Quanto ci è costato il salvataggio delle banche

Tra capitali e risparmi azzerati e interventi pubblici, il costo totale della crisi delle banche si aggira tra i 60 e i 70 miliardi di euro, di cui meno di un terzo è stato coperto dallo Stato. Ma alcuni degli stanziamenti potrebbero tornare allo Stato nel giro di alcuni anni

Dopo l'operazione messa in piede dal Governo Conte per salvare Banca Carige, si è tornato a discutere delle passate leggi "salva banche", ma quanto è veramente costato al sistema Italia la crisi del debito che ha invesitito il nostro paese nell'ultimo decennio?

Le operazioni di messa in sicurezza del sistema creditizio italiano dal 2013 ad oggi hanno avuto un assunto: evitare che una crisi di fiducia provocasse uno tsunami sul sistema Italia. Come ricostruisce l'osservatorio sui conti pubblici occorre risalire all'origine di tutto, ovvero alla  crisi finanziaria dei debiti sovrani, la stagione di bassi tassi di interesse, il cambiamento strutturale del settore e la riforma dell’unione bancaria europea, ma anche la riforma delle banche popolari e del credito cooperativo.

Va chiarito subito come ad andare in crisi sono stati gli elementi più fragili del sistema bancario e gli interventi del governo e della vigilanza bancaria, seppure limitati e volti a tutelare i piccoli risparmiatori, non sono stati esenti da critiche.

Banche, i salvataggi pubblici dal 2013

In ordine cronologico gli interventi pubblici attuati in aiuto del sistema creditizio.

Intervento

Periodo

Descrizione

Monti Bond

2012-2013

Sottoscrizione da parte del Tesoro di circa 3,9 miliardi di euro di obbligazioni di Monte dei Paschi di Siena, oggi restituiti dalla banca senese;

Decreto Imu-Bankitalia

Gennaio 2014

Riforma dell’assetto proprietario di Banca d’Italia;

Istituzione del Fondo Nazionale di Risoluzione

Novembre 2015

Fondo costituito con versamenti di istituzioni finanziarie private, destinato al risanamento e alla risoluzione delle banche in difficoltà (in ottemperanza alla direttiva europea sul bail-in;

Burden sharing di Banca delle Marche, Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti

Novembre 2015

Azzeramento del capitale di azionisti e obbligazionisti subordinati, per risanamento delle banche che vengono messe in vendita;

Entrata in vigore della direttiva comunitaria sul bail-in

Gennaio 2016

L’obiettivo è evitare il salvataggio esterno delle banche, tramite fondi pubblici, e favorire il salvataggio interno;

Nascita di Fondo Atlante 1

Aprile 2016

Gestito da Quaestio Capital Management e partecipato, su impulso del governo italiano, da banche, fondi di investimento, Cdp e Poste. Intende ricapitalizzare banche in difficoltà e acquistare crediti in sofferenza. Tra maggio e giugno 2016 sottoscrive il 99 per cento del capitale di Banca Popolare di Vicenza e il 97 di Veneto Banca;

Nascita di Fondo Atlante 2

Agosto 2016

Gestito da Quaestio Capital Management e partecipato, su impulso del governo italiano, da banche, fondi di investimento, Cdp e Poste. Può intervenire solo con investimenti di crediti deteriorati;

Decreto “Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio”

Dicembre 2016

Il governo stanzia 20 miliardi a debito e interviene in Mps, su richiesta della banca, con al massimo 5,4 miliardi per una ricapitalizzazione precauzionale;

Decreto per la liquidazione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto banca

Giugno 2017

È disposta la liquidazione coatta amministrativa di Banca popolare di Vicenza e di Veneto Banca, vendute poi a Banca Intesa che riceve anche 5 miliardi dal fondo pubblico come anticipo di cassa.

Ad oggi per il salvataggio degli istituti di credito sono stati spesi circa 650 milioni di euro, investiti da Cassa Depositi e Prestiti e Poste Italiane in Fondo Atlante 1 e i 4,8 miliardi destinati a Banca Intesa come contributo di capitale e per la ristrutturazione del business. Questi soldi non potranno essere recuperati.

Ciò che invece è stato stanziato, ma potrebbe tornare allo Stato nel giro di alcuni anni, si aggira tra i quasi 12,5 e i 18,5 miliardi di euro, circa un punto percentuale di Pil. La forchetta varia a seconda di come si valutano gli investimenti nell’ex Fondo Atlante 2 e le garanzie per il risanamento delle due banche venete.

Tra capitali e risparmi azzerati, interventi del sistema bancario e intervento pubblico, il costo totale si aggira tra i 60 e i 70 miliardi di euro, di cui meno di un terzo è stato coperto dallo Stato.

La direttiva del bail-in non a caso aveva lo scopo di contenere l’intervento pubblico nel salvataggio degli istituti di credito. La spesa a sostegno delle banche è servita ad evitare perdite ai risparmiatori o comunque ad acquisire una partecipazione dello Stato senza la quale le banche avrebbero dovuto essere chiuse con perdite maggiori per i risparmiatori.

Il salvataggio delle banche non è stato un problema solo italiano: secondo i dati della commissione europea tra il 2008 e il 2015 i governi europei hanno sostenuto le banche con 654,2 miliardi di euro, tra ricapitalizzazioni e interventi sulle attività deteriorate, e tra i più generosi è stata proprio la Germania, il cui debito pubblico è cresciuto a causa di questi interventi di 247 miliardi di euro.bail in low1

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