Referendum, l'agenzia Fitch: "Se vince il No per l'Italia sarà uno shock"

L'agenzia, che ha confermato il rating BBB+ per l'Italia ma ha tagliato l'outlook da "stabile" a "negativo", ipotizza tre scenari se il fronte del No dovesse prevalere il 4 dicembre prossimo

L'endorsement di Barack Obama evidentemente non basta. Nonostante abbia ricevuto una promozione dal presidente americano, che martedì 18 ottobre gli ha dedicato la sua ultima cena di stato alla Casa Bianca, Matteo Renzi deve ancora fare i conti con le agenzie di rating in vista delreferendum costituzionale del 4 dicembre prossimo. Un appuntamento in cui - avverte Fitch - se vincerà il No sarà uno "choc politico" con cui il presidente del consiglio e il suo governo dovranno fare i conti.

E' proprio alla luce dell'incertezza politica e dell'aumento dei rischi al ribasso che l'agenzia di rating ha tagliato l'outlook sull'Italia a "negativo" da "stabile" confermando il rating "BBB+". Lo ha fatto tre giorni dopo la visita di Renzi da Obama, che non solo aveva detto che gli Usa "sostengono con forza" il referendum perché metterebbe il nostro Paese su una strada verso un'economia "più dinamica e un sistema politico più reattivo" ma anche che l'ex sindaco di Firenze "dovrebbe restare per un po", anche se il Sì non passerà. Mentre Renzi dice "basta alle beghe politiche" ribadendo che il referendum non è un voto sul governo ma contro la burocrazia, Fitch ricorda che nella sua analisi di aprile la campagna del Sì era in vantaggio mentre ora c'è un testa a testa tale che è difficile prevedere quale sarà l'esito della chiamata alle urne.

Vittoria del No? Tre scenari - Renzi "aveva indicato che avrebbe potuto dimettersi nel caso della vittoria del No" e Fitch ipotizza quindi tre scenari: uno con un "governo ad interim focalizzato nell'introdurre una nuova legge elettorale in vista delle elezioni parlamentari di metà 2017", un altro in cui "Renzi resta in carica in una posizione politica debole" o "elezioni immediate da tenersi con la legge elettorale esistente". Fitch sottolinea che anche nel caso in cui prevalga il Sì, "l'Italia dovrà affrontare le elezioni entro maggio 2018 con partiti populisti ed euroscettici che attualmente stanno andando bene ai sondaggi". Comunque sia, secondo Fitch il referendum "aiuterebbe a creare un contesto che facilita le riforme economiche rendendo più snello il processo legislativo attraverso soprattutto la riduzione del ruolo del Senato".

Conti pubblici - Fitch ha tagliato le stime di crescita del Pil italiano nel 2016 a un +0,8% dal +1% calcolato ad aprile. Per il 2017 la stima è passata a un +0,9% da un +1,3%. Si tratta di previsioni identiche a quelle del Fondo monetario internazionale e sostanzialmente in linea a quelle di Roma. L'agenzia di rating fa notare che attualmente il Pil reale italiano "è appena sopra il livello del 2000 e il 7% al di sotto del picco del 2007, la performance peggiore di ogni Paese dell'Eurozona fatta eccezione per la Grecia". Fitch prevede inoltre che nei cinque anni al 2016 la crescita del Pil reale sia stata di un -0,6% in media contro quella del 3,1% delle nazioni con un rating pari a "BBB". "Una crescita debole rende più difficile la riduzione del debito, dei non performing loan e della disoccupazione e rischia di aumentare il sostegno dei partiti politici populisti" contro cui si è scagliato Renzi da Washington: secondo lui il populismo va fermato con politiche a sostegno della crescita, non dell'austerità. Il debito pubblico è visto da Fitch salire al 132,8% del Pil entro fine anno dal 132,3% di fine 2015, peggio del 131,8% calcolato dall'agenzia di rating di aprile. E' atteso che il dato raggiunga un picco al 133,3% del Pil nel 2017 per poi scendere gradualmente e raggiungere il 128% nel 2020. "Un tale livello alto di debito, lascia l'Italia esposta a shock potenziali avversi e limita lo spazio per politiche fiscali anticicliche". Il deficit è visto al 2,4% del Pil nel 2017 e all'1,7% nel 2018. Il Draft Budgetary Plan fissa il deficit al 2,3% del pil per il 2017.

Settore bancario - Secondo Fitch, il settore bancario italiano soffre di alti Npl, che vanno ad aggiungersi ai rischi al ribasso per l'economia. "Le sofferenze, la categoria peggiore dei prestiti, a fine agosto erano pari a 200 miliardi di euro e gli Npl totali erano a 331 miliardi a fine giugno, equivalenti al 16,4% dei prestiti totali e al 20% del Pil", si legge nel rapporto.

Fitch parla anche del Monte dei Paschi di Siena. "Le due ristrutturazioni alternative in corso e i piani per un aumento di capitale di 5 miliardi di euro sono incerti. Se dovessero fallire, le opzioni senza un bail-in sembrano limitate nell'ambito della direttiva Ue per il risanamento e la risoluzione delle banche (Brrd), cosa che potrebbe avere implicazioni negative per il settore bancario in generale". 

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