Maledetti corrotti: così tangenti e bustarelle tarpano le ali all'Italia

Risparmi per lo Stato, investimenti dalle aziende ma anche più posti di lavoro: la lotta alla corruzione potrebbe portare più benefici di quanto si pensi. Lo spiega un report realizzato dall'associazione indipendente "Riparte il futuro"

La lotta alla corruzione farà non solo risparmiare miliardi di euro allo Stato, ma potrebbe aumentare l’afflusso di investimenti, le opportunità di lavoro specialmente per i giovani e contribuire a rendere il nostro Paese più competitivo e prospero. Lo evidenzia, a pochi giorni dall’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del Disegno di legge "Spazza Corrotti", il primo rapporto che analizza il peso della corruzione sulla crescita economica curato dell’associazione indipendente Riparte il futuro e dall'Istituto per la Competitività.

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"La corruzione è deleteria perché tarpa le ali alla competitività del Paese - osserva il presidente di I-Com, Stefano da Empoli - Investimenti esteri e digitalizzazione sono due driver fondamentali per la crescita economica e dunque anche per l’occupazione, a cominciare da quella dei più giovani".

"La corruzione scoraggia sia gli investitori che le startup ma la digitalizzazione può essere un importante antidoto al malaffare, perché rende le relazioni più trasparenti e tracciabili, riducendo quella discrezionalità che nel nostro Paese si trasforma spesso in arbitrio”.   

Investimenti esteri e corruzione

Il report, oltre a fornire una panoramica dei fenomeni corruttivi in Italia, approfondisce tre aspetti chiave: la relazione tra corruzione e Investimenti diretti esteri (IDE) in entrata; la relazione tra corruzione e occupazione, in particolare giovanile, e, infine, l’esistenza di una relazione tra corruzione e sviluppo digitale. Un Paese prospero, infatti, è capace di attrarre capitali, di creare lavoro per i giovani e di stare al passo con l’innovazione mentre la corruzione indebolisce questo processo virtuoso compromettendo in primis la fiducia degli investitori.

In Italia la corruzione "divora" 10 miliardi di prodotto interno lordo all'anno

Negli ultimi anni l’Italia ha messo in campo diverse politiche per incentivare l’attrazione di investimenti esteri; tuttavia, soprattutto in alcune regioni, la corruzione e la scarsa qualità delle Istituzioni impattano negativamente sull’afflusso di capitali. Si pensi che mentre per l’anno 2016 il Regno Unito è risultato 4° al mondo per flusso di investimenti stranieri (1.196 miliardi di dollari), l’Italia si è piazzata solo 18esima con 346 miliardi.

Secondo i proponenti dello studio un aumento del 10% dell’European Quality of government Index (EQI) porterebbe ad una crescita degli investimenti del 18,3% portando ad un incremento della presenza delle multinazionali sul totale delle imprese dell’11,6%.

Occupazione e corruzione

Il report analizza inoltre la relazione tra corruzione e occupazione, in particolare quella giovanile. Gli alti livelli di disoccupazione giovanile nel nostro Paese, infatti, sono un grave sintomo dello stallo economico. Si pensi solo che un quarto dei giovani italiani fanno parte della categoria dei NEET ovvero non sono occupati, non studiano né sono coinvolti in percorsi di formazione.

Dallo studio emerge che la corruzione ha un potente effetto sull’occupazione di un Paese: se associato a un aumento della qualità delle Istituzioni, un minore livello di corruzione porterebbe a una crescita dell’occupazione, diminuendo anche il numero dei NEET.

Puntando il faro sull’Italia, nelle regioni dove è più alta la qualità dell'amministrazione e minore il livello di corruzione, troviamo tassi di occupazione giovanile più elevati. Analogamente, a un valore dell’EQI maggiore corrispondono tassi di disoccupazione più bassi, sia generali che per la fascia 25-34 anni. Inoltre, nelle regioni con un più alta qualità delle Istituzioni è inferiore il numero di NEET nella fascia d’età 15-34 anni. Infine il report dimostra che, nelle regioni in cui è presente un maggior numero di multinazionali, l’occupazione giovanile è più elevata.

Digitalizzazione e corruzione

Nel complesso l'Italia presenta un grado di sviluppo dei servizi pubblici digitali (SPD) piuttosto basso, simile a quello dei Paesi dell'Est Europa e - come è noto - i Paesi con un alto livello di digitalizzazione subiscono meno il peso deleterio della corruzione. A primeggiare sono i Paesi del Nord Europa, sia da un punto di vista infrastrutturale sia per la penetrazione dei servizi digitali. In Italia invece lo sviluppo digitale è ancora scarso, sebbene negli ultimi anni il gap si stia riducendo, soprattutto grazie ai miglioramenti dell'offerta digitale fissa. Nell’I-Com Broadband Index (IBI), che fotografa il livello di sviluppo della banda ultra larga in Europa e fornisce informazioni sull'offerta e la domanda di digitale, siamo ancora 22esimi ma con segnali di miglioramento. Ciò che continua a preoccupare però è il lato della domanda che posiziona l'Italia al 25esimo posto, seguita solo da Grecia, Bulgaria e Romania. Ciò significa che le competenze digitali sono ancora limitate come lo è è l’utilizzo che cittadini e imprese fanno degli strumenti digitali.

In sostanza un incremento del 10% nello sviluppo digitale ridurrebbe la corruzione di circa il 14%

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Commenti (2)

  • Basta eliminare i politici e l italia risorgera' Credetemi e semplicissimo

    • quel tipo di gente l'avremo sempre tra i piedi magari anche sotto altre sembianze, l'importante è saperli riconoscere e quanto meno trovare il modo per sapergli tagliare le unghie

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