Femminicidi, il silenzio degli orfani: quando la violenza colpisce l’anima dei bambini

Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, una riflessione doverosa la meritano i bambini, orfani di quelle mamme ammazzate dai papà. Perché i lividi non sono solo quelli che segnano il corpo.

foto archivio Ansa

Ci sono lividi e lividi.

Ci sono quelli che si vedono, sul corpo, sul volto. Anche se a volte sono nascosti da un strato di make up che li copre a malapena, tanto sono neri di botte.

E poi ci sono gli altri. Quelli invisibili, quelli che non hanno colore ma bruciano più di uno schiaffo in piena faccia, segni di una violenza che anche quando non tocca, brucia, resta e marchia l’esistenza tutta.

Ricordiamocelo quando parliamo di ‘violenza sulle donne’. Ricordiamolo oggi, 25 novembre, nella Giornata internazionale che leva il corale monito contro gli abusi ai danni delle madri, delle sorelle, delle figlie, ma anche domani, e domani ancora: abusi e maltrattamenti non sono solo quelli che riempiono i prontosoccorso e contribuiscono ad aumentare i numeri dei femminicidi. Le vittime non sono solo le donne terrorizzate, picchiate, uccise.

I bambini, i superstiti, gli orfani di mamme ammazzate dai papà: ci sono anche loro in questo insieme perverso di oppresse e carnefici. Sono loro, i più piccoli, che quando i funerali si celebrano e le luci delle interviste si spengono, rimangono i protagonisti di un dramma che smette di essere cronaca e diventa un carico privatissimo da sopportare come testimonianza indelebile di un legame che ha dato loro vita e morte insieme.

E allora tocca capire. E tocca far capire.

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Chi sono gli “orfani speciali”

Anna Costanza Baldry - psicoterapeuta e criminologa dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli’ e responsabile del Centro Studi Vittime di reato Cesvis - ha definito “orfani speciali” i bambini e gli adolescenti che hanno perso la madre per mano del padre, poi suicidatosi o detenuto.

Li definisce “speciali" perché tali sono i loro bisogni, i problemi e la condizione psico-sociale in cui si trovano, considerando che non solo la loro vita è stata drasticamente scombussolata dalla tragedia famigliare, ma anche notevolmente turbata da un trauma emotivo che ha ripercussioni  sul piano pratico e pure economico.

Con il testo “Orfani speciali. Chi sono, dove sono, con chi sono. Conseguenze psico-sociali su figlie e figli del femminicidio” la docente ha contribuito a far conoscere il fenomeno, oggetto della prima indagine nazionale realizzata anche grazie al progetto europeo Switch-off, con la rete DiRe (Donne in Rete), e ha contribuito a far conoscere il problema, sostenendo l'approvazione della legge n. 4 del 11 gennaio 2018, in vigore da febbraio, che ha apportato modifiche al codice civile, penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni proprio in favore degli orfani per crimini domestici.

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Orfani speciali, i numeri

In Italia, in 15 anni (dal 2000-2014) ci sono stati 1.600 nuovi casi di orfani che hanno perso la madre perché uccisa dal padre, poi suicida o successivamente detenuto. Dati spaventosi che purtroppo sono destinati a non restare stime rigide.

“I numeri sono dinamici perché vanno di pari passo con il numero di donne uccise”, ci dice la professoressa Baldry che, a un certo punto della sua carriera iniziata dedicandosi ai casi di stupro, ha puntato l’attenzione sulle cosiddette “vittime collaterali” delle violenze per notare come, all’indomani delle tragedie che le avevano rese tali, fossero prive di quelle risposte sociali che sarebbero dovute derivare da uno Stato che non ha saputo difendere e tutelare le donne.

E allora conosciamoli questi numeri. Secondo l'aggiornamento statistico sul fenomeno curato da Eures - Ricerche economiche e sociali, nei primi dieci mesi di quest’anno in Italia le vittime di femminicidio sono state 106, una ogni 72 ore. Dal primo gennaio al 31 ottobre 2018 i femminicidi sono saliti al 37,6% del totale degli omicidi commessi nel nostro Paese (erano il 34,8% l'anno prima), con un 79,2% di femminicidi familiari e un 70,2% di femminicidi di coppia (il 65,2% nel gennaio-ottobre 2017).

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Il trauma subito dagli “orfani speciali”

“In generale gli orfani per poter gestire un lutto hanno bisogno di vedere un corpo, situazione che non si verifica nei femminicidi” precisa Baldry. Il trauma che vivono questi minori è sia emotivo che pratico, considerando che spesso devono anche cambiare abitudini, costretti come sono a iniziare una nuova vita con la famiglia affidataria.

“Dopo la morte della madre per mano del padre il giudice nomina un affidatario che di norma è un parente”, spiega la professoressa: “In genere si tende a lasciarlo nel contesto in cui ha sempre vissuto. Nel 60, 65% dei casi i bambini vengono affidati ai parenti della famiglia materna entro il terzo grado. Se ciò non è possibile, si cerca una persona che sia comunque una figura di riferimento del minore, ma è anche accaduto che si prendano in considerazione i parenti del padre”.

Ma cosa fare perché i bambini non debbano mai rientrare nella categoria di orfani speciali? Come si può contribuire a preservare la serenità di questi minori e delle loro mamme? 

"Per far sì che non ci siano più orfani speciali bisogna intervenire quando ci sono i segnali premonitori, e anche le donne possono aiutarsi a valutare il rischio", avverte Baldry: " Sulla piattaforma www.sara-cesvis.org oltre a trovare tante a varie informazioni, le donne possono procedere con l'autovalutazione del rischio ISA, utile strumento anonimo per comprendere cosa accede nella propria relazione".

La legge in favore degli orfani dei crimini domestici

L'Italia è il primo Paese ad aver promulgato una legge che cerca di ridurre i danni subiti dagli "orfani speciali" e facilitare il compito degli affidatari che si trovano in ruolo a cui spesso non sono preparati.

L’obiettivo è quello di tutelare legalmente ed economicamente i figli, minorenni o maggiorenni non autonomi dal punto di vista economico, di qualsiasi unione, coniugale o equiparata, culminata nell’omicidio di un genitore da parte dell’altro.

La legge 4/2018 assegna così al pubblico ministero il dovere di chiedere, in ogni stato e grado del procedimento penale, il sequestro conservativo dei beni a garanzia del risarcimento del danno civile subito dai figli della vittima, così da rafforzare la tutela degli orfani rispetto al loro diritto al risarcimento del danno.

Inoltre, attribuisce al giudice il dovere di provvedere all’assegnazione di una provvisionale non inferiore al 50 per cento del presumibile danno e viene annullato il godimento dell’eredità e della pensione di reversibilità per i colpevoli di omicidi in famiglia.

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