Addio al bonus Renzi? Il governo ci pensa: tre ipotesi in campo

La Lega vorrebbe trasformare gli 80 euro in una detrazione fiscale, ma sul tavolo ci sono anche altre opzioni

Foto di repertorio (ANSA)

A partire dal 2020 il bonus di 80 euro introdotto da Renzi potrebbe sparire dalla busta paga. Questo almeno è quanto hanno fatto capire a più riprese diversi esponenti del governo, a cominciare dal ministro dell’Economia Giovanni Tria.  Secondo il titolare del Tesoro il bonus è stato "un provvedimento tecnicamente sbagliato" e pertanto verrà "riassorbito dalla riforma fiscale". Che cosa significa? Le ipotesi in campo al momento sono sostanzialmente tre.

La prima è che gli 80 euro - che costano allo Stato circa 10 miliardi l’anno - vengano sacrificati sull’altare della flat tax (ammesso che quest’ultima riforma vada in porto, cosa tutt’altro che scontata). In tal caso, per chi guadagna fino a 26mila euro l’anno, gli effetti del taglio dell’Irpef saranno parzialmente compensati (in negativo) dalla scomparsa degli 80 euro. Se come annunciato dalla Lega l’Irpef dovesse scendere al 15%, il saldo in busta paga sarebbe comunque positivo.

Il bonus Renzi diventa una detrazione

La seconda ipotesi, caldeggiata dal Carroccio, è quella di trasformare gli 80 euro in una detrazione fiscale. I beneficiari resterebbero gli stessi, ma il bonus non figurerebbe più come una spesa per le casse dello Stato bensì come una minore entrata. Come scrive oggi il Corriere della Sera, il bonus Renzi diventerebbe "una delle detrazioni e deduzioni alle quali sarà affidata la progressività dell’imposizione fiscale con il regime della flat tax". Questa seconda ipotesi sarebbe quella più vantaggiosa dal punto di vista economico per i lavoratori interessati.  

La terza via: i soldi del bonus Renzi usati per evitare l'aumento dell'Iva

La terza ipotesi è quella invece più funesta. Secondo quanto rivelato qualche giorno fa dalla Stampa, la maggioranza gialloverde potrebbe infatti usare i soldi del bonus Renzi per disinnescare (in parte) le clausole di salvaguardia dell’Iva. Al governo servirebbero 23 miliardi, ma con i 10 del bonus già a disposizione le cose sarebbero più semplici. Per ora nessun esponente del governo ha fatto cenno a questa possibilità, ma considerati i vincoli della finanza pubblica si tratta di un’ipotesi che non può essere esclusa a priori. 

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