Un contributo di solidarietà: prende forma il taglio delle pensioni d'oro

Arriva il fondo risparmio "pensioni d'oro" che il governo vorrebbe finanziare tagliando per 5 anni gli assegni per i redditi previdenziali superiori ai 90mila euro lordi l'anno. Non si applicherà agli assegni liquidati con il sistema contributivo

Il pacchetto pensioni su cui sta lavorando il governo contiene una norma che istituisce un "Fondo risparmio" dove far confluire i tagli agli assegni sulle pensioni d'oro.

Il Fondo, si legge nella bozza, punterebbe a "garantire l'adeguatezza delle prestazioni pensionistiche in favore di particolari categorie di soggetti", che verranno individuate con un decreto del ministro del Lavoro di concerto con il ministro dell'Economia.

Pensioni d'oro, tagli dal 2019 per cinque anni 

Secondo quanto si legge in una bozza del pacchetto previdenza su cui sta lavorando il governo, Lega e M5s pensano ad un contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro, cioè un taglio da applicare agli assegni superiori a 4.500 euro mensili (90mila euro lordi l'anno), a cinque fasce.

Il taglio, secondo quanto si legge, vedrebbe una riduzione per "cinque anni" così suddivisa: fino a 130mila euro un taglio dell'8%, da 130mila a 200mila euro una riduzione dell'assegno del 12%, da 200mila a 350mila un taglio del 14%, da 350mila a 500mila un taglio del 16% e per gli assegni di oltre mezzo milione la riduzione sarebbe del 20%. Nella stessa bozza, c'è una seconda ipotesi con percentuali lievemente diverse: fino a 130mila euro il 10%, da 130mila a a 200mila euro il 14%, da 200mila a 350mila euro il 16%, da 350mila a 500mila euro il 18% e oltre mezzo milione il 20%.

La norma comunque non si applicherà alle pensioni liquidate interamente con il sistema di calcolo contributivo e per quanto riguarda le pensioni liquidate con il cosiddetto sistema misto la percentuale del taglio sarà il risultato di un calcolo tra l'anzianità maturata nel sistema retributivo e l'anzianità contributiva totale.

Sul tavolo ci sarebbe anche un'ipotesi con 4 fasce di riduzione ma coinvolgendo non solo chi ha ottenuto una pensione con il sistema retributivo e il sistema misto ma pure con il sistema interamente contributivo.

Pensioni, tutte le ultime notizie

La notizia ci dà l'occasione per ricordare come funziona il sistema previdenziale in Italia. Per tutti i lavoratori che si avvicinano alla tanto agognata pensione, è importante conoscere i parametri e le coordinate con cui viene determinato l'assegno pensionistico.

Attualmente esistono due sistemi, quello misto e quello contributivo. Va ricordato che dopo l'entrata in vigore della Legge Fornero, il sistema di calcolo contributivo è stato esteso anche agli assicurati con almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Per fare maggiore chiarezza vediamo nel dettaglio quali sono le caratteristiche di questi due sistemi di calcolo e le loro differenze.

Il sistema contributivo riguarda soprattutto i lavoratori più giovani, in quanto si applica agli individui che hanno iniziato a lavorare (e a versare i contributi) dopo il 31 dicembre 1995. Questi lavoratori avranno un assegno pensionistico calcolato interamente con queste regole.

Il sistema misto si distingue in due sotto categorie: chi ha accumulato almeno 18 anni di contributi al  31 dicembre 1995 e chi ne ha di meno. Per quanto riguarda i primi, l'assegno viene calcolato con il sistema retributivo sino al 31 dicembre 2011, con la quota contributiva si applica dal 2012 in poi. Nel secondo caso invece la quota contributiva parte dal 1 gennaio del 1996 fino alla data di pensionamento. 

Per approfondire: le differenze tra sistema contributivo e sistema misto

Una particolarità del sistema misto è la quota determinata sulle anzianità accreditate sino al 2011 o sino al 1995 (in base alle due sotto categorie appena citate), che è ancorata alla media delle retribuzioni percepite negli ultimi anni di lavoro, che solitamente sono più alte rispetto a quelle percepite ad inizio carriera. Queste retribuzioni vengono ricalcolate con i coefficienti di rivalutazione comunicati dall'Istat, individuabili attraverso l'anno in cui si va in pensione. 

Bene ricorda inoltre come in occasione della prossima revisione della speranza di vita, prevista per gennaio 2019, i coefficienti di trasformazione saranno rivisti al ribasso.

Qual è il vero problema con le pensioni

È facile quindi capire come se il sistema retributivo premiava chi ha raggiunto alte retribuzioni a fine carriera, mentre il sistema contributivo premia i lavoratori con stipendi costanti durante la carriera  e che vanno in pensione ad età elevate. Al contrario, i lavoratori precari o discontinui vengono penalizzati dal sistema contributivo, che almeno con il retributivo avrebbero potuto sperare in un assegno più ricco grazie alle retribuzioni elevate percepite a fine carriera.

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Commenti (2)

  • Portiamo tutti a quota 90 con la condizione che per un periodo scegliamo 3 giovani e quello che si impegna di più sarà assunto. Sarà affiancato per un anno da chi va in pensione per 1 anno. Così le figure lavorative avranno lo stesso ruolo e quando necessità sarà disponibile il futuro pensionato di per aiutarlo.

  • La metà sarebbe buono

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