Coronavirus, Armani: “Ecco perché ho chiuso tutto fin dal primo contagio in Italia”

Il commento dello stilista sull’emergenza sanitaria in corso. Dal suo gruppo è partita una donazione di 1 milione e 250 mila euro verso alcuni ospedali italiani

Giorgio Armani

Lo scorso 20 febbraio, quando iniziarono ad arrivare le prime notizie di contagio di Coronavirus in Italia, Giorgio Armani intuiva che sfilare a porte chiuse sarebbe stata la scelta migliore: la settimana della moda di Milano si è chiusa così, con una diretta streaming online dello show che se in quel momento ha fatto storcere il naso a qualcuno, si è rivelata poi la decisione migliore, vista la velocità di un’emergenza sanitaria precipitata in pochi giorni.

Della sua lungimirante scelta e della situazione attuale (per la cui pronta risoluzione ha contribuito donando un milione e 250 mila euro agli ospedali Sacco, Istituto dei Tumori, San Raffaele di Milano e allo Spallanzani di Roma) Giorgio Armani ha parlato in un’intervista al Corriere della Sera, anche alla luce della serrata di tutti i negozi, alberghi e ristoranti del suo gruppo.

“Penso di essere sempre stato, per indole, sicuro delle mie azioni, nella vita come nel lavoro. Ho un temperamento deciso ma cauto, e in questa situazione, più che mai, non ho avuto dubbi sul da farsi”, ha spiegato lo stilista: “Era da poco terminata la sfilata Emporio Armani, venerdì 20 febbraio, quando iniziarono ad arrivare le prime notizie di contagio in Italia. Il primo pensiero è andato subito alla domenica, quando avrei dovuto chiudere la settimana della moda di Milano con la mia sfilata Giorgio Armani. Cosa fare era dentro di me già chiaro: il lavoro è la mia vita e la sfilata è il momento più importante di ogni stagione, ma sempre, in tutte le decisioni che prendo per l’azienda, i miei dipendenti sono al primo posto. La loro sicurezza e quella degli ospiti era la cosa importante da garantire. Lo show veniva dopo”

A valutare il da farsi, lui e i suoi collaboratori insieme ai quali ha pensato che la formula migliore per non fermare la grande macchina era proprio sfilare porte chiuse, con una diretta streaming online: “Qualcuno ha detto che la mia decisione non sia stata accolta molto bene dal sistema...Il tempo poi mi ha dato ragione”.

“Quello che sta succedendo ci deve aprire gli occhi sul fatto di rallentare il ritmo del nostro vivere quotidiano”, ha aggiunto ancora Armani che al momento non fa previsioni sul futuro: “C’è un’emergenza sanitaria in corso, nel nostro Paese e in tutto il mondo. In tanti l’hanno sottovalutata, anteponendo la paura di fermarsi alla necessità di capire cosa stesse accadendo. Vedo, e mi rammarico, che questo errore continua a esser fatto in altri Paesi dove stanno iniziando i primi casi di contagio”.

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