Conad-Auchan, ci sono 11mila lavoratori che brancolano nel buio

I sindacati di settore hanno proclamato uno sciopero nazionale temendo che dietro questa operazione si nascondano migliaia di esuberi: abbiamo fatto un po' di chiarezza con Vincenzo Dell'Orefice, segretario nazionale Fisascat Cisl

Foto di repertorio

Dal mese di ottobre ha avuto inizio il passaggio di centinaia di punti vendita a marchio Auchan e Sma sotto il controllo di Conad, un'operazione mastodontica che coinvolge oltre 18mila lavoratori e che sta facendo molto discutere proprio per le diverse note incerte che la stanno caratterizzando. In gioco ci sono oltre 300 negozi ma, al momento, il destino di buona parte di questi non è chiaro, così come non lo è il futuro occupazionale di chi ci lavora. 

Conad-Auchan, facciamo chiarezza sui numeri

Per capire meglio la situazione e conoscere nei minimi dettagli lo stato della vertenza, abbiamo chiesto come stanno le cose a Vincenzo Dell'Orefice, segretario nazionale della Fisascat Cisl, che si sta occupando in prima persona del caso: ''L'operazione ha coinvolto tutto il gruppo Auchan Italia, formato da tre società: Auchan Spa, Sma Spa e Sgd Spa. I numeri complessivi parlano di 259 punti vendita con format minori e 46 ipermercati, un totale di 306 negozi per circa 18mila impiegati''.

Supermercati Conad e Auchan, cambia tutto: la "rivoluzione" entra nel vivo

''Di questi, 33 sono stati già acquistati da un altro gruppo, Arena, e si tratta dei format minori situati in Sicilia. Quindi – chiarisce Dell'Orefice – in realtà il passaggio da Auchan a Conad coinvolge 226 supermercati (format minori) e i 46 ipermercati, per un totale di 272 punti vendita spalmati su tutto il territorio italiano''.

Conad-Auchan, i motivi della rottura con i sindacati

Ma quali sono le ombre su questo caso? Quali sono i motivi che hanno spinto i sindacati ad indire uno sciopero davanti al Mise previsto per mercoledì 30 ottobre? Il segretario Fisascat Dell'Orefice ci ha spiegato quando è avvenuto il “crac”: ''Nei mesi scorsi le società Auchan Spa, Sma Spa e Sgd Spa hanno avviato la procedura di trasferimento dei primi 109 negozi della loro rete che, nel periodo tra ottobre 2019 e marzo 2020, dovranno passare sotto il controllo delle varie società costituite da piccoli imprenditori, che fanno parte del sistema Conad. Perché si è interrotto il confronto? Perché non ci sono state date della garanzie rispetto alle modalità organizzative''. 

''Abbiamo verificato – continua il segretario Fisascat – che anche in casi precedenti, come l'acquisizione da parte di Conad di una “fetta” della rete ex Standa, avvenuta qualche anno fa, il passaggio da un'impresa succursalista ad un'impresa composta da piccoli esercenti, è stata spesso messa in discussione per motivi di organizzazione, suscitando di conseguenza frizioni tra i dipendenti e le aziende''.

Auchan-Conad, perché ci sono oltre 11mila lavoratori in bilico

Come anticipato ad inizio articolo, su 18mila impiegati, ce ne sarebbero 11.350 il cui futuro occupazionale è ancora in bilico. Un fatto che ha messo in allarme i sindacati: ''Sui 18mila lavoratori totali, Conad ci ha dato certezze soltanto per 5.700 dipendenti - continua dell'Orefice – praticamente quelli che fanno parte dei primi 109 negozi che stanno già cambiando insegna in questo momento. Ma restano gli altri 163 negozi e gli 11.350 dipendenti, per cui non abbiamo ancora ricevuto alcuna garanzia''. A preoccupare ancora di più le sigle sindacali sono anche le caratteristiche dei negozi rimasti nel limbo: ''I 109 punti vendita per cui è già iniziata la procedura di trasferimento sono quelli risultati economicamente più performanti – spiega il segretario Fisascat -  ma il rischio nel lasciare nel dubbio i 163 giudicati meno appetibili, è quello di creare un bacino di negozi in perdita con migliaia di esuberi''.

