Canone unico, la nuova tassa che spaventa i commercianti: "Rischio aumenti fino al 25%"

Confesercenti lancia l'allarme sulla nuova tassa unificata delle imposte locali minori - dal suolo pubblico alla pubblicità - contenuta nella manovra

Canone unico, la nuova tassa che spaventa i commercianti. Foto di archivio Ansa

Il canone unico rischia di portare ad un nuovo aumento della pressione fiscale locale sulle piccole imprese. La nuova tassa unificata delle imposte locali minori, dal suolo pubblico alla pubblicità, da semplificazione potrebbe trasformarsi in aggravio fino al 25% per le piccole imprese ambulanti. A bocciare la misura contenuta nella manovra è la Confesercenti - associazione di categoria che rappresenta le imprese italiane del commercio, del turismo e dei servizi, dell'artigianato e della piccola industria - secondo cui ''la norma prevede che il gettito fiscale del nuovo canone non possa essere inferiore alle imposte che sostituisce, ma non pone alcun limite agli aumenti''. Aumenti che secondo l'associazione possono arrivare, come nel caso del canone pagato dalle imprese ambulanti, anche al 25%.

Canone unico, la nuova tassa che spaventa i commercianti

Di cosa parliamo nello specifico? Tra le novità della manovra 2020 - che tuttavia potrà subire modifiche anche sostanziali nel corso del suo iter parlamentare -, c'è il riordino di Tosap, Cosap e affissioni-pubblicità. Non più tante tasse "minori", ma una tassa unificata, un canone unico, dunque. In sostanza, le prime due sono le tasse o i contributi che si pagano per l'occupazione del suolo pubblico (quelle per esempio usate per mettere i tavolini di bar e ristoranti all'aperto, o per i commercianti ambulanti o per il passo carraio), mentre l'ultima è l'imposta sulla pubblicità che paga chi espone l'insegna di un negozio.

In attesa che i Comuni deliberino il peso effettivo del nuovo canone, inoltre, tutti pagheranno 120 euro al metro quadrato all'anno, una cifra di molto superiore a quella pagata attualmente in buona parte dei casi, sottolinea Confesercenti. Il canone unico rischia dunque di ''configurarsi come un'ulteriore spinta alla pressione fiscale locale, già alta''. Dopo la profonda crisi economica che ha coinvolto il Paese tra il 2008 e il 2013, gli enti locali hanno infatti utilizzato la loro autonomia per contrastare le riduzioni delle basi imponibili. Le imposte dirette locali sono aumentate nel periodo 2010-18 del 43,6% (+7 miliardi), passando dal 7,2 al 9,4% delle imposte dirette totali. La tendenza alla crescita del fisco locale era stata interrotta nel 2016 con il limite posto sull'agibilità delle imposte locali.

"Bloccare di nuovo i tributi locali": la richiesta al governo

Il blocco dei tributi, ricorda l'associazione, è però terminato nel 2019, ''scatenando una nuova ondata di incrementi di imposta: solo nei primi cinque mesi di quest'anno, rileva la Corte dei conti, sono stati 469 i comuni che hanno già deliberato un aumento dell'addizionale comunale, cui vanno aggiunti 3.173 enti che già applicano l'aliquota massima''. "Una valanga di aumenti d'imposta da fermare subito'', sottolinea Confesercenti.

Ed ecco quindi l'appello all'esecutivo: ''E' necessario evitare di peggiorare la situazione: per questo chiediamo al governo di ripristinare il blocco dei tributi locali già attuato nel 2016, che ha dato un po' di respiro a famiglie ed imprese''.

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