Popolare di Bari, un'altra banca da salvare: arriva il decreto del governo

Il Consiglio dei ministri tornerà a riunirsi per affrontare la vicenda della crisi della Banca Popolare di Bari. Per i salvataggi delle banche lo Stato ha speso 10 miliardi in 4 anni

Conte e Gualtieri, foto Ansa

Per tutti, da Giuseppe Conte al ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, la priorità - almeno a parole - è quella di tutelare i risparmiatori, a qualsiasi costo. Ecco perché "a breve", domenica sera alle 21, il Consiglio dei ministri tornerà a riunirsi per affrontare la vicenda della crisi della Banca Popolare di Bari, con l'obiettivo di "tutelare tutti i risparmiatori" e il "sistema creditizio del Sud" e per "rilanciare" l'istituto.

Banche, la protesta delle "vittime" della Popolare Bari

Dopo la riunione straordinaria del Consiglio dei ministri, cui in polemica non ha preso parte Italia Viva, Giuseppe Conte chiarisce quali sono gli obiettivi del governo: "Non tuteleremo alcun banchiere, non agiamo a protezione dei banchieri", assicura il presidente del Consiglio, in vista della riunione del Cdm che si tiene prima dell'apertura dei mercati, lunedì mattina. Il governo dovrebbe varare un decreto a favore dell'istituto di credito pugliese.

Un decreto per la Popolare di Bari, le posizioni di Di Maio e Renzi

Sul tema è intervenuto anche Luigi Di Maio, chiedendo tempo. In un post su Facebook, il capo politico del M5s frena la "corsa" al decreto di salvataggio, chiedendo che prima si tenga una riunione del Consiglio dei ministri in cui si faccia un po' di "chiarezza" sulle responsabilità della crisi dell'istituto. Poi il ministro degli Esteri chiede che la banca, una volta salvata, venga nazionalizzata. Infine, il M5s - ricorda Di Maio - ha proposto l'apertura di una commissione parlamentare d'inchiesta da almeno un anno: "E' ora di eleggere il presidente di quella commissione che potrebbe aprire il vaso di Pandora".

I ministri di Italia Viva avevano deciso di disertare il Cdm che aveva sul tavolo il dossier della Banca Popolare di Bari. Renzi vorrebbe le 'scuse' dei pentastellati: "Sorrido sotto i baffi perché noi non avevamo messo un miliardo per le banche, ma ci hanno fatto un sacco di polemiche, ora toccherà a M5s farlo. Se bisogna salvare i risparmiatori è giusto farlo, ma chi ha raccontato balle dovrà avere il coraggio di dire alla fine 'lo abbiamo attaccato ingiustamente'. Il tempo è galantuomo".

Banche, torna la paura: la corsa per salvare la Popolare di Bari

Sulla Popolare di Bari c'è stata una "grave scorrettezza, ma il governo non rischia", ha detto Matteo Renzi in una intervista al Corsera. "L'altra sera - ricostruisce - si è consumata una grave scorrettezza. Prima il premier ha rassicurato tutti sul fatto che non vi sarebbe stato alcun decreto legge. Poi, all'improvviso, si sono convocati i ministri mezzora prima su un testo tutto da verificare. Questo non è il modo di procedere. Ho visto che Conte si è scusato, lo apprezzo. Per noi l'incidente è chiuso". Ma il governo rischia di cadere sulla Banca Popolare di Bari? "Per me no", rimarca Renzi.

Salvataggio Banca Popolare di Bari: cosa farà il governo?

"E' doveroso che il governo intervenga per garantire la piena tutela dei risparmiatori, che non corrono alcun rischio, e del tessuto imprenditoriale sostenuto dalla Banca Popolare di Bari. Peraltro il piano che ho illustrato venerdì al Consiglio dei Ministri presenta caratteri molto innovativi e positivi". A dirlo, in un’intervista al Messaggero, è il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Stasera, come detto, dovrebbe convocarsi il Cdm per fare un decreto proprio a tutela dei risparmiatori.

"A sostegno della solidità dell’istituto barese - spiega Gualtieri - vi sarà l’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi, che in passato la Commissione europea aveva discutibilmente impedito per vicende analoghe e che invece, come ha riconosciuto la Corte di giustizia dell’Ue, non può essere considerato come un aiuto di Stato perché le sue risorse sono interamente apportate dal sistema bancario privato. In secondo luogo - prosegue - il potenziamento delle capacità patrimoniali del Mediocredito Centrale, che il governo vuole rendere una vera banca pubblica di investimento, consentirà di concorrere al rilancio della Banca Popolare di Bari nel quadro di un più ampio disegno che punta a sostenere lo sviluppo del sistema del credito del Sud, che richiede la presenza di intermediari finanziari focalizzati sul territorio, a sostegno delle famiglie e capaci di favorire la crescita delle imprese meridionali".

Negli ultimi quattro anni le crisi bancarie si sono moltiplicate. E questa della Popolare di Bari è la prima emergenza di un istituto di credito che l'esecutivo Conte II deve affrontare. Per la Popolare di Bari il premier ha le idee chiare: "L'intervento avverrà attraverso uno strumento nella pancia di Invitalia e Mediocredito centrale. Cerchiamo di fare di necessità virtù. Assicureremo a Mediocredito centrale le necessarie risorse per poi, con un fondo interbancario, intervenire per rilanciare la Popolare di Bari. Avremo una sorta di Banca del Sud degli investimenti a partecipazione pubblica".

Per i salvataggi delle banche lo Stato ha speso 10 miliardi in 4 anni

In termini di liquidità, negli ultimi quattro anni lo Stato italiano ha speso oltre 10 miliardi di euro per i salvataggi bancari, che potrebbero lievitare a oltre 15-20 miliardi di euro. Il conto definitivo, secondo quanto si rileva da una ricostruzione dell'Osservatorio dell'Università Cattolica di Milano, dipende da due incognite. "In primo luogo - spiega l'Agi - da quanto si ricaverà dalla vendite delle sofferenze delle Banche Venete per rientrare dei 6,4 miliardi di euro di garanzie del governo concessi a Banca Intesa. Sempre sulle banche Venete ci sono poi anche altri 12,4 miliardi di garanzie statali, che non è ancora possibile sapere se verranno impiegate o meno. Comunque finora lo Stato è intervenuto, o si è impegnato a intervenire per coprire parzialmente le perdite di Mps e delle due banche venete e, più in generale, per salvaguardare, in caso di crack bancario, i risparmiatori depositanti sopra i 100 mila euro (i depositanti con meno di 100 mila euro sono coperti dai rischi), oltre agli azionisti e agli obbligazionisti ritenuti truffati".

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