Banca Carige in crisi, taglia mille dipendenti e chiude 121 filiali

Entro il 2020 l’organico dovrebbe scendere a quota 3.900 contro i 4.873 di fine 2016, gli sportelli passeranno invece da 576 a 455. I sindacati: "Accanimento contro i lavoratori per rilancio della banca"

Il nuovo piano industriale di Banca Carige 2017-2020 prevede la riduzione di circa mille dipendenti e la chiusura di circa 121 filiali, di cui 58 già chiuse nel primo semestre di quest’anno e le restanti 63 da chiudere entro il 2018. E’ quanto si apprende dalle slide dell’istituto fornite in occasione della presentazione del piano da parte dell’Ad Paolo Fiorentino.

Nell’arco di piano si tratta di una riduzione del 20% delle risorse umane – in aumento di oltre il 100% rispetto a quelli previsti nel precedente piano di febbraio – e del 20% degli sportelli.

Entro il 2020 l’organico dovrebbe scendere a quota 3.900 contro i 4.873 di fine 2016, gli sportelli passeranno invece da 576 a 455.

Banca Carige, accanimento contro lavoratori

“Siamo stupefatti che, nell’individuare quale elemento fondamentale di rilancio della banca la presenza di una base di clienti resiliente e fedele, ci si accanisca contro i lavoratori, ossia coloro che hanno permesso che questa fedeltà si mantenesse, rimediando ai danni reputazionali provocati dalle cattive gestioni dei vertici”. Questo è il commento di Giulio Romani, segretario generale di First Cisl, al nuovo piano industriale di Carige, che prevede ulteriori 500 esuberi rispetto a quanto precedentemente definito, portando a 1000 il totale delle uscite.

“Volontarietà e sostenibilità sociale devono essere i punti fermi della gestione delle ricadute occupazionali – aggiunge Romani -, mentre è chiaro che non ci sono spazi per ulteriori sacrifici retributivi in una banca che ha già un livello di costo unitario del personale al di sotto della media di sistema in virtù dello straordinario senso di responsabilità mostrato in questi anni dai lavoratori e dal sindacato”.

“Piuttosto – conclude Romani -, osserviamo che ancora una volta ci troviamo di fronte a stantie formule basate sul taglio di dipendenti e di filiali, sulla cessione degli npl, su esternalizzazioni di professionalità e sulla mera riorganizzazione dei processi e dei modelli organizzativi, mentre poco o nulla si innova dal lato dei prodotti e dei servizi”.

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