"Credito scambiato per debito": così un'impresa rischia la morte per burocrazia

Il caso della Cooperativa Capodarco: a gennaio l'Inps ha scambiato per errore un credito da 3.200 euro in debito, innescando un processo a valanga che sta trascinando impresa e lavoratori nel baratro

Cooperativa Capodarco

“Burocrazia, una difficoltà per ogni soluzione”: come dare torto alla definizione del politico britannico Herbert Samuel, soprattutto quando i pignoli cavilli delle amministrazioni finiscono per mettere in pericolo un'impresa e le persone che ci lavorano. E' il caso della Cooperativa Capodarco, che rischia la chiusura per un paradossale errore burocratico con l'Inps. L'incubo, per la cooperativa sociale che gestisce in tutta Italia servizi di fondamentale importanza per la Pubblica Amministrazione e i cittadini, ha avuto inizio a gennaio 2018, quando l'Istituto di Previdenza "ha scambiato un credito contributivo di 3.200 euro con un debito"

Tale 'scambio' ha portato poi l'Inps ad emettere un Durc irregolare (Documento Unico di Regolarità Contributiva), ossia un testo in cui veniva sancita la scorretta situazione contributiva della cooperativa. Un processo che poi ha innescato una reazione a catena, che ha portato diverse stazioni appaltanti ad escludere la Cooperativa Capodarco da gare regolarmente aggiudicate o in fase di ricorso. Come è possibile leggere nella nota ufficiale pubblicata sul sito della cooperativa, il processo a valanga è andato avanti nonostante l'Inps avesse già riconosciuto che nessuna somma era dovuta. 

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Ma come è possibile che un errore gestionale e umano possa innescare un processo irreversibile e negativo,  in grado di sconvolgere la vita di centinaia di soci-lavoratori svantaggiati e di migliaia di utenti che dei servizi della Cooperativa Capodarco usufruiscono giornalmente, attraverso il Cup e Recup della Regione Lazio?

Una vicenda che sembra assurda per quanto paradossale, visto che la Cooperativa Capodarco, che versa regolarmente all'Inps oltre 2 milioni di euro in contribuiti annui e gestisce circa 1.800 posizioni al mese, a tutt`oggi, risulta creditrice nei confronti dell`Istituto previdenziale per oltre 300mila euro. A causa di questa situazione scaturita dall'errore dell'Inps, la Cooperativa è stata costretta a ricorrere in sede amministrativa e civile, nella speranza di veder riconosciute le proprie ragioni, altrimenti sarà costretta a mettere in atto procedure di mobilità per oltre 1.800 persone di cui circa il 40% disabili.

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"Un errore burocratico, tra l`altro relativo ad un importo quantomeno esiguo, sta riuscendo nel difficile compito di mettere in ginocchio una delle più importanti realtà cooperative del Lazio - ha commentato il presidente di Legacoop Nazionale, Mauro Lusetti - Riteniamo inaccettabile quello che sta accadendo. Chiediamo che si intervenga immediatamente per risolvere questa situazione e che l`Inps si renda disponibile a dialogare con le stazioni appaltanti per mettere in atto procedure volte ad una favorevole risoluzione di questo paradossale disguido".

“La Cooperativa – conclude Roberta Ciancarelli nella nota ufficiale – è un’azienda sana che esce nel 2017 da un anno di Amministrazione Giudiziaria che l’ha vista rientrare in un percorso di legalità e trasparenza riconosciuto dal Tribunale, e ancora oggi è sottoposta ad un controllo giudiziale a garanzia del suo corretto operato. In questi mesi è stato messo in campo un profondo sforzo di cambiamento organizzativo e gestionale che ha coinvolto la maggior parte dei soci lavoratori; sarebbe drammatico dover subire una crisi aziendale determinata da un fattore totalmente esterno alla Cooperativa e addebitabile esclusivamente ad un caso di burocrazia paradossale”.

+Aggiornamento al 26 febbraio 2019+

Come confermato dall'ufficio stampa di aCapo (già cooperativa Capodarco), Il tribunale di Roma ha finalmente dichiarato illegittimo il Durc negativo emesso da Inps. Ora la cooperativa, che si trova esclusa da commesse pubbliche per 145 milioni di euro, attende un atto di responsabilità da parte di tutte le amministrazioni e l’annullamento dei provvedimenti di esclusione che non avevano ragione d’essere. L’Inps dovrà anche rifondere la cooperativa dei 3.284 euro indebitamente contestati. La sentenza, emessa il 14 febbraio scorso, stabilisce che non c’è stata violazione e che la posizione della cooperativa è da considerarsi regolare per tutto il periodo in causa (27/09/2017 – 4/01/2018).

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