Procedura di infrazione, di chi è la colpa: il debito pubblico spiegato bene

Il vicepremier Luigi Di Maio sostiene che la procedura d'infrazione è colpa del debito accumulato dal Pd nel 2017 e 2018. Insieme a Fabio Sabatini, professore di economia dell'Università La Sapienza vediamo se questa accusa è verificabile

Il vicepremier Luigi Di Maio

Mercoledì 5 giugno la doccia fredda per il Governo con il primo passo formale verso la bocciatura dei conti pubblici italiani da parte di Bruxelles. Ma se come abbiamo già visto la procedura di infrazione è ancora lontana, il richiamo dei Commissari europei ha ridestato la solita diatriba sullo stato dei conti pubblici con tanto di accuse reciproche sulla paternità di un debito che pesa in media su ogni italiano per oltre 38mila euro. 

Come ricorda il rapporto della Commissione il debito pubblico dell'Italia è il secondo più alto dell'Ue e uno dei più grandi del mondo. Per avere un'idea del macigno che pesa sull'economia, non basterebbe la ricchezza prodotta in Italia in un anno per ripagare i debiti dello Stato. Debiti che -messi insieme- costituiscono un fardello che ogni anno fa spendere all'Italia per interessi 65 miliardi di euro, cioè il 3,7% del Pil: per capirci è quanto lo Stato destina all'educazione. 

Con questi numeri il nostro Paese si presta così ad essere nelle mani della fiducia degli investitori che "giocano" nel mercato dei titoli di Stato: le recenti crisi dello spread dovrebbero essere un monito per tutti coloro che accusano i "guardiani del rigore dei conti e del debito".

debito pubblico effetto palla di neve-2

Di chi è la colpa di questo debito pubblico

Come dicevamo dopo la pubblicazione della lettera con i richiami della Commissione Europea che ritiene "giustificata l'apertura di una procedura di infrazione", tra i politici è iniziato uno scambio di accuse sulla responsabilità del debito. 

Il capo politico del Movimento 5 stelle e vicepremier Luigi Di Maio ha pubblicamente accusato il Partito Democratico sostenendo che la procedura d'infrazione è colpa del debito accumulato dal Pd nel 2017 e 2018. Insieme a Fabio Sabatini, professore di economia e Direttore dello European PhD Programme in Socio-Economic and Statistical Studies dell'Università La Sapienza, proviamo a vedere se questa accusa è verificabile. 

Partiamo dalla premessa. Un alto livello di indebitamento è un problema per lo Stato italiano essenzialmente per due motivi: contribuisce nel tempo ad avere una elevata spesa per interessi sottraendo risorse: costringe i governi -in assenza di crescita economica- a mantenere un saldo primario positivo per evitare un crollo della fiducia.

Durante gli anni ’80 l’Italia ha raddoppiato il peso del debito pubblico e, dal 1992 in avanti, questo valore non è mai tornato sotto il 100 percento del PIL. Come ricorda Fabio Sabatini l'accumulazione via via più incontrollata del debito inizia nel 1974, con un debito al 54,5% del Pil e si chiude nel 1994 con un rapporto debito/Pil al 124,3%.

Nella prossima figura vedremo anche un confronto con le altre economie. Come vediamo è il Giappone ad avere dinamiche ben più esplosive di debito pubblico, ma riesce a mantenere un contenuto rapporto tra la spesa per gli interessi e il Pil grazie alla sua crescita economica.

Nel 1975 governo e Banca d’Italia concordano che la Banca centrale debba garantire il successo delle aste dei titoli di Stato, stampando moneta per comprare le obbligazioni rimaste invendute. In questo modo il costo dell’aumento del debito viene scaricato sulla lira, che infatti tra il 1975 e il 1980 si svaluta del 40% rispetto al dollaro, e sui cittadini, che subiscono un prelievo "forzoso", nascosto e regressivo sotto forma di inflazione (che raggiunge il 21% nel 1980).

"Forti di tale meccanismo, i governi si indebitano pesantemente. Proprio come adesso consigliano di fare gli "economisti" di 5 stelle e Lega che auspicano il ritorno alla lira" spiega ancora Sabatini.

Nel 1981 la Banca d'Italia è costretta a intraprendere un percorso di disinflazione. ll ministro del Tesoro e il governatore della Banca d’Italia concordano il famoso “divorzio”, nell'ostilità di tutti i partiti: la banca centrale viene liberata dall’obbligo di comprare i titoli di Stato e acquisisce autonomia nelle scelte di politica monetaria.

Uno degli obiettivi del divorzio è migliorare la disciplina fiscale, visto che i governi dovranno ora confrontarsi con investitori "veri" per collocare i titoli di Stato con cui finanziare i passivi di bilancio. Per tutti gli anni 80, invece, l'Italia continua a chiudere il bilancio con saldi primari negativi, diversamente dalle altre grandi economie europee.

È in quel decennio che il debito pubblico va fuori controllo. Dal 60% del Pil nel 1980 vola al 100% nel 1990, per salire ancora oltre il 120% nel 1994.

debito pubblico spesa per interessi-2

Nel 1994 il debito pubblico italiano raggiunge per la prima volta i 124,3% del Pil. Poi -come si vede - dal 1995 l'Italia prova a riassorbire il debito accumulato e con significativi sforzi chiude in attivo 22 bilanci pubblici su 23 tra il 1995 e il 2017.

Lo sforzo consentirà al nostro Paese di entrare nell'Euro e contribuisce all'Italia di contenere la spesa per interessi grazie alla garanzia assicurata dalla moneta unica. 