Auchan-Conad, il passaggio dalla grande distribuzione alla distribuzione organizzata

Alla luce dei numeri su negozi e persone coinvolte, è ovvio che siamo di fronte ad un'operazione gigantesca, mai vista prima, che avrà una grande ripercussione su tutto il settore, in quanto si passerà da quella che conosciamo come grande distribuzione, ad una diversa modalità definita distribuzione associata o organizzata, ossia in cui diversi piccoli imprenditori si mettono insieme per formare un unico consorzio, che in questo caso è Conad. 

Da Mercatone Uno a Conad/Auchan: ci sono migliaia di lavoratori in bilico

''Il passaggio sotto il controllo di piccoli dettaglianti – spiega Dell'Orefice – potrebbe avere anche altre ripercussioni: ci potremmo trovare di fronte ad aziende con meno di 50 addetti, per cui ad esempio non può essere richiesta la cassa integrazione, o addirittura sotto i 15 dipendenti, casi in cui non viene applicato lo statuto dei lavoratori. Inoltre, con il passaggio alle dipendenze di un piccolo imprenditore, non è detto che quest'ultimo possa confermare il posto di lavoro a tutti gli impiegati della sede''.

Auchan-Conad, cosa chiedono i sindacati

A preoccupare i sindacati è ovviamente il destino di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie, motivo per cui in occasione dell'incontro al Mise i rappresentanti sindacali chiederanno delle risposte concrete: ''Noi vogliamo che si facciano carico del recupero occupazionale, se per i 5.700 lavoratori dei primi 109 negozi abbiamo ricevuto delle garanzie, per gli altri 163 negozi (e oltre 11mila dipendenti) brancoliamo nel buio più assoluto – spiega a Today Vincenzo Dell'Orefice – Tra l'altro, c'è una premessa da fare: quando le parti imprenditoriali interessate dalla cessione delle quote di controllo di Auchan raggiunsero l'intesa, nel prospettarci le condizioni dell'accordo ci dissero che l'operazione sarebbe stata perfezionata dal 1° ottobre del 2019, ma a distanza di poco più di un mese dall'accordo, Conad manifestò la sua preoccupazione per l'andamento involutivo della situazione, tanto da chiedere un'accelerazione nel timing, prendendo di fatto il controllo dal primo agosto, con due mesi di anticipo''. ''Eppure – conclude – Conad non ci ha mai declinato nello specifico il suo piano industriale che ponga garanzie per tutti i lavoratori coinvolti. Il nostro più grande timore è che tutta questa operazione si trasformi in un massiccio piano di evacuazione''.

In attesa che dal tavolo del Mise arrivino novità sul caso, il segretario nazionale Fisascat Cisl, Vincenzo Dell'Orefice, pensa ai lavoratori: ''Nei dipendenti dei 163 negozi ancora nel limbo c'è un profilo di rischio e resta da chiarire come l'azienda vuole provvedere. Tra i lavoratori ovviamente c'è disagio e preoccupazione, anche perché si aspetta un pronunciamento dell'Antitrust, che potrebbe anche annullare il passaggio di alcuni punti vendita se dovesse ritenere delle parti della rete non sovrapponibili con il sistema Conad''.

''Nel caso in cui non arrivassero le risposte che ci aspettiamo -  conclude il sindacalista – la reazione sarebbe dettata dall'esasperazione. Mi auguro che vengano da noi con un piano dettagliato e rispettoso del futuro, con la volontà di aprire un confronto sulla salvaguardia occupazionale e che ci diano il tempo di capire se ci sono altri soggetti interessati''. Una soluzione in cui confidano più di 11mila lavoratori.

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