Bonus fino a 600 euro (l'anno), il piano del Governo per le detassazioni in busta paga

Uno "sforzo" da 3 miliardi di euro per le casse dello Stato ma che appare sempre più irrinunciabile in un paese in forte difficoltà economica: secondo una recente indagine oltre 200mila famiglie si sono indebitate per avere un figlio

Un taglio del cuneo fiscale da quasi 3 miliardi di euro. Anzi, 2,943 miliardi in termini di cassa per il solo 2020 almeno rispetto a quanto si legge in una bozza del decreto legge per il taglio del cuneo fiscale e nella relazione tecnica al provvedimento.

Secondo lo schema presentato dalla maggioraza dal primo luglio 2020 arriverà un taglio delle tasse di cui beneficeranno i dipendenti con redditi fino a 40mila euro annui.

E il "bonus" potrà arrivare a 600 euro l'anno per i redditi tra 26.600 euro a 28 mila euro l'anno, a 480 euro annui per chi arriva a 35 mila euro l'anno. Per chi ha un reddito compreso tra 35 mila e 40 mila euro l'anno il beneficio parte da 400 euro fino ad azzerarsi.

Secondo quanto si legge nella relazione illustrativa il taglio è "di 600 euro se il reddito complessivo è superiore a 26.600 euro ma non a 28.000 euro; per redditi superiori a 28.000 euro ma non a 35.000 euro l'importo di 600 euro decresce linearmente fino a raggiungere un valore di 80 euro mensili; per redditi superiori a 35.000 euro l'importo di 480 euro continua a decrescere linearmente fino ad azzerarsi al raggiungimento di un livello di reddito pari 40.000 euro".

Oltre 200mila famiglie si sono indebitate per avere un figlio

Uno sforzo importante per le casse dello stato ma necessario. Quanto meno a vedere gli ultimi dati di uno studio che mostra come 210.000 famiglie hanno chiesto un prestito per sostenere le spese necessarie all’arrivo di un figlio.

Avere un figlio costa e sempre più famiglie non riescono a sostenere tali spese come spiega l’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat.

Nel corso degli ultimi 3 anni, circa 210.000 famiglie, ovvero il 13,3% del campione analizzato, hanno chiesto un prestito per sostenere i costi legati alla gravidanza o al primo anno di vita del figlio. Passato questo periodo il quadro non cambia e, anzi, con l’arrivo delle spese legate al nido privato o alla babysitter, sono ancora più numerosi i genitori costretti a fare affidamento a terzi per far quadrare il bilancio familiare.

Secondo quanto emerso dall’indagine, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione italiana con figli di età compresa fra 0 e 3 anni*, per le sole spese “ordinarie” legate ai 9 mesi di gravidanza – includendo quindi, ad esempio, visite, analisi, farmaci, abbigliamento, culla e tutto il necessario in vista dell’arrivo del bebè – in media si spendono 3.411 euro per il primo il primo figlio e 2.754 euro dal secondo in poi. La prima gravidanza, insomma, pare costare il 24% in più.

Importi sufficienti a mettere in difficoltà molte famiglie se si considera che per il 52,6% dei rispondenti risparmi e contributi statali non sono stati sufficienti e pertanto si è fatto ricorso all’aiuto di terzi: nella maggior parte dei casi sono stati i nonni a saldare il conto (43,5%), ma sono molte, circa 125.000, le famiglie che hanno chiesto un prestito già durante i 9 mesi della gravidanza.

In particolare, nel 5,2% dei casi il prestito è stato chiesto ad un familiare, mentre nel 3,4% a una società di credito. A livello territoriale, la tendenza a chiedere un prestito è maggiore nelle regioni del Meridione, più bassa tra le famiglie del Nord Est.

E la platea di chi ha fatto ricorso ad un finanziamento potrebbe essere ben più ampia se, oltre a quelle ordinarie, si considerano anche le spese straordinarie e importanti che spesso si affrontano in vista dell’arrivo del figlio; la più ricorrente è l’acquisto di una nuova auto (22,3%), ma c’è anche chi ha ristrutturato casa (12,4%), chi ne ha comprata (9,3%) o affittata (7,4%) una più grande o comoda.

Continuando a leggere i dati dell’indagine, si scopre che durante il primo anno di vita del bebè i costi sono addirittura più alti e tra pannolini, pappe, vestitini, visite e altri beni, il conto totale arriva, in media, a 3.577 euro per il primo figlio (poco meno, 2.811 euro, dal secondo in poi). Anche in questo caso sono molti, quasi il 40% dei rispondenti, coloro che hanno dichiarato di aver fatto fronte a tali costi ricorrendo a terzi. Ancora una volta, spesso sono stati i nonni o i familiari stretti a sostenere le spese di tasca propria (29,1%), mentre sono circa 155.000 le famiglie che hanno chiesto un prestito (9,8%), suddivise tra coloro che si sono rivolte ad un familiare (6,2%) o a una società di credito (4,6%).

In questo caso si fa maggiore ricorso al prestito nelle regioni del Centro Italia e, ancora, al Sud; diminuiscono, invece, coloro che sostengono spese straordinarie dopo l’arrivo del figlio: solo il 16% ha cambiato l’auto, il 10,1% ha ristrutturato casa o, l’8,7%, ne ha acquistata una.

L’emergenza italiana sugli asili nido è cosa nota e i dati emersi dall’indagine confermano il quadro; Se già nel biennio 2016 – 2017 Istat evidenziava come i posti disponibili negli asili nido fossero sufficienti solo per coprire il meno del 25% del potenziale bacino d’utenza, l’indagine condotta da mUp Research e Norstat per Facile.it ha concluso che nel 2019 meno di 1 famiglia su 3 ha avuto accesso ad una struttura pubblica.

Per ovviare a ciò, circa il 40% delle famiglie ha fatto ricorso ad una soluzione a pagamento; il 31,7% ha iscritto il figlio ad un nido privato, il 12,5% ha scelto una babysitter per accudire i piccoli in assenza dei genitori.

Considerevoli i costi: per il nido privato nel 2019 gli italiani hanno speso, in media, 531 euro al mese. Gli importi variano sensibilmente lungo lo Stivale, in una forbice compresa tra i 639 euro mensili rilevati nelle regioni del Nord Ovest e i 430 euro/mese nel Meridione.

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Per far fronte a queste spese l’8,5% degli intervistati, pari ad oltre 41mila famiglie, ha chiesto un prestito a familiari o società di credito; percentuale che raggiunge il 15% nelle regioni del Nord ovest, dove i costi sono nettamente più alti.
Di poco inferiore la spesa affrontata da chi ha scelto la babysitter; nel 2019 le famiglie italiane che hanno utilizzato questo servizio hanno pagato, in media, 464 euro al mese.

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