Asili nido, la prima sfida del nuovo governo: perché il problema è doppio

Il premier Conte ha annunciato che la prima misura che intende attuare riguarda proprio le rette per le famiglie con redditi medio-bassi e la copertura sul territorio: ecco qual è la situazione attuale tra i costi elevati e i bambini esclusi dagli istituti pubblici

Foto di repertorio

"Azzerare  le rette per la frequenza di asili-nido e micro-nidi a partire dall'anno scolastico 2020-2021 per le famiglie con redditi medio-bassi e per ampliare, contestualmente, l'offerta dei posti disponibili, soprattutto nel Mezzogiorno": il premier Giuseppe Conte, dettando la linea del nuovo governo, ha parlato del primo intervento che vorrebbe attuare con l'esecutivo M5s-Pd.

Un problema, quello degli asili nido in Italia, che ormai da tempo attanaglia le famiglie di tutto lo Stivale. In primo luogo per la scarsa copertura sul territorio nazionale, in secondo per i costi, estremamente variabili in base all'area geografica di residenza e che, nella maggior parte dei casi, risultano come una 'batosta' economica per i nuclei familiari con un reddito medio o basso. Ma quanto costano gli asili in Italia? Quali sono le province più economiche? Quanti bimbi trovano spazio negli asili pubblici? Andiamo per gradi.

Il costo degli asili nido in Italia

Secondo gli ultimi dati disponibili, quelli relativi all'anno scolastico 2018-2019, contenuti nell'indagine di Cittadinanzattiva “Servizi in Comune”, viene evidenziato come in media una famiglia italiana spenda per l'asilo nido circa 300 euro al mese, ma con una enorme differenza tra le diverse province.

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Una 'forbice' spropositata se si pensa che a Catanzaro la media è di 100 euro al mese, mentre a Lecco si superano i 500 euro mensili.

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La Calabria è la regione più economica (160€), il Trentino Alto Adige la più costosa (472€). Il Sud, virtuoso sui costi, pecca però sulla disponibilità di posti negli asili nido e sulla carenza del servizio di ristorazione scolastica. La copertura dei nidi sulla potenziale utenza è solo dell’11,2%, rispetto alla media nazionale del 21,7%; in sette regioni del Sud e delle isole, più dei due terzi dei bambini non usufruisce del servizio mensa.

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Proprio l'iniziativa di Conte è stata ben accolta da Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva: “Per questo esprimiamo grande soddisfazione per quanto affermato dal premier Conte che, nel suo discorso alla Camera, ha oggi annunciato l’impegno ad azzerare le tariffe dei nidi per le famiglie a reddito medio-basso, a partire dal 2020, e ad ampliare l’offerta dei posti disponibili, a partire dal Mezzogiorno".

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"Allo stesso tempo – prosegue Gaudioso - ci auguriamo che si avviino le procedure per la costruzione dei poli dell’infanzia  0-6 anni, previsti dal 2017 in tutte le Regioni, che allo stato attuale risultano al palo nella gran parte del Paese. Altrettanta centralità sia riconosciuto al servizio di ristorazione scolastica, per il quale ad oggi le famiglie italiane pagano in media 82 euro al mese, con tariffe molto diversificate a seconda dei territori. Ci sembrano alcune delle condizioni preliminari per la lotta alle disuguaglianze e contro la povertà educativa ed economica dei più piccoli e delle loro famiglie, che il nuovo Governo si è impegnato a mettere al centro della legislatura".  

Asili nido, il Codacons: ''Una batosta per le famiglie''

Sul problema tariffe si è espresso anche il Codacons che ha fatto notare come, aggiungendo nei costi anche il servizio mensa, una famiglia con un Isee inferiore ai 20mila euro annui sia costretta ad sborsare in media ben 400 euro al mese, i circa 300 della retta più la refezione scolastica: ''IL Governo deve mettere mano al problema dei costi a carico delle famiglie: mediamente in Italia una famiglia di tre persone con reddito inferiore ai 20mila euro annui spende circa 300 euro al mese per mandare il proprio figlio all’asilo, cui vanno aggiunti circa 80 euro di servizio mensa – aggiunge il Codacons – Anche qui i costi sono estremamente diversificati sul territorio: la regione più economica è la Calabria (160 euro al mese), mentre quella più costosa è il Trentino Alto Adige (470 euro circa)''.

''Attendiamo ora le prossime mosse del Governo – aggiunge il presidente Carlo Rienzi - per vedere se le intenzioni di Conte rimarranno solo parole o se, finalmente, si metterà mano al settore degli asili riducendo la spesa a carico delle famiglie e incrementando i posti disponibili nei Comuni''.

