Coronavirus, uno sciopero per chiudere le fabbriche: ''Blocchiamo il contagio''

I sindacati chiedono al Governo un cambio di rotta sulla lista di attività che resteranno aperte durante l'emergenza coronavirus: ''L'elenco è raddoppiato. Ci sono scioperi confermati nel Lazio e in Lombardia". Landini: ''Evitiamo questo errore clamoroso"

Foto di repertorio

Continua il duello a distanza tra sindacati e governo sulla lista di attività considerate essenziali nell'ultimo decreto sull'emergenza coronavirus. Le sigle continuano a chiedere a gran voce delle risposte, minacciando mobilitazioni e scioperi, che in alcune zone sono già in programma, come confermato da Francesca Re David, leader della Fiom, ospite ad Agorà su Rai 3: "Per adesso domani in Lombardia e Lazio c'è lo sciopero. Poi gli incontri se sono risolutivi sono una cosa importantissima".

"E' irresponsabile – ha aggiunto Francesca Re David - avere l'obiettivo di far lavorare più persone possibili. Non sono i sindacati a far salire la rabbia dei lavoratori ma è inaccettabile che sabato siamo andati con una proposta ci siamo ritrovati con un'altra proposta. L'economia si salvaguarda se si mettono in sicurezza le fabbriche".

Coronavirus, sindacati-governo: il problema della lista

La diatriba rimane sempre la lista di attività che, secondo l'ultimo decreto, potranno rimanere aperte: "Nessuno vuole fermare l'industria che sostiene il Paese che non può e non deve fermarsi – ha concluso la segretaria della Fiom - c'è stato tavolo che ha definito le attività essenziali ma poi le attività sono raddoppiate.per quanto riguarda l'industria metalmeccanica c'è anche la produzione delle giostre. Per quanto riguarda l'industria metalmeccanica c'è anche la produzione delle giostre".

Coronavirus, i sindacati: ''Chiudere oggi per bloccare il contagio''

Mettere da parte gli interessi economici e concentrare l'attenzione sulle vite da salvare in questo momento. La linea dei sindacati è omogenea, come confermano anche le parole di Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl: "Le questioni economiche sono importanti, importantissime, e avremo davanti un momento, che sarà lungo, di attraversata del deserto e dovremo tutti rimboccarci le maniche per ricostruire l'economia del Paese, ma nel frattempo bisogna salvare le vite. Ai numeri economici io accosto quelli dei morti che tutte le sere sentiamo in questo bollettino di guerra, e degli ammalati. Chiudere oggi quello che non è indispensabile equivale a bloccare il contagio che è il primo obiettivo che ognuno di noi si deve porre".

Intervistata a Circo Massimo, su Radio Capital, la segretaria generale della Cisl ha anche parlato delle possibili azioni in caso di mancate risposte dal governo: Mi auguro che quando incontreremo il ministro Patuanelli e il ministro Gualtieri, si possa tornare a ragionare con rigore e serietà. Se non ci saranno risposte, al di là di quello che noi decideremo, e sicuramente decideremo azioni, gli scioperi nascono spontanei ogni ora. Già domenica tante rsu e aziende hanno dichiarato sciopero. Allora: evitiamo tutto questo, torniamo invece unitariamente, tutti insieme, ma con correttezza e con buonsenso, perché così si affronta la lunga notte che sta affrontando il Paese". 

Coronavirus, sciopero per chiudere le fabbriche: un'anomalia per i sindacati

Di solito i sindacati si mobilitano per tenere aperte le fabbriche e conservare i posti di lavoro delle persone, ma in questo caso la motivazione è ben diversa. Una sorta di “anomalia” per i sindacati, descritta dal leader della Cgil Maurizio Landini in un'intervista a Repubblica: "Noi questa indicazione di mobilitazione e, dove necessario, di sciopero non l'abbiamo mica decisa a cuor leggero. È stata una scelta faticosa, per nulla facile. Minacciare uno sciopero per chiudere le fabbriche è un'anomalia, ma siamo di fronte a una situazione straordinaria per tutti, non solo per noi. Nello stesso tempo sono certo che difendere oggi la salute e la sicurezza di chi lavora sia l'unico modo perché domani le fabbriche possano riaprire".

