A Palermo i dipendenti pubblici sono assenti quasi due mesi l'anno, a Locri più di tre

In media nei comuni italiani i dipendenti sono assenti da lavoro 50 giorni l'anno, ma non mancano casi al limite dell'assurdo. Perché l'assenteismo ordinario è una malattia che blocca la macchina pubblica più dell'immagine di chi timbra l'entrata e imbocca subito l'uscita. I dati del Rapporto Ermes

Agenti della Polizia Municipale di Napoli negli uffici del Comune dove erano impiegate le quattordici persone arrestate da seguito di un'inchiesta sull'assenteismo. Undici sono dipendenti comunali, tre erano nella sede del Comune di piazza Cavour e timbravano i cartellini per conto dei dipendenti assenti, 19 luglio 2013. ANSA / CIRO FUSCO

"Malattie, congedi, permessi e ferie", l'assenteismo ordinario scava sotto la macchina pubblica ed erode performance e servizi più dell'immagine di chi timbra l'entrata e imbocca subito l'uscita. Questa la fotografia dell'Italia che si dipana dai numeri messi in fila dal centro di ricerca Ermes nel suo primo Rapporto sui Comuni.

Numeri che offrono il quadro strutturale degli enti pubblici e di un'interessante indicazione di sistema: nei Comuni piccoli, dove gli organici sono più ridotti e c’è in genere più spirito di squadra ma anche più controllo reciproco, le assenze sono minori (46,1 giorni in media, ferie comprese), mentre l’indice sale al crescere delle amministrazioni fino a raggiungere il massimo (51,4 giorni) dove i dipendenti sono più di mille. Palermo, Cagliari, Catania e Torino spingono in alto il dato delle città, mentre a Napoli, Rimini, Milano e Salerno le assenze sono più basse.

A dispetto delle indicazioni poi ci sono i casi, da studiare e stigmatizzare. Il primo ci porta a Locri, 12mila abitanti sulla costa ionica di Reggio Calabria, dove malattie, congedi, permessi e ferie hanno tenuto i dipendenti del Comune  lontano dal posto di lavoro per 99,4 giorni in un anno, ad un passo dal "doppiare" la Media dei Comuni indicati nel rapporto Ermes che si fermano a 50 giorni medi di assenza.

Il valore medio è la risultante di una media di 31,3 giorni di ferie, 10,3 giorni di malattia, 3,4 giorni di assenza ex legge 104/1992, 3 giorni di maternità e congedo parentale,  2,3 giorni di altre assenze per concorsi, esami, lutto.

A completare la "top 5" dei dipendenti assenteisti ci pensano gli Statali sardi de La Maddalena, 87 giorni lontani dal posto di lavoro, i reggini di Condofuri (86), i messinesi di Pace del Mela (83) e i pontini di Terracina (80). 

L’indicatore delle assenze (calcolato sui dati dei quasi 2.300 Comuni inclusi nel Progetto Ermes), mostra una evidente variabilità a livello territoriale: 9 regioni si attestano su valori prossimi a quello medio, e mentre ai valori medio-bassi registrati in Lombardia, Veneto, Toscana, Campania, Molise, si contrappongono Calabria e Sicilia con indici medioalti.

Ma, almeno stando ai dati ufficiali, non mancano casi-limite al contrario, da Biassono (Monza e Brianza; 14 giorni di assenza medi a testa, meno delle ferie) a Mussomeli (Caltanissetta; 18,1 giorni).

Tra i Comuni maggiori, con oltre 1.000 dipendenti, spicca Palermo che concede quasi 59 giorni di assenze pagate, seguito da Cagliari e Catania (56), Torino e Messina 55.

Uffici più vuoti, buste paga più leggere: verso la riforma

assenteismo italia-2

La riforma del pubblico impiego chiede alla contrattazione di vietare qualsiasi forma di aumento dei fondi integrativi nelle amministrazioni che mostrano "significativi scostamenti rispetto a dati medi annuali nazionali o di settore". Sulla stessa linea, l’accordo fra governo e sindacati firmato il 30 novembre scorso spiega che le nuove intese nazionali dovranno pensare "misure incisive e mirate per contrastare fenomeni anomali di assenteismo".