Asilo pubblico, un 'lusso' per pochi

Come anticipato ad inizio articolo, oltre al problema del peso economico per le famiglie, vi è anche quello della scarsa copertura, con gli italiani che hanno sempre maggiore difficoltà ad accedere agli asili nido pubblici. Secondo i dati Istat, il 24% dei bambini sotto i 3 anni trova posto in queste strutture, un dato molto lontano dall’obiettivo minimo fissato dall’Ue in tale ambito, pari al 33%. Anche sotto questo profilo, come sottolinea il Codacons, le differenze a livello territoriale sono fortissime: ''Solo il 7,6% dei potenziali utenti trova posto negli asili pubblici della Campania, contro il 44,7% in Valle D’Aosta''. Alla luce di questi dati l'asilo pubblico diventa un vero e proprio sogno per pochi: un problema sottolineato anche nel recente studio di Save The Children ,'Il miglior inizio – Disuguaglianze e opportunità nei primi anni di vita'. 

Nell'analisi, effettuata tra marzo e giugno 2019 in 10 città e province italiane (Brindisi, Macerata, Milano, Napoli, Palermo, Prato, Reggio Emilia, Roma, Salerno e Trieste), emerge come soltanto un bambino su 10, di età compresa tra i 3 e i 4 anni e mezzo, riesca a trovare spazio nelle strutture pubbliche, con picchi negativi in Campania ed in Calabria. In uno scenario del genere, risulta come a pagare il prezzo più alto, non soltanto economico, siano sempre le famiglie più povere, e di conseguenza i loro bambini. 

L'asilo nido pubblico è (ancora) un "lusso" per pochi in Italia: l'appello al nuovo governo

La conseguenza da evitare è che il gap economico si ripercuota su quello educativo, considerando che l'acquisizione di capacità e competenze avviene soprattutto nei primi anni di vita: ''La prima infanzia è un periodo cruciale della vita – spiega Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children - quando si inizia a scoprire il mondo, se stessi e gli altri. È fondamentale che il prossimo Governo assuma tra le proprie priorità quella dell’investimento nell’infanzia a partire dai primi anni di vita, promuovendo in Italia un’Agenda per la prima infanzia, che preveda un piano organico di interventi di sostegno alla genitorialità, servizi educativi di qualità e accessibili a tutti, misure di welfare familiare, lotta alla povertà economica ed educativa, sostegno all’occupazione femminile e conciliazione tra lavoro e famiglia''.

Funzione Pubblica Cgil: ''Un milione di bimbi esclusi''

Sulle parole di Giuseppe Conte è arrivato anche il commento di Funzione Pubblica Cgil, che ha rilanciato suo report #ChiedoAsilo: "È importante aver posto il tema degli asili nido come priorità del nuovo governo. Come abbiamo denunciato è intollerabile che oltre un milione di bambine e bambini non abbiano accesso al nido, per effetto di una scarsa offerta pubblica e di una esosa offerta privata. Al governo suggeriamo di partire dall'ampliamento dell'offerta pubblica e dall'assunzione di nuovo personale". 

Come riportato dalla categoria dei Servizi Pubblici della Cgil, infatti, "sul territorio nazionale si contano 13.147 servizi socio-educativi per l'infanzia, tra pubblici e privati, di cui 11.017 sono asili nido. Una mole tale da coprire nel complesso circa 354 mila bambine e bambini, in poco più della metà dei casi allocati in posti pubblici, e di cui 320 mila nei nidi. Numeri che corrispondono al 24% del potenziale bacino di utenza, ovvero 24 posti ogni 100 bambini, ancora ben al di sotto da quel 33% fissato dall'Unione Europea nella (passata) strategia di Lisbona che prevedeva entro il 2010 una copertura pari al 33%".

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La stima di oltre 1 milione di bambine e bambini senza 'diritto d'asilo', come riporta il report della Fp Cgil, "si rileva dal totale dei bambini tra 0 e 3 anni presenti sul territorio nazionale nel 2016, ovvero 1.492.020. Nel dettaglio tra 0 e 1 anno erano 479.611; tra 1 e 2 anni 500.649; infine tra 2 e 3 anni 511.760. Essendo i posti disponibili tra nidi pubblici e privati 320.286, le bambine e i bambini senza un posto, fuori dal circuito nidi, sono oltre un milione, per la precisione 1.171.724". Per la Fp Cgil si tratta di "numeri che rappresentano una vera e propria emergenza nazionale, come le stesse parole del presidente Conte confermano. Aumentare il numero di bambini all'asilo rappresenta un investimento strategico fondamentale per il Paese. Per queste ragioni è necessario invertire la rotta sugli investimenti sul personale che opera nel settore, attraverso nuove assunzioni, percorsi di riqualificazione e rinnovo del contratto nazionale", conclude la Fp Cgil.

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