Coronavirus, i benzinai minacciano la serrata: il Governo tratta per evitarla

Il Mise e il ministero delle Infrastrutture sono al lavoro per promuovere l'intesa tra benzinai e concessionari, così da scongiurare la chiusura degli impianti 

Foto di repertorio

''Non siamo più nelle condizioni di assicurare sicurezza sanitaria e sostenibilità economica del servizio'': i gestori dei distributori di benzina hanno annunciato la chiusura degli impianti dalla serata di oggi, mercoledì 25 marzo, iniziando da quelli su autostrade, raccordi e tangenziali. Uno stop che coinvolgerebbe inizialmente circa 460 stazioni, per poi estendersi alle restanti 23mila sparse sul territorio nazionale. Un'ipotesi bocciata immediatamente dal Garante per gli scioperi, e per cui il Governo si è messo subito al lavoro per evitare conseguenze dovute all'interruzione di un servizio essenziale.

Coronavirus, dal Governo agevolazioni per scongiurare lo stop

Il ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, e il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, stanno agevolando e promuovendo le intese tra i concessionari e i benzinai. La notizia è stata confermata da una nota ufficiale, che spiega come siano allo studio nell'ambito del confronto con le associazioni di categoria e i concessionari autostradali, "una serie di misure che rappresentano una prima risposta alle difficoltà manifestate". 

In particolare, i concessionari autostradali, su richiesta del Mit e del Mise, si sono detti disponibili ad applicare misure provvisorie di sostegno che includono "la sospensione del corrispettivo contrattuale da parte dei gestori di carburante e la gestione della pulizia dei piazzali". Dal canto loro, "i gestori potranno concordare con i concessionari autostradali periodi di apertura alternata, in funzione della dinamica del traffico. Dovranno essere, in ogni caso assicurati, i rifornimenti in modalità self-service" L'iniziativa, conclude la nota, "è rivolta ad assicurare, anzitutto, la mobilità delle merci e del servizio di trasporto che rientra tra quelli di interesse pubblico essenziale ai sensi del Decreto legge n.18 del 17 marzo 2020".

Coronavirus, Confcooperative: ''Scongiurare lo stop dei benzinai''

"Si trovi immediatamente una soluzione, trasporti e logistica non possono essere compromessi, trovare supermercati senza prodotti o farmacie e ospedali senza medicine creerebbe ulteriori disfunzioni e panico".

Così Massimo Stronati, presidente di Confcooperative Lavoro e Servizi chiede di scongiurare lo sciopero dei benzinai. "A pochi giorni dal Dpcm che introduce la griglia dei Codici Ateco delle attività ritenute essenziali, ci troviamo a fronteggiare lo sciopero dei benzinai su strade e autostrade. Pur comprendendo le ragioni degli esercenti: il timore di contagi nell'operare in mancanza di adeguata protezione - afferma-riteniamo molto pericolosa questa serrata".

"Le merci essenziali debbono viaggiare, i prodotti della filiera agroalimentare, di quella farmaceutica e dei servizi ospedalieri, non possono non arrivare a destinazione.Le categorie chiamate ad assicurare servizi essenziali devono continuare con senso di responsabilità a portare avanti il proprio lavoro. Quella della mancanza dei DPI è una problematica universale, in questa fase. Gli autotrasportatori subiscono disservizi nel percorso stradale ed autostradale - prosegue Stronati - i servizi scarseggiano. In questi giorni difficilissimi non è un atteggiamento responsabile, troppe le attività chiuse per precauzione sanitaria"

Coronavirus, Fegica: ''Mai proclamato uno sciopero, impegno a rimanere aperti''

"Non è mai stato proclamato alcuno sciopero, nè c'è stata l'intenzione di farlo. Noi siamo impegnati a rimanere aperti e a mantenere il servizio ma rischiamo di chiudere per mancanza di liquidità e quindi di prodotto. Chiediamo la sospensione temporanea del pagamento del prodotto e la tutela della nostra sicurezza". A puntualizzarlo è Alessandro Zavalloni, segretario generale della Fegica Cisl (Federazione Italiana Gestori Carburanti e Affini), intervenuto ai microfoni della trasmissione ''L'Italia s'è desta'', su Radio Cusano Campus. "L'informazione non corretta che è passata è legata a quell'esigenza della comunicazione di semplificare messaggi complessi", dice.

"Non siamo eroi, non siamo martiri, ma - sottolinea Zavalloni - non vogliamo neanche essere carne da macello per strada. Vogliamo credere che quando il Presidente del Consiglio dice non consentiremo la chiusura dei gestori di carburante, vuol dire che lavorerà per tutelarci. Non è possibile scaricare tutto sull'ultimo anello della filiera. Noi da un mese scriviamo tutti i giorni al Presidente del Consiglio, ai ministri, agli amministratori delegati delle compagnie petrolifere e dei concessionari autostradali. E questi signori si girano dall'altra parte".

"Da oltre un mese abbiamo provato quotidianamente a segnalare che ci sono delle esigenze ovvie che, per un verso il governo, per l'altro le compagnie petrolifere, per l'altro ancora dei concessionari autostradali, devono assumere altrimenti il rischio è che questo servizio si interrompa, non per sciopero, ma perchè chi gestisce oggi una pompa di benzina non ha più liquidità. Invece da questo punto di vista non abbiamo ricevuto neanche una risposta alle nostre sollecitazioni, neanche sulla tutela della salute e della sicurezza".

"Le aziende petrolifere - prosegue Zavalloni - si sono totalmente disinteressate al fatto che non è possibile scaricare tutto l'onere sulle micro-imprese. Si rischia di chiudere perchè stanno esaurendosi le scorte sottoterra, non abbiamo liquidità per acquistare e le compagnie non portano il prodotto se non vengono pagate sull'unghia. Chiediamo la sospensione temporanea del pagamento del prodotto. Nell'emergenza c'è bisogno di strumenti di emergenza, abbiamo provato a chiedere delle turnazioni. Non siamo eroi, non siamo martiri, ma non vogliamo neanche essere carne da macello per strada. Vogliamo credere che quando il Presidente del Consiglio dice non consentiremo la chiusura dei gestori di carburante, vuol dire che lavorerà con le compagnie petrolifere e i concessionari autostradali per tutelare chi lavora e tutte le persone che riforniamo: forze dell'ordine, medici, infermieri.

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" E per cedere parte delle royalties che oltre ai pedaggi incassano in maniera fissa, al di là di quanto vende. Non è possibile scaricare tutto sull'ultimo anello della filiera, il piccolo gestore della pompa di benzina. Noi non chiediamo di guadagnare, noi non abbiamo più il denaro. L'autostrada diventa rapidamente l'anello più debole perchè ha costi insopprimibili superiori e la contrazione dei ricavi sta avvenendo di più in autostrada che sulla rete ordinaria. I gestori delle pompe autostradali - avverte ancora Zavalloni - sono i primi a non avere più liquidità per acquistare il prodotto. Quel gestore dove trova il denaro per poter andare avanti oltre il mese e mezzo che già ha garantito? Noi da un mese scriviamo tutti i giorni al Presidente del Consiglio, ai ministri, agli amministratori delegati delle compagnie petrolifere e dei concessionari autostradali. E questi signori si girano dall'altra parte".

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