato a storie vere, reali, rispetto alle quali in Italia siamo davvero tanto indietro”.

Maternità e carriera, esiste davvero un aut aut?

“Sì, secondo me sì” - è il parere di Quinto - “E la conferma l’ho avuta proprio dai commenti alla lettera postata sulla pagina Facebook di ‘Scusate l’attesa’. Leggere post scritti da donne che rimproveravano a Patrizia di aver creato una polemica sterile e che le hanno detto ‘scegli e basta senza troppe storie’, hanno avvalorato il pensiero che le donne, ormai, avvertono come normale sentirsi sotto un costante, duplice ricatto: uno dettato dal tempo che passa; l’altro - spesso anche implicito - del datore di lavoro, anche quando quest’ultimo non dice loro chiaramente che una probabile gravidanza potrebbe determinare problemi lavorativi.

“In questo senso in Italia c’è ancora molto da fare” ha proseguito Quinto per il quale trattare in forma teatrale questo tipo di problema rientra in un impegno civile doveroso per ognuno.

“Se Giorgia Meloni verrà al mio spettacolo? Non lo so” - ha concluso Quinto - “Prima di pubblicare quella lettera su Facebook ho contattato il suo ufficio stampa per comunicarle direttamente l’invito di Patrizia, ma non ho mai ricevuto risposta”. 

Intanto, per lei, resta il posto riservato. Patrizia e le altre la aspettano.

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