Aumento Iva, una 'mannaia' sui consumi: "Stangata da 687 euro a famiglia"

Secondo Confesercenti l'aumento delle aliquote si tramuterebbe in un macigno per gli italiani. Intanto, dopo le conferme di Tria, arriva la risposta di Di Maio: "Spero sia stato frainteso"

Foto di repertorio

L'aumento dell'Iva a gennaio 2020 ci sarà o no? A sentire il ministro dell'Economia Tria, in assenza di altre soluzioni, lo scatto delle aliquote dovrebbe essere inevitabile. Di Maio oggi è intervenuto per gettare acqua sul fuoco, ma la possibilità che dal prossimo anno l'aliquota ordinaria passi dal 22 al 25,2%, con quella ridotta che invece salirebbe al 13%, è un'ipotesi che spaventa tutti. Entro fine anno vanno trovati 23 miliardi di euro, altrimenti questa nuova mannaia si abbatterà sugli italiani, andando a colpire, come spesso succede, le famiglie e le imprese, già vessate e schiacciate da una tassazione che risulta tre le più alte d'Europa.

Aumento Iva, stangata da 687 euro a famiglia

Uno studio della Cgia di Mestre ha evidenziato come un eventuale 'baratto' tra l'aumento dell'Iva e una diminuzione dell'Irpef provocata dall'introduzione della flat tax sarebbe una 'mossa' sconveniente per la maggior parte dei cittadini. Ma in caso di aumento delle aliquote, quanto sarebbe alta la 'batosta' per le famiglie italiane? A quantificare il 'macigno' ci ha pensato Confesercenti, che in una nota ha spiegato quali potrebbero essere gli effetti sull'economia italiana nel caso in cui scattassero le temutissime clausole di salvaguardia: “L’aumento delle aliquote Iva sarebbe una stangata da quasi 28 miliardi di euro su imprese e famiglie, per le quali il conto sarebbe di 687 euro l’anno in più a parità di consumi. Una batosta abbastanza forte da annullare del tutto le misure di espansione del reddito adottate dal governo”.

Secondo l'associazione di categoria che rappresenta le imprese italiane del commercio, l'aumento dell'Iva si tramuterebbe in una mannaia sui consumi e di conseguenza sul Prodotto Interno Lordo: “Considerando l’importanza dei consumi per la nostra economia, preservare il potere d’acquisto delle famiglie è un passaggio necessario per rafforzare le prospettive di crescita. Gli aumenti previsti dalle clausole, secondo le stime Cer per Confesercenti, provocherebbero nel prossimo biennio una riduzione di 10 miliardi della spesa delle famiglie. Una mannaia sui consumi e quindi sul Pil, che aggraverebbe le già deboli condizioni di salute della nostra economia”. 

“Esponenti del governo e della maggioranza – continua Confesercenti - hanno assicurato che gli aumenti anche se incorporati nel Def, non ci saranno. Bene, anche se c’è da chiedersi a questo punto se il meccanismo del Def non sia diventato un generatore di incertezza visto che, probabilmente, sapremo come andrà a finire solo in autunno con la Nota di aggiornamento”.

Proprio per evitare questa 'sciagura' per le famiglie italiane, Confesercenti chiede al Governo di chiarire la situazione e di rendere ufficiale il blocco delle clausole: “Per questo, chiediamo di mettere nero su bianco subito la cancellazione delle clausole. Procedendo, allo stesso tempo ad un piano rigoroso per reperire le risorse da una spending review più incisiva, da un maggiore e più efficiente contrasto all’evasione, da una Web Tax che faccia pagare il giusto a chi opera sul mercato italiano, così come dalla lotta all’abusivismo e alla contraffazione, buchi neri che sottraggono miliardi di risorse al mercato legale e al fisco. Il passo successivo deve essere progettare un graduale – e certo – percorso di riforma dell’Irpef”.

Incubo aumento Iva: le famiglie rischiano di pagare 500 euro in più

 “L’introduzione della flat tax ad aliquote Iva invariate – conclude Confesercenti - sarebbe un passo decisivo in questa direzione: se considerate nel loro insieme, infatti la riduzione dell’Irpef e il non aumento dell’Iva potrebbero incrementare di 10 miliardi la variazione annua dei consumi. Ciò consentirebbe di riportare l’incremento del Pil al di sopra dell’1%: una soglia che oggi appare lontana, ma che rappresenta un obiettivo minimo se davvero si vogliono restituire prospettive alla nostra economia”.

Di Maio: "Spero Tria sia stato frainteso"

Nel corso degli ultimi mesi sia Di Maio che Salvini hanno assicurato che le clausole di salvaguardia non sarebbero scattate, evitando il temuto aumento dell'Iva. Poi, nei giorni scorsi, le dichiarazioni del ministro Tria hanno riacceso il dibattito: "Lo scenario tendenziale del Def incorpora i rialzi dell'Iva e delle accise". Frasi che non sono certo passate in sordina e su cui oggi si è espresso il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, a margine dell'Assemblea dei presidenti delle Camere di Commercio di Unioncamere: "Spero che il ministro Tria sia stato frainteso. Noi lavoriamo con la Lega, con Viceministri Castelli e Garavaglia". 

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