Senza fiducia a Cottarelli l'aumento dell'Iva è più vicino (ma non inevitabile)

Ci sono due strade per scongiurare l'aumento dell'Iva nel 2019: ma sono strettissime

Senza la fiducia al governo Cottarelli, e i numeri sono davvero emblematici a tal proposito, è più vicino l’aumento dell’Iva da 12,5 miliardi.

Infatti senza un esecutivo operativo scatteranno automaticamente le clausole di salvaguardia che prevedono un incremento dell’Iva nel 2019. In un tale scenario, a partire dal primo gennaio 2019 l'aliquota ordinaria passerebbe dal 22 al 24,2%, mentre quella ridotta salirebbe dal 10 all'11,5%. Negli anni successivi la situazione potrebbe peggiorare, fino a portare l'Iva ordinaria al 25% nel 2021 e quella agevolata al 13% nel 2020.

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L'esecutivo resterebbe in carica praticamente solo per gli affari correnti. In assenza di una maggioranza, il Governo dovrà dimettersi immediatamente e proseguire il percorso di gestione dell’ordinaria amministrazione già seguito dal Governo Gentiloni. Una finanziaria scritta da un governo senza fiducia è un caso rarissimo. 

Aumento Iva 2019

Un governo politico, qualsiasi governo politico, avrebbe messo mano al problema. Ma lo stesso Cottarelli ieri ha chiarito che potrà lavorare alla legge di Bilancio solo se otterrà la fiducia.

Altrimenti a settembre, subito dopo la pausa estiva, il nuovo governo varerà una nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, che confermerà le previsioni del Def approvato da Pier Carlo Padoan, compreso l'aumento dell'Iva per 12,5 miliardi.

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La legge di bilancio, secondo questo scenario molto probabile, non farà che prendere atto dell'aumento e poi metterà in cantiere altri 15 miliardi di tagli e nuove entrate, il tutto per garantire all'Europa la correzione dei conti prevista dai patti. 

Come scongiurare l'aumento Iva

Il governo che entrerà in carica dopo il probabile voto di settembre-ottobre (sempre se ci sarà una maggioranza chiara) dovrà portare la legge di Bilancio all'approvazione entro la fine dell'anno. Se vorrà modificarla, come ricostruisce oggi il Giornale dovrà trovare le risorse necessarie nel tempo brevissimo dell'iter parlamentare. Difficilissimo, non impossibile.

Un’ulteriore opzione ricordata oggi dal Sole 24 Ore potrebbe essere quella di ricorrere a un decreto legge di fine anno per lo stop agli aumenti Iva nel caso in cui la legge di bilancio non dovesse essere approvata prima del 31 dicembre. Ma è chiaro che con i tempi ristretti diventerà molto difficile recuperare le risorse necessarie per sterilizzare le clausole e far fronte alle cosiddette spese indifferibili (circa 2-3 miliardi).

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L’Italia è il Paese dell’Eurozona dove l’Iva è cresciuta di più: ben 10 punti dal 1973, quando l’aliquota era al 12%, al 22% di oggi. Seguono la Germania, con una variazione di +8 punti (dall’11% al 19%), l’Olanda, con un aumento di 5 punti (dal 16% al 21%), l’Austria e il Belgio, con aumenti rispettivamente del 4% e del 3%. La Francia è l’unico Paese presente in questa comparazione che non ha registrato alcun incremento. In Italia l’Iva è stata alzata 9 volte dopo la sua introduzione e nessun Paese dell’area euro l’ha innalzata tanto quanto l’Italia.

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