Tuttavia nonostante gli avanzi primari la riduzione del debito è lenta e viene vanificata dalla grande crisi economica scoppiata con l'esplosione dei mutui subprime. La recessione abbatte il Pil di quasi dieci punti percentuali facendo schizzare il rapporto debito/Pil fin sopra il 130%.

La crisi fa emergere la grande malattia italiana, ovvero la crescita. Come ricorda il professore Sabatini negli anni di gestione allegra delle finanze, l'Italia non si è indebitata per investire nella crescita economica. "La spesa in deficit è stata largamente improduttiva e troppo spesso utilizzata per distribuire prebende a fini elettorali. Proprio come fa il governo gialloverde adesso".

Facciamoci aiutare dalla figura realizzata da "Italia dati alla mano" per capire infine  il tema dell'austerity. I Paesi con debito più basso come la Francia si sono potuti permettere deficit più elevati rispetto all’Italia e persino Paesi come il Regno Unito hanno cercato di riportare progressivamente i conti in ordine negli ultimi anni. Al contrario, il governo italiano già nel periodo 2016-2017 aveva aumentato il deficit strutturale, aumenta significativamente ancora con la manovra 2019 che ha portato ad un braccio di ferro con la Commissione.

deficit strutturale-2

Di chi è quindi la colpa del debito italiano? 

Il maggior stock di debito pubblico si è accumulato tra il 1974 al 1995: chi era quindi al governo in quegli anni? 

Nell'ordine:

  • elezioni politiche il 7-8 maggio 1972 da cui ha origine la VI Legislatura (25 maggio 1972 - 1 maggio 1976)

Governo Moro V
Governo Moro IV
Governo Rumor V
Governo Rumor IV
Governo Andreotti II

  • elezioni politiche il 20-21 giugno 1976 da cui ha origine la VII Legislatura (5 luglio 1976 - 2 aprile 1979)

Governo Andreotti V
Governo Andreotti IV
Governo Andreotti III

  • elezioni politiche il 3 giugno 1979 da cui ha origine la VIII Legislatura (20 giugno 1979 - 4 maggio 1983)

Governo Fanfani V
Governo Spadolini II
Governo Spadolini
​Governo Forlani
Governo Cossiga II
Governo Cossiga

  • elezioni politiche il 26 giugno 1983 da cui ha origine la IX Legislatura (12 luglio 1983 - 28 aprile 1987)

Governo Fanfani VI
Governo Craxi II
Governo Craxi

  • elezioni politiche il 14 giugno 1987 da cui ha origine la X Legislatura (2 luglio 1987 - 2 febbraio 1992) 

Governo Andreotti VII
Governo Andreotti VI
Governo De Mita
Governo Goria

  • elezioni politiche il 4 aprile 1992 da cui ha origine la XI Legislatura (23 aprile 1992 - 16 gennaio 1994)

Governo Ciampi
Governo Amato

  • elezioni politiche il 27 marzo 1994 da cui ha origine la XII Legislatura (15 aprile 1994 - 16 febbraio 1996)

Governo Dini
Governo Berlusconi

  • elezioni politiche il 21 aprile 1996  da cui ha origine la XIII Legislatura (9 maggio 1996 - 9 marzo 2001)

Governo Amato II
Governo D'Alema II
Governo D'Alema
Governo Prodi

Ora la procedura d'infrazione di cui per ora è stata "avvisata" l'Italia sanziona proprio la deviazione da quel sentiero di aggiustamento dei conti pubblici, con tutti i rischi che ne concernono. 

Debito pubblico, spread e conseguenze dell'Euro

Nota a margine: Claudio Borghi, presidente della commissione bilancio e responsabile economico della Lega, ha spiegato a Piazza Pulita, che uscendo dall'euro non avremmo più lo spread. Non è vero.

Lo spread è connaturato al debito pubblico i cui titoli sono venduti a un certo prezzo con la promessa di rimborsarli a una data scadenza a chi li ha comprati. Gli acquirenti sono banche, fondi e risparmiatori grandi e piccoli, come noi. Perché qualcuno dovrebbe prestare dei soldi all’Italia? Perché l’Italia promette di restituirglieli con gli interessi. Tali interessi costituiscono il "rendimento" del titolo.

Il rendimento è un "premio per il rischio". Gli investimenti più sicuri hanno un basso premio per il rischio. Gli investimenti più rischiosi garantiscono un rendimento più alto.

"Se sei uno Stato e vuoi convincere qualcuno a prestarti i suoi soldi, dovrai offrire un certo rendimento in cambio - spiega ancora Sabatini. se secondo chi investe c’è il rischio che tu non restituisca i soldi, allora per convincerli dovrai offrire un rendimento più alto"

La Germania è il paese con le finanze pubbliche più solide d'Europa, quindi il rendimento dei suoi titoli viene usato come termine di paragone: più un paese è percepito "a rischio", più sale la differenza tra il rendimento dei suoi titoli di stato e quello dei paesi poco o per nulla rischiosi, come la Germania.

Quindi lo spread è soltatno un indicatore che risulta naturalmente dalle interazioni di mercato, ed esisterebbe anche con la lira. Se del piano dell'Italexit avevamo già parlato, urge solo ricordare che le conseguenze di un abbandono unilaterale dell'unione monetaria sarebbero devastanti, in termini di fallimenti a catena delle banche, delle imprese e anche della pubblica amministrazione.

Minibot, un passo (pericoloso) verso l'uscita dell'Italia dall'euro

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