Fisco, al via i controlli sui social? Come stanno davvero le cose

Ha avuto risonanza mediatica ciò che sta succedendo in Francia, e in tanti si domandano quale sia la situazione oggi come oggi in Italia. Facciamo un po' di chiarezza

Foto Ansa (archivio)

Controlli dell'Agenzia delle Entrate sui contribuenti a partire dai profili Facebook e Instagram? Se ne parla tanto in queste ore, ma perché? Come stanno davvero le cose? Ha avuto risonanza mediatica ciò che sta succedendo in Francia, e in tanti si domandano quale sia la situazione oggi come oggi in Italia. Oltralpe il Consiglio costituzionale ha dato l'ok al Fisco per usare i dati online pubblicati spontaneamente dai contribuenti per individuare eventuali situazioni da approfondire: una norma della Finanziaria 2020 dà la possibilità all'agenzia delle entrate di Parigi di utilizzare gli algoritmi dei social per trovare i furbetti che potrebbero aver eluso il fisco. Esempio molto semplice: se si mostrano sui social acquisti sproporzionati rispetto a quanto dichiarato, i sospetti potrebbero sorgere. La foto da sola non basta, il resto lo faranno sempre e comunque i controlli incrociati sui database.

Controlli fiscali sui social: come stanno le cose

Già da qualche anno l'intelligenza artificiale sta aiutando il fisco transalpino a stanare gli evasori. Va specificato che non si tratta di controlli "uno ad uno". La Francia ha investito in tecnologia e in un team iper specializzato che ha creato una piattaforma di data mining, cioè un software per la raccolta e l’analisi di enormi quantità di dati e passare al setaccio: si tratta di miliardi di informazioni. L'intelligenza artificiale avrebbe già fatto crescere l’efficienza dei metodi di analisi rispetto a quelli tradizionali. La piattaforma analizza posizioni fiscali, piattaforme di ecommerce e anche i social network. La caccia agli evasori fiscali attraverso i post di Facebook, Twitter e Instagram, annunciata dal ministro dei Conti pubblici Gérald Darmanin con un tweet del 27 dicembre 2019, non è quindi una novità: il processo è in atto da tempo.

In ogni caso i controlli devono essere limitati alle pagine aperte e ai contenuti che gli utenti rendono pubblici sui loro profili, non possono certo riguardare contenuti e informazioni scambiate in privato sui social. La privacy viene rispettata.

Fisco, controlli sui social: come stanno le cose in Italia?

Come stanno le cose in Italia? Secondo quanto si legge in una circolare di quattro anni fa dell’Agenzia delle Entrate in tema di contrasto all'evasione fiscale, il Fisco può raccogliere notizie sui contribuenti, oltre che dalle banche dati esistenti, anche da "fonti aperte". Anche una circolare delle Fiamme Gialle del 2018 apre alla possibilità di cercare "elementi utili non risultanti dalle banche dati", con "particolare attenzione alla consultazione delle fonti aperte (articoli stampa, siti internet, sociale network) al fine di acquisire ogni utile elemento di conoscenza sul contribuente da sottoporre a controllo".

C'è una differenza basilare da evidenziare tra Parigi e Roma. In Francia "l'analisi social" da parte del fisco può avvenire automaticamente e trasformarsi così in uno spunto per le successive indagini: un modo per scremare il numero di soggetti da monitorare. In Italia invece  il monitoraggio sull'attività social del contribuente avviene soltanto in caso di indagine già iniziata, a supporto (classico esempio, anche se non riguarda controlli dell'Agenzia delle Entrate, è quello delle cause di divorzio). In Francia gli spunti investigativi emergono ed emergeranno sempre più in automatico dai big data: un cambio di passo notevole. 

Ci sono pochi dubbi in ogni caso sul fatto che i social network, ormai parte integrante della vita di milioni di italiani, saranno in futuro una vera potenziale "miniera d'oro" - per ora inesplorata - per stanare gli evasori fiscali.

Fisco, la lotta all'evasione fiscale è una "corsa a ostacoli": controlli in calo 

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