Carte di credito nel mirino del "Fisco europeo": come stanno davvero le cose

Solo una proposta, un'ipotesi, ma sono in tanti a sottolineare i potenziali effetti positivi dell'invio degli estratti conto delle carte di credito al Fisco. Solo da questo flusso di dati l'Ue stima un recupero di 1,2 miliardi di euro sulle frodi Iva nelle compravendite online

Carte di credito (foto Ansa, repertorio)

Per ora solo una proposta, ma sono in tanti a sottolinearne i potenziali effetti positivi. Estratti conto delle carte di credito al Fisco: da questo specifico flusso di dati l'Unione europea stima un recupero di addirittura 1,2 miliardi di euro sulle frodi Iva online. Lo si legge nel rapporto di valutazione che accompagna la proposta della Commissione europea per introdurre l'obbligo per le banche di trasmettere i dati alle autorità fiscali nazionali degli stati membri Ue, con l'obiettivo di combattere le frodi transfrontaliere in materia di Iva nel commercio online.

Fisco, ipotesi estratti conto ad Agenzia delle Entrate

Secondo tale proposta in pratica gli operatori delle carte di credito (semplifichiamo: le banche) dovrebbero comunicare tutti gli estratti conto alle autorità tributarie. I dati finirebbero quindi direttamente all'Agenzia delle Entrate che opererebbe tutte le verifiche e gli accertamenti opportuni.

Come ricorda ItaliaOggi, la misura non riguarderebbe tutte le operazioni. Andrebbero segnalate al Fisco solo quelle oltre i 25 pagamenti in tre mesi da parte di uno stesso operatore. In tal modo coloro che fanno un utilizzo sporadico delle carte non verrebbero in alcun modo coinvolti nei controlli automatizzati.

Tutte queste informazioni sarebbero contenute e conservate in una banca dati con cui gli operatori antifrode potrebbero tenere sotto controllo i movimenti a rischio evasione, e soltanto quelli.

Estratti conto carte credito al Fisco: due scenari

Due gli eventuali scenari: le banche dati nazionali potrebbero essere collegate tramite un'interfaccia elettronica, in cui i funzionari antifrode potrebbero cercare le operazioni di pagamento di un determinato fornitore in un determinato periodo. Tale sistema non aggregherebbe tutti i dati relativi ai pagamenti di un determinato fornitore in tutti gli Stati membri, ma li conserverebbe per un decennio circa.

Altra via è quella di memorizzare in maniera centralizzata per due anni di tutti i dati di pagamento per un determinato fornitore su una nuova interfaccia centrale dell'Ue (che non esiste nel 2019), e gestita dalla Commissione. Tutte ipotesi allo stato attuale delle cose, ma il tema è "ricco": la Commissione Ue valuta di poter recuperare ben un miliardo e duecento milioni di euro dalle frodi online.

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Secondo molti osservatori la misura, che potrebbe diventare realtà solo con una cooperazione fiscale tra i Paesi Ue più efficace rispetto a oggi, è una buona idea: i costi per implementarla e sostenerla sarebbero nettamente inferiori alle cifre potenzialmente recuperate.

Fisco, lo schedario "non perdona": in arrivo la nuova arma anti-evasione 

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