Aumento Iva ed esercizio provvisorio: i grossi rischi del voto anticipato

Entro fine anno c'è da evitare lo scatto delle clausole di salvaguardia e la legge di Bilancio da consegnare: cosa potrebbe succedere, dall'ipotesi governo tecnico alla manovra anticipata

Di Maio, Conte e Salvini

La crisi di Governo aperta da Salvini, che a gran voce ha annunciato la fine del sodalizio con il Movimento 5 Stelle, avrà delle ripercussioni non soltanto sul lato politico, ma soprattutto su quello economico. Infatti, oltre al problema di organizzare le nuove elezioni, c'è da mettere al riparo i conti pubblici dal terremoto che sta per avvenire. La sfida più complicata, e che non sarebbe stata semplice neanche con un governo unito, è quella di reperire i 23 miliardi di euro necessari per scongiurare l'aumento dell'Iva a partire da gennaio 2020. L'altro incubo da evitare è quello dell'esercizio provvisorio, che scatterebbe in caso di mancata consegna nei tempi della legge di Bilancio.

Allo stato attuale delle cose le uniche strade percorribili per blindare i conti sembrano quelle di una manovra pre-voto in estate o di una legge di Bilancio in versione ridotta elaborata da un governo tecnico. Al momento si tratta soltanto di ipotesi, ma con il tempo a disposizione così “risicato”, c'è il rischio la crisi di governo e il susseguente voto anticipato faccia piombare il Paese nel caos. 

Aumento dell'Iva ed esercizio provvisorio

Come anticipato ad inizio articolo, tra le possibili conseguenze di una crisi di governo in questo momento c'è l'esercizio provvisorio. Di Cosa si tratta?  Come stabilito dall’articolo 81 della Costituzione, l'esercizio provvisorio è un periodo transitorio in cui il Consiglio dei Ministri resta in carica con poteri fortemente limitati, della durata massima di quattro mesi. In tale periodo il Governo può occuparsi soltanto della ordinaria amministrazione, con poteri notevolmente compressi e con ovvie ripercussioni negative su diversi fattori, dalla credibilità con gli investitori, fino ai prezzi della benzina e l'Iva. L'Iva appunto, l'altro flagello da evitare entro fine anno. Come abbiamo spiegato anche in altri articoli negli scorsi mesi, se nei prossimi mesi non verranno trovati 23 miliardi di euro scatteranno le temutissime clausole di salvaguardia con cui l'aliquota ordinaria salirà dal 22% al 25,2% e quella agevolata dal 10% dal 13%. Un doppio aumento che si tradurrebbe in una batosta per i contribuenti italiani, già vessati dalle tasse

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Manovra anticipata e governo tecnico

Ma come si possono evitare questi due (grossi) problemi? Anche se si andasse al voto ad ottobre e si riuscisse a formare un esecutivo entro novembre, rimarrebbero comunque una manciata di settimane per elaborare un piano di tagli per reperire i suddetti 23 miliardi di euro. Al momento un piano preciso non esiste, con il ministro dell'Economia Tria che sembrava intenzionato ad arrivare a settembre con delle nuove opzioni messe sul tavolo da Lega e M5s. Inoltre, un cambio di governo proprio durante il periodo i cui si realizza la legge di Bilancio sicuramente non renderebbe ancora più agevole la stesura di un testo così importante, in cui vengono messi nero su bianco le entrate e le uscite per il prossimo anno.

Cosa succede al reddito di cittadinanza se cade il Governo

Allora quali sono le soluzioni percorribili? Ovviamente tutto dipenderà da quando la crisi si consumerà “materialmente” in Parlamento e da quando verrà fissata la data delle prossime elezioni. Salvini aveva sollecitato nelle scorse settimana una Manovra d'agosto, strada complicata al momento, ma che potrebbe permettere di mettere a posto qualche conto. L'altra via, quella del governo tecnico, servirebbe appunto per portare avanti una legge di Bilancio che ci permetta di evitare l'aumento dell'Iva a gennaio. Ma in questo caso, la direzione intrapresa dal leader leghista non sembra contemplare questa opzione. Un'ultima “spiaggia”, sempre molto difficile, sarebbe in cui il nuovo governo riesca a mettere in campo in decreto in grado di spostare, anche di qualche mese, l'entrata in vigore dei rincari, così da avere un po' di respiro per mettere a punto una spending review più completa. Nel caso in cui le elezioni venissero spostate più in avanti, riprenderebbe corpo l'ipotesi di un esecutivo formato da tecnici, che però si ritroverebbe con non pochi limiti nelle scelte politiche da fare e con poca forza nel poter contrattare con l'Europa i margini di flessibilità sul deficit. 

Addio a tutte le promesse

Scongiurare l'aumento dell'Iva era senza dubbio la promessa più importante di questo governo che, dividendosi, può dire addio anche ad una lunga serie di misure annunciate, che probabilmente non vedranno la luce nei prossimi mesi, sicuramente non in questo mandato. Parliamo della flat tax targata Lega e del taglio al cuneo fiscale voluto dai 5 stelle, senza dimenticare il taglio dei parlamentari, che Di Maio sta provando a portare al voto prima dello scioglimento delle Camere. 

Le scadenze dell'Europa

In questo quadro ancora poco definito, l'unica cosa certa sono le scadenze dettate dall'agenda dell'Unione Europea. Il primo grande appuntamento è previsto per il 27 settembre, entro cui bisogna presentare la nota di aggiornamento del Def, poi, sempre entro quella data, bisognerebbe anche approvare l'assestamento di bilancio e il decreto Salva-conti, ha consentito all'Italia di evitare la procedura di infrazione europea. In caso di elezioni anticipate l'Europa potrebbe concedere un po' di tempo in più per presentare la bozza di bilancio, che comunque va consegnata entro metà ottobre, con la legge vera e propria che invece deve arrivare alle Camere entro il 20 ottobre. Infine, entro il 31 dicembre, va approvata la legge di Bilancio: se questa scadenza venisse mancata, scatterà l'esercizio provvisorio. 

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