Coronavirus un "cigno nero": che cosa vuol dire e quali sono gli effetti sul mercato finanziario

Si è chiusa una settimana difficile con un venerdì nero che ha visto le Borse travolte dall'allarme globale sulla diffusione dell'epidemia di coronavirus. "La volatilità giornaliera è paragonabile a quella registrata dopo il crac di Lehman Brothers"

Il coronavirus rischia di diventare un cigno nero, un evento non previsto e con effetti rilevanti sui mercati finanziari. La settimana più difficile si chiude con un venerdì nero con le Borse travolte dall'allarme globale sulla diffusione dell'epidemia di coronavirus.

A Piazza Affari l'indice Ftse-Mib ha siglato la seduta lasciando sul terreno un 3,50% e dopo che nel corso degli scambi, nelle fasi più acute da panic selling, i ribassi erano arrivati a superare il 4%. Dopo una fiammata mattutina si è invece stablizzato il mercato dei titoli di Stato, con i tassi dei Btp decennali quasi invariati all'1,08% e lo spread sui tassi dei Bund a 180 punti base.

Non è andata meglio nel resto del Vecchio Continente. Francoforte ha chiuso al meno 3,34%, Londra con una caduta del 3,57%, Parigi è crollata del 4,14%. Ancora una volta si ripete lo scenario che vede molti operatori precipitarsi a vendere, anche in forte perdita, piuttosto che restare esposti durante la pausa del fine settimana a titoli che potrebbero subire altri contraccolpi da eventuali nuove notizie negative.

Collassato il petrolio dopo il fallimento dell'Opec Plus, il vertice allargato dei produttori di varare nuove strette in risposta all'indebolimento de consumi. I cali sono arrivati a sfiorare il 9%, con il Brent a picco a 45,82 dollari e il Wti a 42,17. Vola invece l'oro, il bene rifugio per eccellenza che a 1.675 dollari l'oncia si è riavvicinato ai massimi storici del 2012.

Coronavirus, l'effetto sui mercati

I primi dati sul commercio e sull'economia si vedranno solo ad aprile in Europa e a maggio negli Stati Uniti, ma gli investitori stanno reagendo con forti vendite su tutti i settori azionari e la volatilità giornaliera è paragonabile a quella registrata nelle settimane dopo il crac di Lehman Brothers.

"Il coronavirus è stato il cigno nero che il mercato voleva a tutti costi evitare", dice Filippo Lanza, gestore del fondo Hi Numen Credit Fund di Hedge Invest Sgr. "Più precisamente, abbiamo vissuto per mesi nel déjà-vu di un mercato che non voleva riconoscere quello che stava realmente accadendo".

Eventi imprevisti come lo scoppio di un'epidemia "sono impossibili da modellare e completamente ingestibili per i gestori passivi, che al momento hanno il controllo sulla maggioranza degli asset finanziari e che continuano come nulla fosse a promettere guadagni irrealistici e una liquidità giornaliera e istantanea". Lanza sottolinea in un report che ora "la speranza è che il virus diventi meno pericoloso e più gestibile con il migliorare del clima. Ciò potrebbe generare un brusco rimbalzo, la cosiddetta 'ripresa a V' di cui il mercato ha un così disperato bisogno, che rappresenterebbe una straordinaria opportunità di acquisto. Vale la pena quindi tenersi pronti per questa eventualità, ad esempio tramite opzioni call".

Per Mark Dowding, chief investment officer di Bluebay, "le misure di sospensione dei viaggi, di chiusura delle scuole e di chiusura temporanea delle aziende e l'aumento del lavoro da casa rischiano di avere effetti notevoli sull'economia nel breve termine. Con la paura, e a tratti il panico, che guidano il sentiment, tale situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente, portando a una combinazione pericolosa di shock dell'offerta e della domanda a livello globale".

Nel breve termine "è probabilmente inevitabile che vi sia ancora isteria, finché le autorità e l'opinione pubblica non si adegueranno". Le banche centrali, secondo Dowding, dovrebbero intervenire. "Siamo inclini a credere che sia probabile un ulteriore taglio nella riunione del Fomc di maggio e che anche le altre banche centrali, comprese la Banca d'Inghilterra e la Bce, saranno persuase ad attivarsi".

In particolare l'istituto di Francoforte "deve prendere in mano la situazione e adottare misure decise per contenere l'allargamento degli spread e l'inasprimento delle condizioni finanziarie nella periferia. Siamo convinti che sarebbe segno di negligenza e di incompetenza da parte di Christine Lagarde lasciare che la dinamica attuale metta nuovamente a repentaglio la stabilità dell'Eurozona. Ci aspettiamo anche che vengano annunciate misure di stimolo fiscale", dice il cio di Bluebay.

Alessandro Tentori, chief investment officer di Axa Im Italia, ricorda che l'economia degli Stati Uniti è in espansione da 129 mesi consecutivi, il ciclo più lungo della storia economica statunitense. "Nel contempo, l'S&P500 ha reso il 300% su base total return. Una correzione del 6% da inizio anno, non è un evento". Anche se una correzione del 6% "potrebbe però essere foriera di un sentiment che sta cambiando rapidamente alla luce dell'incertezza sul ciclo congiunturale. Al momento, gli analisti stanno rivedendo le stime di crescita per il 2020, ma la vera domanda per gli investitori riguarda il profilo di crescita sul biennio: Sarà a 'U' oppure a 'L'?", si chiede Tentori.

E dopo il taglio dei tassi deciso a sorpresa dalla Federal Reserve "forse gli investitori si stanno anche accorgendo che la politica monetaria non è una panacea". La reazione negativa dei mercati azionari dopo il taglio e la mancanza di un intervento coordinato con la Bce e la Banca centrale giapponese "fanno immaginare che i limiti della politica monetaria siano molto vicini. Forse negli ultimi 20 anni ci siamo lasciati trasportare da una sensazione di onnipotenza della finanza, una arroganza monetaria sul cui piedistallo abbiamo costruito teorie astruse e universi iper-globalizzati".

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Anche Marco Piersimoni, senior portfolio manager di Pictet Asset Management, ritiene che la mossa della Fed "ha avuto l'effetto indesiderato di spaventare i mercati". Al contrario la Bce "sembra avere le mani legate. Con i tassi già abbondantemente sotto zero le munizioni rimaste a disposizione paiono limitate. L'opzione più facilmente percorribile è ad oggi quella di una riattivazione del programma di Tltro, magari mirato per piccole e medie imprese".

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