L'aumento di Iva e accise è confermato (in attesa di alternative): parola del ministro Tria

Il ministro dell'Economia Giovanni Tria, in audizione sul Def in commissione Bilancio al Senato: "Lo scenario tendenziale del Def incorpora i rialzi dell'Iva e delle accise". L'aumento dell'Iva potrebbe scattare a partire dal 1° gennaio del 2020

Ansa

Parole che non aggiungono nessun elemento di sorpresa, ma che certificano il quadro attuale. "La legislazione vigente in materia fiscale è confermata in attesa di definire nei prossimi mesi misure alternative". Così il ministro dell'Economia Giovanni Tria, in audizione sul Def in commissione Bilancio al Senato, aggiungendo che "lo scenario tendenziale del Def incorpora i rialzi dell'Iva e delle accise". I vicepremier Salvini e Di Maio a più riprese hannoa ssicurato che "le clausole Iva non sono scattate e non scatteranno": ma non sarà semplice passare dalle parole ai fatti. E le parole di Tria lo dimostrano una volta di più.

Il Def secondo Tria "conferma i pilastri dell'azione di governo", indicando alcuni orientamenti come "il rilancio degli investimenti", il sostegno alle imprese per l'innovazione tecnologica e il riordino del sistema fiscale". Per la fiducia degli investitori "saranno importanti i piani del governo e l'incisività delle riforme, ma anche gli orientamenti del Parlamento sulla politica di bilancio" ha spiegatio Trria in audizione sul Def. "Ci auguriamo di rivedere al ribasso la spesa per gli interessi", auspica il ministro osservando che "il livello dei rendimenti sui titoli di stato italiani è ancora troppo alto alla luce dei fondamentali della nostra economia".

"Le riforme sono la via maestra per la crescita dell'economia" ha aggiunto senza entrare nel dettaglio, e"l'aggiustamento di bilancio per consentire il raggiungimento degli obiettivi di bilancio del Def nel triennio 2020-22 è significativo".  L'alto debito pubblico "rappresenta sia una sfida che un vincolo per la politica di bilancio" ha detto il ministro dell'Economia. I dati dei primi due mesi dell'anno sono "incoraggianti, la produzione ha invertito il trend negativo" e questi elementi "lasciano ritenere che la previsione per il 2019 sia equilibrata".

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Aumento dell'Iva: chi pagherebbe il prezzo più caro

Come stanno davvero le cose? L'aumento dell'Iva potrebbe scattare a partire dal 1° gennaio del 2020, a meno che il Governo non riesca ad impedire alle clausole di salvaguardia di scattare. Infatti, come previsto dalla legge di Bilancio redatta da Lega e Movimento 5 Stelle, dal 2020 è in programma un aumento dell'Iva al 25,2%, che poi passerà al 26,5% nel 2021. Un'eventualità ancora lontana, ma se tutto ciò divenisse realtà le famiglie italiane in media andrebbero a spendere circa 538 euro in più l'anno.

In base a credibili stime del Sole 24Ore l'incremento di spesa sarebbe un macigno soprattutto per i nuclei familiari più numerosi e per le imprese. Le Regioni in cui si pagherebbe di più l'eventuale aumento dell'Iva sarebbero Lombardia e in Trentino Alto Adige, con una aggravio che oscilla tra i 658 e i 654 euro, anche se in termini percentuali il 'conto' più salato sarebbe quello delle famiglie dell'Emilia Romagna, dove l'aumento medio sarebbe di 629 euro. La vera stangata sarà quella per le famiglie con più di 3 figli, con un vero e proprio salasso a 743 euro annui. Ma secondo altre stime l'extraprelievo sfiorerebbe addirittura 900 euro a famiglia in certi casi.

Che cosa aumenta se aumenta l'Iva? L'eventuale aumento dell'Iva provocherebbe rincari su ogni genere di prodotto. Tra i più colpiti i beni con l'aliquota al 22% come calzature o capi d'abbigliamento, mentre l'effetto sarebbe minore per i beni tassati al 4% come pasta, pane o verdura. L'effetto non risparmierebbe neanche i prodotti con l'aliquota al 10% con un conseguente aumento dei prezzi anche per il pesce e la carne.

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