Crisi, quando la precarietà è di famiglia

Per Confocommercio-Censis otto famiglie su dieci vivono "una sensazione di precarietà e instabilità", ma c'è fiducia nelle riforme promesse da Renzi. E i fallimenti delle imprese sono da record

Una scena del film "Immaturi - Il viaggio"

ROMA - A disagio, precarie e instabili. Si sentono così le famiglie italiane alle prese con la crisi, la mancanza di lavoro e il peso delle tasse. Rispetto alla propria situazione economica e alla propria capacità di spesa, avvertono nella maggior parte dei casi - quasi l'80% - una sensazione di precarietà e instabilità. Solo un quinto delle famiglie ritiene, invece, di essere in una condizione di solidità. 

Del resto, nonostante il miglioramento del clima di fiducia, il primo dal 2011 a oggi, l'incertezza è il sentimento prevalente con una quota di quasi il 40% delle famiglie che vivono adottando un comportamento di attendismo, in attesa dell'evolversi degli eventi. E' quanto emerge dal rapporto Confcommercio-Censis su consumi e clima di fiducia per il primo semestre del 2014.

E' ipotizzabile che il leggero miglioramento del clima di fiducia sia stato favorito dal cambiamento del quadro politico a marzo. A conferma di ciò, il capitale di fiducia di cui sembra godere il governo guidato da Matteo Renzi risulta consistente: ben il 66% del campione ritiene, infatti, che il governo sia in grado di far superare al Paese la lunga fase di crisi economica, mentre poco meno di un quarto è convinto che non ci riuscirà, anche se a causa della gravità della crisi e non per inadeguatezza dell'esecutivo.

Ancora più alta è la quota - oltre il 75% - di chi ritiene che il governo riuscirà, almeno in parte, a realizzare il piano di riforme annunciato. Certo è che, in un quadro complessivo di difficoltà e crisi dei consumi, le famiglie hanno ben chiare le priorità che l'esecutivo deve affrontare subito per migliorare la situazione: creazione di nuovi posti di lavoro (56,3%) e riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese (32,1%).

RECORD FALLIMENTI IMPRESE - La crisi non molla la morsa nemmeno sulle imprese. Secondo Unioncamere "in soli tre mesi ci sono stati più di 3.600 fallimenti, circa 40 al giorno, due all'ora: il 22% in più rispetto al trimestre del 2013". Salgono anche le procedure di concordato, 577 (+34,7%). L'aumento riguarda sia le società di capitali (+22,6%), sia le società di persone (+23,5%) e le imprese individuali (+25%). I più consistenti in Abruzzo, Liguria, Puglia, Umbria e Marche. In lieve controtendenza appaiono, secondo i dati Unioncamere, le aperture di procedimenti fallimentari per le imprese costituite come consorzi o cooperative, che hanno mostrato un calo di circa il 2%. Una procedura fallimentare su 4, aperta tra l’inizio di gennaio e la fine di marzo, ha riguardato aziende che operano nel commercio (+ 24% rispetto allo stesso periodo del 2013). In crescita anche i fallimenti nell’industria manifatturiera, un comparto in cui il fenomeno era in calo nel 2013.

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