Stipendi Statali fuori controllo

Altro parametro indagato dalla fondazione Ermes è quello della formazione del cosidetto salario accessorio. I fondi per la contrattazione integrativa sono il termometro del salario accessorio a livello di singola amministrazione: essi sono diffusamente percepiti come una sorta di groviglio inestricabile di regole di cui risulta quasi impossibile mantenere un controllo al 100% a prova di ispezione del Ministero dell'economia o della Corte dei Conti.

Al dato medio nazionale di 4.751 euro per unità di personale non dirigente contribuiscono 4.068 euro di risorse fisse e 1.046 euro di risorse variabili oltre a decurtazioni per 363 euro.

L’indicatore medio regionale si attesta attorno alla media nazionale solo in cinque regioni; tra le restanti, in sette casi la sintesi regionale delinea una soglia medio-alta, in altri cinque casi invece una soglia medio-bassa. A titolo di esempio si veda l'ampia “forbice”, dagli oltre 14.000 euro pro-capite annui di Giffoni Sei Casali (il triplo della media nazionale) ai meno di 500 nel caso di Grazzanise (equivalenti al 10% della media nazionale).

Nella "top 5" dei Comuni con oltre 1.000 dipendenti primeggia Salerno con 10.066 euro di fondi comunali impiegati per la contrattazione integrativa del personale non dirigente per ogni dipendente. Seguono Bari 7.161 e Messina 7.041,4, Torino 6.586,1 e Padova 6.551,3.

In media gli italiani pagano 553 euro di tasse ai comuni

Il Progetto Ermes ha implementato una sezione dedicata ai Certificati Consuntivi focalizzata sulla quota di risorse comunali acquisite in termini di entrate tributarie che consentono margini di manovra finanziaria delle Amministrazioni comunali.

La media degli accertamenti relativi alle entrate tributarie, mediamente pari a 553 euro pro-capite, sono composti in media da 82 euro di addizionale IRPEF, 199 euro di IMU, 80 euro di TASI, 168 euro di TARI, 17 euro di altri tributi comunali, 7 euro per altre entrate tributarie proprie.

Il rilevamento ha messo in evidenza come in oltre 1.500 Comuni le risorse per entrate tributarie proprie si attestano su valori al di sotto della media nazionale; di contro, 461 amministrazioni si collocano oltre la soglia di 550 euro pro-capite e di queste 135 oltre i 700 euro.

Le prime posizioni della classifica generale sono occupate da Comuni che, indipendentemente dalla dimensione e dalla localizzazione geografica, sono noti per essere fra le principali località turistiche del Paese, e pertanto possono contare su più rilevanti risorse in relazione ad alcune componenti, quali l’IMU, l’imposta di soggiorno e così via. 

Ecco dunque che tra i comuni più virtuosi figura Livigno, il cui valore di 3.654,5 euro di tasse procapite tiene conto anche dello status di “zona extradoganale”, ma su cospicue risorse provenienti dalle riscossioni possono contare Cortina d’Ampezzo 2.280 e Forte dei Marmi 2.193, seguito da Castiglione della Pescaia 2.189, Alassio 2.041 e Camogli 1800.

La piaga dell'evasione fiscale: a Roma è ad oltre il 30%

Spicca inoltre per alcuni comuni la percentuale delle riscossioni in conto competenza rispetto agli accertamenti, indicatore che fornisce la misura dei reali incassi da parte delle amministrazioni fornendo l'indice della ‘capacità’ dell’Ente di acquisire imposte e tasse. 

L’incidenza delle riscossioni sugli accertamenti è sensibilmente variabile attorno alla media generale, pari al 76%.
Sia tra le prime 25 amministrazioni che tra le ultime il valore minimo rintracciato è del 45% (rispettivamente nei Comuni di Santa Marinella e Niscemi).

Tra i Comuni più grandi, con oltre 500.000 abitanti, spicca il caso di Roma dove la percentuale delle riscossioni sugli accertamenti si ferma al 64% contro l'83% di Milano, l'80% di Torino. Fanno peggio solo Palermo (64%) e Napoli (61%).
Per il Progetto Ermes è stato implementato un articolato database relazionale alimentato dalle seguenti fonti: Ministero dell’Economia e delle Finanze per i dati del Conto Annuale; Ministero dell’Interno per i dati dei Certificati Consuntivi; Istat per i dati sulla popolazione residente. Le annualità acquisite sono 2015, 2014, 2010, 2009. 

Qui il rapporto Ermes 2017 completo in Pdf

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