Auchan-Conad, è scontro: dagli esuberi alla logistica, quali sono i nodi chiave

Nell'ultimo incontro il consorzio ha messo sul tavolo 6mila esuberi, ma questo non è l'unico problema che ha indotto i sindacati ad interrompere la trattativa. Dalla riduzione di superficie dei negozi alla questione della sovrapposizione, arrivando fino al destino delle sedi logistiche: ecco la situazione spiegata dai segretari nazionali di Filcams Cgil e Fisascat Cisl

Foto di repertorio

Prima l'incontro al Mise il 17 dicembre, poi lo sciopero nazionale il 23. Sono queste le prossime tappe cruciali del complicato passaggio di centinaia di punti vendita da Auchan e Sma sotto il controllo del consorzio Conad. L'ultimo incontro al Mise tra i rappresentanti delle aziende e i sindacati si è concluso con una fumata nerissima per diversi fattori. Dagli esuberi al problema della sovrapposizione dei punti vendita, i nodi da sciogliere sono molti e, come spesso accade in questi casi, quelli a pagare il prezzo più alto sono sempre i lavoratori che rischiano di trovarsi in mezzo ad una strada. 

Conad-Auchan, ci sono 6mila esuberi

Il primo problema riguarda gli oltre 6mila lavoratori considerati in esubero, come confermato a Today da Alessio Di Labio della Segreteria Nazionale della Filcams Cgil: “Manca ancora un piano occupazionale, Conad ha messo sul tavolo un calderone di 6mila esuberi, di cui circa 2.500 dei punti vendita già passati in Conad sarebbero congelati in attesa di verifica e per altri circa 3.000, tra sede, logistica, ipermercati e punti vendita che non passano a Conad, dovremmo fare un accordo approssimativo sugli ammortizzatori sociali, senza che Conad si prenda nessuna responsabilità diretta”.

“A far precipitare il confronto tra le parti - spiega in una nota la Filcams Cgil - è stato l’ennesimo tentativo dell’impresa di voler pattuire preventivamente la riduzione dell’organico, senza presentare l’impatto degli esuberi sui singoli territori e soprattutto liberando ancora una volta imprenditori e cooperative da qualsiasi vincolo di contrattazione e di ricollocazione di eventuali esuberi”.

Particolarmente grave, poi, secondo il sindacato, la richiesta di isolare gli esuberi degli ipermercati escludendo una parte dell’organico dal passaggio di ramo d’azienda. Cosa succederà al Mise il prossimo 17 dicembre? Il segretario Filcams Cgil DI Labio ha le idee chiare: “Chiederemo un piano di salvaguardia occupazionale. Se loro non cambiano posizione o non vengono con un piano concreto si andrà inevitabilmente allo scontro”.

Auchan-Conad, riduzione del personale e delle superfici

Come avevamo già spiegato nei precedenti articoli sul caso Auchan-Conad, i lavoratori coinvolti ad ottobre 2019 erano 16mila, ma come arriviamo ai 6mila esuberi paventati dall'azienda? Lo ha spiegato a Today Vincenzo Dell'Orefice, segretario nazionale della Fisascat Cisl: “La situazione che ci hanno descritto l'ultima volta al Mise era di questo tipo: attualmente l'incidenza del costo del lavoro sul fatturato è del 18%, mentre il loro benchmark di riferimento è al 12%. Questa è la prima causa degli esuberi, la seconda deriva dalle operazioni di riduzione delle superfici di vendita, un altro fattore cruciale e di non semplice soluzione: basti pensare che gli ipermercati Auchan hanno una dimensione media di 10-12mila metri quadrati, mentre i format Conad arrivano massimo a 4mila metri quadrati. Attuare una riduzione di questo genere vuol dire tagliare il personale anche del 50%”.

Stando ai numeri forniti dal segretario Fisascat, oltre 1.300 esuberi derivano dalla riduzione di superficie, mentre i restano 4.700 sono motivati dall'incidenza del costo del lavoro. “I lavoratori a rischio – spiega Dell'Orefice – sono soprattutto quelli impiegati nelle funzioni centrali, gli addetti delle sedi di Rozzano, Osimo, Vicenza e Roma, oltre alle figure che, pur operando all'interno delle strutture amministrative, fanno capo alla sede di Rozzano”.

