Italia col freno tirato, bocciate le misure del Governo: cresce solo la disoccupazione

Tutti dati in rosso quelli delle previsioni dell'Istat che sanciscono il fallimento dell'aggancio delle ripresa: anche il reddito di cittadinanza non funziona e le maggiori spese a debito non rilanciano le spese delle famiglie che tornano ad essere "formiche". Conseguenza? Crolla il mercato del lavoro col rischio di maggiori tensioni sociali

L'economia italiana nel 2019 dovrebbe crescere solo dello 0,3%, in deciso rallentamento rispetto all'anno precedente, con una ripercussione negativa anche sul mercato del lavoro.

Queste le previsioni dell'Istat, nel report sulle prospettive per l'economia italiana. Rispetto al quadro diffuso a novembre 2018, con una stima di crescita del Pil 2019 dell'1,3%, l'attuale scenario previsivo mostra una significativa revisione al ribasso.

A preoccupare è anche il rallentamento nelle previsioni di spesa delle famiglie che godrebbe solo in misura limitata della spinta fornita dalle risorse del reddito di cittadinanza. Su tutto persa uno scenario internazionale complesso con una riduzione delle previsioni di crescita del commercio mondiale (-0,9 punti percentuali) e del Pil mondiale (-0,3 punti percentuali).

"Il dato preoccupante è quello della spesa delle famiglie, che, nonostante i 6 miliardi del reddito di cittadinanza, cresce appena dello 0,5%, in rallentamento persino rispetto alla pessima performance dell'anno precedente, quando si era registrato un +0,6%" spiega Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori.

Come spiega l'Istat infatti, in presenza di un miglioramento del potere di acquisto, l'attuale fase di incertezza porterebbe le famiglie ad assumere comportamenti precauzionali, determinando un aumento della propensione al risparmio come peraltro confermato dagli ultimi dati dell'Abi che mostrano come in Italia i depositi in conto corrente/certificati di deposito/pronti contro termine siano aumentati, ad aprile 2019, di circa 57 miliardi di euro rispetto a un anno prima (variazione pari a +3,9% su base annuale).

L'unico contributo positivo alla crescita del Pil, spiega ancora l'Istat, arriva dalla domanda interna, mentre l'export subisce un vero e proprio stop. Se le cose non vanno bene, potrebbero anche andare peggio: l'attuale scenario di previsione è infatti caratterizzato da alcuni rischi al ribasso rappresentati da una ulteriore contrazione del commercio internazionale e da un possibile peggioramento delle condizioni creditizie legato all'aumento dell'incertezza e all'evoluzione negativa degli scenari politici ed economici internazionali.

Senza lavoro aumenta la tensione sociale

Tuttavia l'effetto più preoccupante della decelerazione dei ritmi produttivi si avrà sul mercato del lavoro. L'Istat prevede infatti che se nel corso dell'anno l'occupazione rimarrà pressoché stabile, si potrà registrare un aumento del tasso di disoccupazione.

Come spiega ancora l'istat nel corso del 2018 i miglioramenti dell’occupazione si sono associati a un aumento della quota di contratti temporanei mentre nel primo trimestre 2019, il tasso di posti vacanti -ovvero posti di lavoro per i quali è in corso la ricerca di personale- è diminuito di 0,1 punti percentuali per il complesso delle attività economiche, sintesi di un decremento di 0,1 punti percentuali nell’industria e di 0,2 nei servizi.

Anche le aspettative degli imprenditori sull’occupazione per i prossimi mesi sono deboli: nei primi mesi dell’anno hanno mostrato un generale peggioramento, più accentuato nell’industria.

istat dati previsioni economiche 2019-2

"Il governo dovrebbe ammettere di aver sbagliato e tornare indietro". spiega l'economista Pietro Reichlin in un'intervista ad Adnkronos/Labitalia.

"Il Paese è in un quadro di stagnazione, la disoccupazione torna a salire, i consumi sono fermi e questo vuol dire che le misure del governo come il reddito di cittadinanza e quota 100 non hanno avuto nessun effetto".

Secondo l'economista, il governo Conte "dovrebbe innanzitutto rendersi conto che le misure come il reddito di cittadinanza, quota 100 e la finta flat tax hanno aumentato solo la spesa e i trasferimenti e non di certo i consumi come si sperava". "E, quindi, visto che anche il ministero dell'Economia li definisce provvisori, si dovrebbe prendere atto che non vanno bene e accantonarle", avverte. In questo modo, conclude, "se proprio si deve fare del deficit, lo si potrebbe utilizzare per gli investimenti e la crescita, per fare ripartire davvero il Paese".

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