"Via il Canone Rai": la proposta di legge per eliminare la tassa sulla tv

E' stata depositata oggi alla Camera dalla deputata M5s Maria Laura Paxia e stando alle prime informazioni punta a finanziare il servizio pubblico in parte grazie a maggiori entrate pubblicitarie, in parte drenando risorse da altre tasse. Per l'Aduc si tratta di "un semplice artefizio contabile"

Foto di repertorio

Via il Canone Rai? Maria Laura Paxia, deputata del M5s, ha fatto sapere di aver depositato una proposta di legge per l’abolizione dell’odiato balzello sul possesso della tv.  Secondo quanto anticipato dalla stessa parlamentare, la proposta "punta a modificare i limiti di affollamento pubblicitari della Rai equiparandoli a quelli delle televisioni private".

"Ritengo giusto – ha detto Paxia -  che la Rai si adegui e inizi ad essere competitiva e l'intenzione, lo voglio ribadire, non è quella di voler privatizzare l'azienda, ma di voler spingere la televisione pubblica a puntare sulla qualità del servizio non potendo più finanziare i maxi stipendi con i soldi dei cittadini". Insomma, si punterebbe a fare gettito eliminando il tetto agli spot. Non solo.  

"La mia proposta di legge modificherebbe anche il finanziamento del servizio pubblico generale radiotelevisivo andando a sostituire il Canone con un gettito, che possa consentire alla Rai di avere un bilancio e di lavorare bene, derivante fino al 40% dall'imposta sui servizi digitali, fino al 20% da una tassa sui ricavi delle emittenti radiofoniche e televisive diverse dalla Rai e fino ad un 10% da una tassa sui ricavi delle emittenti a pagamento, anche analogiche".

"Voglio continuare a tutelare il servizio pubblico – ha scritto la deputata su facebook -, ma è necessario un cambio di rotta per la nostra Rai, che deve diventare più competitiva, senza più sprechi e pagando maxi stipendi utilizzando i soldi dei cittadini. La Rai del futuro dovrà adeguarsi agli standard europei, ma soprattutto rivolgersi ad pubblico sempre più digitale".

Alla Rai dunque dovrebbero essere garantite comunque laute entrate. In parte garantite dalle maggiori entrate pubblicitarie, in parte da altri balzelli.

Via il Canone Rai? I dubbi dell’Aduc: “Semplice artefizio contabile”

La proposta non piace all’Aduc (Associazione Diritti Utenti e Consumatori) che in una nota la definisce “un artefizio contabile per far meglio digerire l’amara pillola ai contribuenti”. Amara, scrive l’Aduc, “non tanto perché il contribuente medio italiano in genere si sente estraneo alle tasse, ma perché nello specifico si tratta solo di chiamare in altro modo la stessa cosa, prelevando in modo meno evidente al contribuente i soldi per pagare il servizio pubblico radiotelevisivo e, di fatto, farsi paladini dell’abolizione dell’imposta più odiata dagli italiani”.

“Il referendum per privatizzare la Rai mai preso in considerazione”

L’Aduc ricorda peraltro che  “nel 1995 è stato approvato un referendum che chiedeva la privatizzazione della Rai… referendum mai preso in considerazione da qualcuno e che, viste le premesse di questo partito di governo a favore delle espressioni di democrazia diretta, ci saremmo aspettati un minimo di considerazione. Ma evidentemente l’appetito vien mangiando: il M5S ha “assaggiato” la Rai ed ora, dimentico di ciò che ha detto ovunque per convincere gli elettori a sceglierlo, ha deciso che la Rai va bene così com’è e l’unica cosa è razionalizzarla un po’ e, soprattutto, non far capire ai contribuenti quanto e come vengono usate le imposte che pagano”.

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