''Il premier Giuseppe Conte "può fermare lo sciopero, non uccidiamo il futuro".

Questa l'estrema sintesi del punto di osservazione del leader della Cgil, Maurizio Landini: "Come mi sento? Né deluso né tradito dal presidente Conte per il decreto. Credo che tutto, tanto più in un momento così delicato per il nostro Paese, debba avvenire nella massima trasparenza anche nell'assunzione delle responsabilità. Ed è sbagliato non capire che in questa fase è in gioco il valore della salute di chi lavora". Il leader della Cgil osserva ancora che "c'è il rischio che la paura coltivata in solitudine possa trasformarsi in rabbia. Le persone hanno diritto di aver paura ma non devono avere la sensazione di essere sole davanti a ciò che sta cambiando la vita di tutti noi. È sbagliato non capire che l'obiettivo di tutti - insisto - deve essere la tutela della salute e della sicurezza".

Il leader della Cgil è poi intervenuto a Omnibus su La7: "Il tema è la salute e sicurezza delle persone, il virus si combatte attraverso il lavoro e chi lavora non deve correre rischi. Il governo ha annunciato che bisogna bloccare tutte le attivià non essenziali. E' essenziale oggi produrre un trattore o andare in fonderia? Perché in questa fase fare attività che mettono a rischio la salute delle persone e non sono essenziali per combattere il virus? La responsabilità ora deve tener conto di questa condizione che c'è tra le persone, di questa paura che c'è tra le persone. Investire oggi sul lavoro è il modo per guardare al futuro e poter dire dopo, a tutti, cosa facciamo. Noi -dice riferendosi alla posizione assunta dai sindacati- non lo facciamo per difendere un interesse di parte, lo facciamo per l'interesse di tutto il paese".

"Quando siamo stati convocati, il governo ci ha detto quali sono le attività essenziali: sanità, agroalimentare, farmaceutica, servizi generali, telecomunicazioni, servizi postali. Tutte attività essenziali. Una produzione di camion, moto, trattori e tutto ciò che non corrisponde alla lotta al virus non è essenziale per una settimana o due. Se a una persona chiedi di lavorare per produrre mascherine o bombole di ossigeno, ci va e mette a rischio la propria salute. Ma mettere a rischio la salute per attività non essenziali è un errore clamoroso. Che senso ha andare a lavorare per produrre armi oggi?", si chiede ancora.

Coronavirus, la protesta del settore bancario

"Per cercare di evitare lo sciopero, dobbiamo dialogare. Pertanto, ci aspettiamo, entro questa mattina, una richiesta di incontro da parte dell'Abi che potrà svolgersi via telefono oppure, come abbiamo già fatto, in video conferenza".

Lo ha detto il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, intervistato da SkyTg24, parlando della mobilitazione, annunciata ieri da tutti i sindacati del settore bancario, contro le scarse misure di sicurezza fornite dalle banche ai loro dipendenti. "Tra l'Abi e le banche è accaduto quello che si è verificato tra il governo e le regioni: è mancato un coordinamento e i singoli gruppi bancari sono andati in ordine sparso» ha spiegato Sileoni lamentando, poi, che «mancano, per le lavoratrici e i lavoratori esposti al contatto col pubblico, mascherine, disinfettanti e guanti", dice.

Coronavirus, Garante per gli scioperi: "Usb rinvii lo stop, è inopportuno''

L'Unione Sindacale di Base ha confermato lo sciopero generale di 24 ore programmato per mercoledì 25 marzo, ma il Garante per gli scioperi nei servizi pubblici essenziali ha invitato Usb a rinviare la protesta: ''È inopportuno, in un momento di emergenza epidemiologica come quella che sta vivendo il Paese, effettuare scioperi che coinvolgano i servizi pubblici essenziali, dal momento che essi non farebbero altro che aggravare la condizione dei cittadini".

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