Busta paga più ricca, arriva il bonus: 40 o 60 euro al mese (a seconda della platea)

L'esecutivo deve decidere se detassare gli stipendi di chi guadagna fino a 26mila euro l'anno o concedere un sostegno ai lavoratori incapienti. In quest'ultimo caso il bonus potrebbe arrivare a 730 euro l'anno. Ma per i sindacati le risorse sono insufficienti

Foto di repertorio

Messo in soffitta l’assegno unico per i figli, il governo punta tutto sulla riduzione del cuneo fiscale: un bonus da 40 euro in busta paga (o 500 euro in un’unica soluzione) da destinare ai lavoratori che guadagnano meno di 26mila euro l'anno. In realtà sul tavolo c’è anche un’altra ipotesi: quella di dare un sostegno economico ai così detti lavoratori incapienti (precari, collaboratori a basso reddito, part time involontari etc). In questo caso non si potrebbe più parlare di taglio del cuneo fiscale (non sarebbe una detassazione), ma di vero e proprio "bonus". Tecnicismi che forse ai lavoratori interessano il giusto.

Lavoratori poveri, ipotesi bonus da 60 euro

A caldeggiare questa seconda ipotesi è soprattutto il vice ministro dell'Economia Antonio Misiani. La platea dei working poors è stata stimata dal governo in circa 3 milioni e 700 mila occupati che dal 2008 ad oggi hanno visto diminuire il proprio reddito pro-capite. Si tratta di lavoratori che non percepiscono gli 80 euro di Renzi, ma che possono contare in parte sul reddito di cittadinanza per incrementare il proprio salario. Ciò vuol dire che considerate le risorse a disposizione (circa 2,7 milioni) ad ogni lavoratore spetterebbe un bonus di 60 euro al mese o 730 euro in un’unica soluzione.  

Bonus in busta paga: la coperta è corta (per ora)

Il governo si trova dunque di fronte ad una scelta. Se si decidesse di "accontentare" la platea dei lavoratori sotto i 26mila euro l’anno (in sostanza i beneficiari degli 80 euro), il bonus partirà a luglio 2020. Il motivo è presto detto: i 2,7 milioni di euro disponibili per il 2019 non basterebbero a garantire 40 euro in busta paga per i primi dodici mesi. Per il 2021 il fondo a disposizione sarebbe invece di 5,4 milioni. Il prossimo anno inoltre saranno più chiari gli esborsi per il reddito di cittadinanza, che grazie ad una stretta sugli abusi, costerà meno. E dal primo gennaio 2022 si libereranno anche le risorse destinate a quota 100 (che non sarà rinnovata). Si ragiona dunque in un'ottica pluriennale, ma è chiaro che il governo vuole dare subito un segnale. 

Come verrà erogato il bonus?

Ancora da decidere invece le modalità di erogazione del "bonus". Un unico versamento da 500 euro o un piccolo aumento per ogni mensilità? L’esecutivo deciderà probabilmente sulla base di quella che, secondo i tecnici, sarà la modalità che garantisce una spinta più incisiva sui consumi. 

Bonus in busta paga, i sindacati scettici: "Risorse non sufficienti"

Per i sindacati tuttavia i soldi non bastano. "Purtroppo ad oggi le risorse stabilite non sono sufficienti per promuovere una effettiva riduzione del cuneo fiscale a favore delle buste paga dei lavoratori dipendenti". Ad affermarlo, alla fine dell'incontro avvenuto ieri al Mef tra Governo e sindacati sul cuneo fiscale, è il segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga, presente al tavolo.

"Abbiamo chiesto al Governo - sottolinea - una verifica tecnica per valutare la possibilità di incrementare le risorse per quello che risulta essere un 'provvedimento bandiera' di questo governo ma che, con uno stanziamento non adeguato, potrebbe non ottenere i risultati sperati. Di certo è positivo che si intenda operare sulla parte fiscale e non contributiva del cuneo per evitare conseguenze sulle future pensioni dei lavoratori".   

Risorse "insoddisfacenti" anche per la Uil. "Il taglio delle tasse deve essere percettibile altrimenti è inutile. Il governo ha detto che studieranno la situazione e questo è già positivo ", dice il segretario Domenico Proietti. L'esecutivo è ora chiamato a trovare la quadra: a partire dal 20 ottobre il ddl sbarcherà in Parlamento per l'avvio della sessione di bilancio che deve concludersi entro il 31 dicembre. 

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