Coronavirus e bollette, sospesi i distacchi per morosità. Ma cosa succederà dopo il 3 aprile?

Oggi è la Giornata mondiale dell'acqua. Bloccando e rinviando al 3 aprile i distacchi per morosità, l'Arera ha lanciato un salvagente sulle bollette di luce, gas e acqua. Ma cosa succederà dopo, in questa fase di emergenza coronavirus?

Foto generica. Fonte Ansa

Nel 2011 un referendum, in Italia, l'ha sancito definitivamente: l'acqua è un bene comune. A ribadire il concetto è l'Onu che ha istituito per il 22 marzo la Giornata mondiale dell'acqua: un modo per attirare l'attenzione del pubblico sulla tematica, con un occhio di riguardo alla sostenibilità degli habitat acquatici e alle troppe persone che nel mondo non hanno accesso all'acqua potabile. Il problema sembra apparentemente lontano per il nostro Paese, ma non lo è.

Tra le fasce più povere della popolazione, infatti, c'è l'annosa questione dei distacchi idrici per i morosi. Ebbene sì: nell'era di crisi economica, c'è chi non può permettersi di pagare le bollette dell'acqua, con la conseguenza che il servizio idrico viene interrotto con il cosiddetto “distacco” del contatore. E in questi giorni, con l’emergenza coronavirus, le persone più vulnerabili scontano ulteriormente la loro condizione finendo per essere più esposte al contagio. Un paradosso: da un lato sappiamo bene che servono (anche) igiene e pulizia per scacciare la pandemia, dall'altra si permettono i distacchi per gli allacci idrici per i morosi. Insomma, mentre il virus si fa largo nel Paese avanzando da Nord verso Sud, un discreto numero di famiglie non potrà lavarsi, bere dal rubinetto o cucinare. Il tasso medio di morosità - mancata riscossione a 24 mesi dalla fatturazione - varia a seconda delle aree geografiche: 2,4% al Nord con punte del 6,6% al Centro (con punte del 19%) e 14% al Sud (con punte del 27%).

Coronavirus: sospesi i distacchi per morosità delle bollette di luce, gas e acqua

Davanti a questa situazione i parlamentari della Commissione Ambiente del Movimento 5 Stelle hanno scritto ai gestori del servizio per chiedere lo stop immediato dei distacchi. All’appello pentastellato hanno risposto le quattro multiutility quotate in borsa e alcuni gestori provinciali, così come tanti gestori hanno dato seguito alle richieste. Poi è arrivata Arera, l’Autorità di regolazione dei servizi energetici e di rete, che nei giorni scorsi ha deliberato il blocco ai distacchi per l’acqua e non solo. “Tutte le eventuali procedure di sospensione delle forniture di energia elettrica, gas e acqua per morosità - di famiglie e piccole imprese - vengono rimandate dal 10 marzo scorso e fino al 3 aprile 2020”, recita la nota emanata dall’Authority, che poi aggiunge: “Sono queste le prime disposizioni decise da Arera per contrastare le criticità legate all'epidemia Covid-19. Dovranno quindi essere interamente rialimentate le forniture di energia elettrica, gas e acqua eventualmente sospese (o limitate/disattivate) dal 10 marzo 2020”.

"Emendamenti al decreto coronavirus per estendere il blocco dei distacchi"

Tutti soddisfatti dunque? “Siamo contenti del risultato e della sensibilità mostrata da Arera ma per noi è un primo passo”, afferma la deputata grillina Federica Daga, che è anche la prima firmataria della proposta di legge per l’acqua pubblica. Tra l'altro tocca ancora capire cosa succederà dopo il 3 aprile. “Abbiamo messo a punto degli emendamenti al decreto sulle misure di contrasto alla pandemia di coronavirus - aggiunge Daga - che vanno proprio nella direzione di estendere il blocco dei distacchi programmati e di prevedere anche il riallaccio delle utenze già distaccate mediante la chiusura del contatore e l’apposizione dei sigilli”.

Con la delibera Arera ha anche istituito un conto presso la Cassa per i servizi energetici e ambientali, con disponibilità fino a un miliardo di euro: l’obiettivo dichiarato dall’Autorità è quello di garantire, nella fase di emergenza in corso, la sostenibilità degli interventi regolatori a favore dei clienti finali nei settori di competenza dell'Autorità.

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Acqua, l'importanza del quantitativo vitale minimo

Soldi, dunque, che serviranno a sostenere i costi legati agli interventi messi in campo nel periodo di emergenza sanitaria in cui il Paese è precipitato, ma per la deputata alcune risposte delle istituzioni devono andare anche oltre l’emergenza. “La salute delle persone viene prima di ogni valutazione di natura economica - dichiara Daga -. Davanti a un comprovato stato di disagio economico-sociale dobbiamo fare in modo che quei cittadini abbiano diritto quantomeno a quello che viene definito ‘quantitativo vitale minimo’, vale a dire 50 litri di acqua a persona ogni giorno”. Per questo attualmente le famiglie in difficoltà possono fruire dei bonus idrici, che consentono di non pagare questo quantitativo minimo volto a soddisfare i bisogni essenziali. Un principio di civiltà. E ci sarebbe anche un referendum sull'acqua pubblica da rispettare. 

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