In questi mesi la situazione è cambiata in corsa, in quanto una buona fetta di lavoratori (circa 2mila dei 16mila iniziali) hanno trovato una soluzione per conto loro, dando le dimissioni e cercando fortuna altrove: “Tra ottobre e novembre 2019 l'organico ha subito una riduzione di personale dovuta ad uscite volontarie di circa 2mila unità tra funzioni centrali e punti vendita, mentre il salvataggio occupazionale ha riguardato soltanto 1.006 lavoratori. Un dato tendenziale ma che fa riflettere – spiega Dell'Orefice - per ogni lavoratore passato a Conad, due sono andati via per fatti loro”.

Auchan-Conad, il problema dei depositi logistici

Fino ad oggi si è parlato sempre e solo dei lavoratori dipendenti ex Auchan e Sma coinvolti nel passaggio a Conad, ma ce ne sono altri, sempre a rischio, di cui non si è parlato mai, quelli dei depositi logistici: “Questa è una problematica che ancora non è stata affrontata – racconta il segretario Fisascat – degli attuali 11 depositi logistici in Italia, quelli di Chiari, Gussago, Calcinate, Grantorto, Truccazzano, Osimo, Offagna, Santa Palomba, Melfi, Cagliari e Fiumicino, Conad intende salvarne soltanto due (Chiari e Grantorto), con una conseguenza negativa per tutti i dipendenti che operano in questi centri, che diventeranno anche loro esuberi e su cui al momento non è possibile fornire un numero preciso”. 

Ma quali sono i motivi per cui l'ultimo incontro si è concluso con una rottura? “Sono tre le nostre richieste disattese, che hanno portato allo scontro – spiega ancora Dell'Orefice – Per prima cosa abbiamo chiesto all'azienda di prendersi la responsabilità per il personale delle sedi logistiche, ma abbiamo ricevuto una risposta negativa. Per secondo abbiamo chiesto alle singole cooperative di garantire l'occupazione al personale delle funzioni centrali, figure professionali per cui Conad spesso si rivolge a società di servizi. Inoltre abbiamo chiesto anche la disponibilità degli altri consorziati Conad non coinvolti nel passaggio di poter assumere figure che attualmente risultanto in esubero. Il terzo punto, che poi è quello che ha fatto saltare il banco, riguarda la riduzione di superficie dei punti vendita e dell'organico, con Conad che chiedeva di isolare gli esuberi con una cig a zero ore, prima dell'effettivo passaggio”. Se si riuscisse a trovare una soluzione a questi tre punti, la trattativa sarebbe tutta in discesa.

Auchan-Conad, la questione della sovrapposizione

Un'altro problema, sollevato anche dall'Antitrust, è quello della sovrapposizione, come ricorda Di Labio della Filcams Cgil: “Sulla trattativa pesa anche l'eventuale esito della fase istruttoria con l'Antitrust che dovrebbe concludersi il 20 Gennaio 2020. Conad dichiara che alla fine saranno pochi i negozi sui quali ci potranno essere problemi, se così fosse significa che parliamo di territori in cui Conad ha molti altri punti vendita, si prenda la responsabilità di ricollocare le persone''.

Secondo la Filcams Cgil "la trattativa gira intorno agli stessi argomenti ormai da troppo tempo, Conad non ha più margini, o si prende la responsabilità di mettere sul tavolo soluzioni di salvaguardia occupazionale e viene a contrattare realmente il piano di riorganizzazione o lo scontro si farà sempre più duro". 

Una questione, quella della sovrapposizione, tutt'altro che da sottovalutare, come sottolinea il segretario Fisascat Dell'Orefice: “Il limite della copertura territoriale è del 25%, ma con il passaggio dei punti vendita ex Auchan e Sma a Conad, ci sono zone in cui questa percentuale va ben oltre il limite: basti pensare che a Napoli si arriva ad una copertura di mercato intorno all'80%, a Cagliari al 75%, ad Olbia tra il 75 e l'80% e addirittura a Roma si arriva al 90-100%.” Un modo per risolvere questo problema sarebbe la cessione dei punti vendita a terze parti ma, stando a quanto rivela Dell'Orefice, sono ancora molti i negozi nel limbo: “Sulla cessione a terzi c'è una vera e propria nebulosa. Ci sono 31 punti vendita di cui si era parlato di una trattativa per la cessione già avviata, ma di cui non abbiamo avuto più notizie. A questi vanno aggiunti altri 84 punti vendita di cui non esiste alcuna notizia sul possibile futuro”.

L'incontro al Mise e lo sciopero saranno due giornate cruciali per capire quale sarà la strada da intraprendere: “Proveremo a fare la mobilitazione per far cambiare idea all'azienda – conclude Dell'Orefice – ma ci rendiamo conto che la partita non è scontata e l'esito è tutto da costruire. Le variabili in campo sono molte”.

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