Banca Etruria, tutti assolti al primo processo per il crack dell'istituto aretino

Per il Tribunale di Arezzo non ci fu alcun ostacolo a Vigilanza. Prosciolti l’ex presidente dell’istituto bancario aretino Giuseppe Fornasari, l’ex dg Luca Bronchi e il direttore centrale Davide Canestri. Crolla il castello di accuse

AREZZO - Assolti: un colpo durissimo per gli inquirenti, e anche inaspettato. Il giudice del tribunale di Arezzo, Anna Maria Loprete ha azzerato in primo grado il castello di accuse della procura aretina nel primo filone del processo per il crack della Banca Etruria che vedeva imputati per ostacolo alla vigilanza l'ex direttore generale Luca Bronci, l'ex presidente del cda dal 2011 al 2014 Giuseppe Fornasari, e l'attuale direttore centrale Davide Canestri.

Il filone d'inchiesta risale alla fine del 2013, quando gli ispettori di Banca d'Italia, in una relazione, avevano evidenziato possibili criticità di rilevanza penale nel bilancio 2012 dell'istituto bancario aretino. Per gli imputati il procuratore della Repubblica di Arezzo Roberto Rossi e il pm Julia Maggiore avevano chiesto due anni e otto mesi per Fornasari e Bronchi e due anni per Canestri, mentre Bankitalia aveva presentato istanza di risarcimento danni per 320mila euro. 

"IL FATTO NON SUSSISTE". I tre erano erano accusati di aver finanziato con 10,2 milioni gli acquirenti della società Palazzo della Fonte, che inglobava il patrimonio immobiliare dell'Etruri. Il Giudice ha smontato la tesi della procura sentenziando che "il fatto non sussite".

"IL FATTO NON COSTITUISCE REATO". Il colpo più duro per gli inquirenti, e anche inaspettato arriva invece per quanto riguarda il presunto occultamento dei crediti deteriorati: nel bilancio 2012 sarebbero stati fatti apparire come crediti incagliati e dunque ancora recuperabili causando l'errore di Bankitalia che pretese un aumento di capitale inferiore rispetto a quello necessario. 'Il fatto non costituisce reato', si legge nel dispositivo della sentenza.

Una sentenza che potrebbe compromettere o modificare l'esito degli altri procedimenti aperti su Banca Etruria per truffa, fatture false, bancarotta, conflitti di interesse: tutti processi che si basano sull'assunto che gli ex manager fossero a conoscenza del dissesto e lo nascondessero volontariamente a Bankitalia.

Il tribunale ha dato ragione alla difesa che ha sostenuto che gli imputati avevano comunicato a Bankitalia tutti gli elementi fondamentali, e che l'operazione aveva avuto il via libera dalla Consob. "Sui crediti deteriorati - aggiungono - sono stati rispettati i criteri internazionali di contabilità e accantonamento".

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