Giù la Borsa, su lo spread: la guerra commerciale di Trump fa male all'Italia

L'Italia rischia di pagare un conto di oltre un miliardo per il via libera dell'organizzazione mondiale del commercio all'aumento - fino al 100% - delle tariffe di importazione dei prodotti europei deciso dagli Stati Uniti

Giornata pesante per i listini europei, che terminano gli scambi con un vero e proprio tracollo. La Borsa di Milano chiude facendo registrare un crollo del 2,87%. Lo spread, spinto al rialzo dal clima di avversione al rischio, mette a segno un incremento del 7,6% a 152,8 punti base.

Pesano le tensioni legate alla Brexit e la decisione del Wto di concedere agli Usa la possibilità di imporre dazi in Europa per la vicenda legata ad Airbus.

I dazi americani: la scelta del wto

L'importo delle sanzioni sulle merci europee non è di entità particolarmente importante, 7,5 miliardi su oltre 700 miliardi di scambi commerciali, ma a preoccupare gli operatori e a spingere le vendite nell'ultima parte di seduta sono le possibili ripercussioni della vicenda.

In una nota, il Commissario europeo Cecilia Malmström ha rilevato che nonostante l'autorizzazione del Wto, l'imposizione di sanzioni da parte degli Stati Uniti potrebbe rivelarsi controproducente. "L'applicazione di contromisure rappresenterebbe una misura miope" poiché "sia l'Europa che gli Stati Uniti sono stati riconosciuti colpevoli dal Wto per aver fornito sussidi vietati ai produttori di aerei''. Di conseguenza, tra qualche mese il Vecchio continente potrebbe essere autorizzato a fare lo stesso "e una lista preliminare di prodotti che sarebbero colpiti dalle contromisure -rimarca il Commissario- è stata pubblicata ad aprile''.

In un simile contesto di possibili guerre commerciali, sul paniere principale del listino milanese si registrano solo segni meno, con Tim maglia nera (-5,3%).

Le conseguenze dei dazi Usa: conto miliardario per Italia

L'Italia rischia di pagare un conto di oltre un miliardo per il via libera del Wto all'aumento delle tariffe all'importazioni fino al 100% del valore attuale che potrebbe colpire per circa la metà dell'import il cibo ma anche la moda, i materiali da costruzione, i metalli, le moto e la cosmetica. Tutto dipenderà da se gli Stati Uniti decideranno di mantenere le stesse priorità della black list indicata dal Dipartimento del Commercio statunitense (Ustr) e pubblicata nel Registro Federale.

È quanto emerge da una analisi della Coldiretti in riferimento al Verdetto del Wto che ha autorizzato dazi Usa nei confronti dei Paesi Europei per un ammontare di 7,5 miliardi di dollari nell'ambito della disputa nel settore aeronautico che coinvolge l'americana Boeing e l'europea Airbus.

Un importo che - riferisce la Coldiretti - è pari a 1/3 dei 21 miliardi minacciati inizialmente dagli Stati Uniti che ora devono avviare la procedura con la pubblicazione già ad ottobre nel registro Federale la nuova lista di prodotti europei da colpire con aumenti di tariffe fino al 100%.

"Se saranno mantenute le stesse priorità l'Italia potrebbe essere dopo la Francia il paese più colpito e a pagare il conto più salato rischia di essere proprio l'agroalimentare con vini, formaggi, salumi, pasta, olio extravergine di oliva, agrumi, olive, uva, marmellate, succhi di frutta, pesche e pere in scatola, acqua, superalcolici e caffè".

In pericolo sono soprattutto i formaggi per le pressioni della lobby dell'industria casearia Usa (CCFN) che ha addirittura scritto al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump per chiedere di imporre dazi alle importazioni di formaggi europei al fine di favorire l'industria del falso Made in Italy che ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni dal Wisconsin alla California fino allo Stato di New York.

Quello americano è, dopo la Germania, il secondo mercato estero per Parmigiano Reggiano e Grana Padano per i quali - rileva Coldiretti - la tassa passerebbe da 2,15 dollari a 15 dollari al kg, facendo alzare il prezzo al consumo fino a 60 dollari al kg. Ad un simile aumento corrisponderà inevitabilmente un crollo dei consumi stimato nell'80-90% del totale, secondo il Consorzio del Parmigiano Reggiano.

Ma il re dei formaggi non è il solo simbolo del Made in Italy a tavola vittima della manovra di Trump. Un altro esempio è rappresentato dalla Mozzarella di Bufala Campana Dop che negli Usa costa 41,3 euro al chilo, che salirebbe a 82,6 euro al chilo nel caso fossero applicati dazi pari al 100% del prodotto. Attualmente il dazio sulla mozzarella è di 2 euro al chilo. Per l'olio extravergine d'oliva venduto negli States il prezzo salirebbe da 12,38 euro al litro a 24,77 euro al chilo (attualmente non c'è dazio sull'olio). E pure la pasta aumenterebbe sulle tavole americane a 3,75 euro al kg rispetto agli attuali 2,75 euro al kg. Per penne e spaghetti il dazio è in media di 6 centesimi al kg.

E in pericolo c'è pure il Prosecco, il vino italiano più esportato all'estero che ha visto gli Stati Uniti - ricorda Coldiretti - diventare nel primo semestre del 2019 il principale mercato davanti alla Gran Bretagna, grazie a un aumento in valore del 41%. Il prezzo negli States volerebbe da 10-15 euro a bottiglia a 20-30 euro a bottiglia. In gioco - continua la Coldiretti - ci sono dunque settori di punta dell'agroalimentare nazionale in Usa a partire dal vino che con un valore delle esportazioni di 1,5 miliardi di euro nel 2018 è il prodotto Made in Italy più colpito, l'olio di oliva le cui esportazioni nel 2018 sono state pari a 436 milioni, la pasta con 305 milioni, formaggi con 273 milioni, secondo lo studio della Coldiretti.

''L'Unione Europea ha appoggiato gli Stati Uniti per le sanzioni alla Russia che, come ritorsione, ha posto l'embargo totale su molti prodotti agroalimentari, come i formaggi, che è costato al Made in Italy oltre un miliardo in cinque anni ed ora'' ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

''Una buona premessa al confronto sono le importanti relazioni con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha saputo costruire il premier Giuseppe Conte'', ha concluso Prandini nel sottolineare l'importanza degli incontri in Italia del segretario di Stato americano Mike Pompeo con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

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